Gli effetti del Coronavirus sull’ambiente

La Pandemia ha trascinato più di 190 Paesi del mondo in duro e vigile lockdown, limitando gli spostamenti delle persone e fermando le abitudini che fino a poco tempo prima avevano caratterizzato la vita di tutti i giorni. Il commercio globale è stato interrotto, le compagnie aeree hanno cancellato gran parte dei loro voli e uffici e aziende sono stati sostituiti dai salotti e camere delle abitazioni. La pandemia ha sicuramente danneggiato sanità (anche mentale) e l’economia globale. In questa situazione, ambiente e natura, seppur limitati effetti positivi, sono stati anch’essi duramente colpiti dal virus, alimentando problemi negli oceani e ritardando nuovamente l’attenzione ad un problema così distruttivo, solamente a discapito nostro. 

Lo studio pubblicato su Scientific Reports, “Differential impact of government lockdown policies on reducing air pollution levels and related mortality in Europe”, guidato da un team di ricercatori internazionale, ha dimostrato come la pandemia e il lockdown abbiano effettivamente migliorato la qualità dell’aria in Europa: “I risultati confermano le stime precedenti, secondo cui la diminuzione dell’inquinamento si è tradotta in centinaia di decessi evitati in tutte le città”, dichiara lo studio, il quale ha affermato che 47 grandi città europee hanno visto una diminuzione dei principali inquinanti normativi. Il tasso di mortalità legato all’inquinamento aereo è diminuito, salvando, principalmente nelle città di Parigi, Londra, Barcellona e Milano, più di 800 decessi legati a questo miglioramento. 

D’altro canto, il mondo marino non ha visto gli stessi risultati dell’aria. Nonostante i minori traffici commerciali negli oceani, già solo nei primi sei mesi di pandemia l’incremento dei rifiuti di plastica legati al Covid-19 è aumentato esponenzialmente. Hong Kong, Francia, Stati Uniti; tante associazioni ambientaliste hanno documentato nella maggior parte dei Paesi del mondo un aumento eccessivo di mascherine, visiere e guanti, gettate in acqua o sulle spiagge. Il timore, condiviso da tutti gli ambientalisti e attivisti, è che l’aumento dei rifiuti di plastica difficilmente riciclabili possa ulteriormente compromettere una situazione già critica (articolo: “Un mondo di plastica”). 

La pandemia ha colpito come un fulmine le vite di chiunque, chiedendo un immediato supporto governativo al fine di trattenere il più possibile i danni economici e sanitari che il Covid ha portato con sé. Tutta l’attenzione – quasi inevitabilmente – si è spostata sul virus, alla ricerca di una cura o vaccino e mantenere il controllo popolare tra lockdown e riaperture. Questo quadro ha nuovamente ritardato l’attenzione sul problema ambientale, dell’inquinamento e della plastica: la COP26, la riunione ONU dell’ottobre 2021 per il clima, ha mostrato una inefficienza governativa nel prendere decisioni chiare, impegni concreti e azioni efficaci per raggiungere un qualche minimo successo. La pandemia non ha quindi fatto altro che peggiorare una situazione già disastrosa, porre in secondo piano la crisi ambientale senza provare a limitare in alcun modo i danni della pandemia. 

Ogni Stato sviluppato ed economicamente (abbastanza) stabile, di fronte al Covid-19, non ha fatto altro che aumentare il proprio protezionismo socio-economico, interessarsi sempre più alla risoluzione e alla ricerca individuale del problema pandemico, ignorando una possibile collaborazione globale. USA, Cina, Gran Bretagna, Francia e la stessa Italia, seppur duramente colpite dalla pandemia, non hanno nulla a che vedere con ciò che sta accadendo in altri continenti: Paesi africani e asiatici, ogni giorno, vengono massacrati da guerre, colpi di Stato e violenze mafiose all’interno dei propri territori. Con il virus e il conseguente peggioramento dell’inquinamento ambientale, cicloni, inondazioni, innalzamento dei mari provocano quotidianamente migliaia e migliaia di morti, impotenti ed esclusi di fronte alla maniacale necessità dei grandi Stati di ribellarsi al loro fanatismo economico e monetario. 

 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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