La Francia si illumina grazie ai batteri

L’uomo, fino a pochi decenni fa, era costretto a rispettare il ciclo di illuminazione dettato dal sorgere – e dal tramontare – del sole. Tuttavia, da quando è stata accesa la prima lampadina, nel 1879, l’essere umano ha potuto rendere luminosa anche la notte, ha potuto iniziare a vedere nitidamente, lavorare e viaggiare anche nelle ore in cui il sole non splendeva. Ad oggi, però, questa illuminazione artificiale sta portando a non pochi danni, sia all’uomo che alle specie animali.

L’esposizione alla luce naturale, a lungo andare, può portare ad uno sbilanciamento degli equilibri vitali della persona. Questo avviene soprattutto a riguardo dei cicli del sonno. Nelle società preindustriali, come per esempio nelle tribù che vivono in Tanzania o in Bolivia, il ciclo naturale di luce e oscurità non viene perfettamente rispettato: dopo il tramonto donne e uomini, tendenzialmente, si trovano davanti ad un fuoco per socializzare e parlare prima di coricarsi. Tuttavia, i loro ritmi del sonno sono quasi del tutto dettati dal sorgere e dal tramontare del sole; mentre nelle grandi città questo non accade. La luce artificiale e la sovra-illuminazione stanno spostando l’orologio biologico degli uomini che abitano nei centri urbani, portando tali persone ad avere un ciclo del sonno irregolare e del tutto insufficiente. L’esposizione a lampioni, lampadine, luci blu dei vari schermi che tutti noi guardiamo quotidianamente, contribuiscono alla formazione di nuove problematiche legate all’insufficienza di sonno. Nelle tribù della Tanzania, secondo un sondaggio condotto dalla BBC, quasi il 100% della popolazione è altamente soddisfatta della quantità e qualità del proprio sonno. Nei paesi industrializzati si è molto lontani da questa “soddisfazione”. Solo in Italia vi sono 12 milioni persone che soffrono di disturbi legati al sonno e, secondo alcuni dati provenienti dall’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno, circa un adulto su quattro soffre di insonnia cronica o transitoria. 

La luce non attiva unicamente il senso della vista, ma colpisce anche molti altri sistemi corporei: la luce mattutina ci permette di far avanzare il nostro “orologio interno“ e così anche quella notturna artificiale, ritardando la nostra percezione di stanchezza e andando a sopprimere quasi del tutto l’ormone della melatonina. Questo ormone è incaricato di “avvisare” il resto del corpo sul fatto che il sole sia tramontato e sia giunta la notte, facilitando anche l’arrivo della sensazione di assopimento. La luce, però, aumenta la vigilanza e ritarda, come dicevamo prima, il ciclo del sonno. Su questi principi si basa, per esempio il concetto di casinò. All’interno di questi luoghi non vi sono finestre e la luce solare non entra praticamente mai. Questo porta il giocatore a non rendersi conto di quanto tempo sta passando all’interno della struttura e in più le luci dei giochi e dei tavoli rispettano alcune frequenze in grado di mantenere i clienti svegli e vigli, in modo che possano giocare per più ore possibili. Anche le discoteche utilizzano un certo tipo di luce per permettere ai clienti di sentire meno la stanchezza. Normalmente, le luci che si trovano nelle discoteche sono di colore blu e, secondo uno studio condotto da “Plos One”, la luce di questo colore ha, sull’essere umano, un effetto identico a quello del caffè. Per alcuni, dormire meno significa essere più produttivi, per altri significa non avere abbastanza energie per essere concentrati e vivere pienamente una giornata.

A fronte di tutte le problematiche causate dall’esposizione alla luce artificiale durante le ore notturne, in una cittadina francese di nome Rambouillet, si è cercato di illuminare una sala d’attesa di un centro vaccinale con alcuni batteri bioluminescenti. Molti esseri viventi hanno la capacità di illuminarsi ed emettere luce, alcuni lo fanno per intimorire, altri per motivi di sopravvivenza e altri ancora – come le lucciole – per attirare a sé i compagni. Il bagliore del Aliivibrio fischeri, il batterio che ha illuminato la sala d’attesa, è di colore blu turchese e viene prodotto tramite alcuni processi chimici interni all’organismo che fanno parte del suo metabolismo. Come sono riusciti ad illuminare una stanza? Questi esseri sono stati posti all’interno di tubi e immersi nell’acqua salata alla quale sono stati aggiunti diversi nutrienti e dell’ossigeno. Per spegnere queste luci viventi, basta bloccare l’invio dell’aria, così da andare a creare un ambiente anaerobico in cui il batterio non andrà a produrre luce. 

Non è la prima volta che l’uomo utilizza la bioluminescenza per riuscire a vedere in luoghi bui: nelle miniere di carbone, per esempio, gli operai scendevano nei tunnel tenendo in mano barattoli pieni di lucciole, in quanto sarebbe stato molto pericoloso portare una candela in luogo altamente infiammabile. Un altro caso documentato è quello secondo cui diverse tribù utilizzano alcuni funghi luminosi per dare luce alle fitte giungle. Pur essendo una tecnica in precedenza sperimentata, Rambouillet è il primo esperimento di questo calibro. Tale progetto è seguito da un’azienda di nome Glowee, la quale sta portando avanti diverse iniziative simili anche in altri Paesi. Tale azienda ha infatti affermato di avere trattative con quaranta città in tutta Europa per sviluppare progetti simili a quelli stanno prendendo piede in Francia.

La luce proveniente dai batteri non è ancora abbastanza forte per illuminare strade e luoghi pubblici ma si stanno facendo diversi passi avanti e si stanno risolvendo diverse problematiche che ostacolano la creazione di città illuminate da luce biologica. Questo che abbiamo appena descritto è forse l’esempio più lampante del fatto che l’avanzamento tecnologico deve andare di pari passo con il rispetto per la natura. Il mondo ci può fornire ciò di cui abbiamo bisogno per vivere senza rinunciare alle comodità che l’evoluzione ci ha permesso di ottenere. Il mondo e la natura ci possono fornire ciò che ci serve per sopravvivere e non solo, possono anche illuminare le nostre strade e le nostre città andando così a creare un mondo in cui “artificiale” e “naturale” possano finalmente convivere.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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