L’aumento degli incendi a causa del cambiamento climatico

Inquinamento, alluvioni, cicloni, l’invasione della plastica sono molti aspetti che riguardano l’ampio problema del cambiamento climatico. Quello degli incendi viene molto spesso messo da parte o non vengono considerati i gravi danni che questi portano alle popolazioni locali o all’economia globale. California, Artico, Sardegna, Australia; tutto il mondo è attraversato da costanti incendi che vanno a colpire flora e fauna dei territori e mettono in pericolo la sopravvivenza futura della probabilmente irrecuperabile razza umana. 

Gli incendi boschivi sono un problema destinato a complicarsi e aggravarsi nei prossimi anni. Solo in Europa, dal 2000 al 2017, ha distrutto 8,5 milioni di ettari, tolto la vita a 611 persone e con una perdita economica di più di 54 miliardi di dollari. La costante crescita delle temperature globali, con variazioni dei modelli di precipitazione, aumenta esponenzialmente il rischio di eventi meteorologici estremi come siccità, ondate di calore e, soprattutto, incendi. Se solo nel Vecchio Continente il valore dei danni è così elevato, possiamo solo immaginare i gravi problemi che questo fenomeno sta portando a zone altamente a rischio, territori che di norma hanno temperature già sopra la media, tra cui California e Australia. 

Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite ha affermato come incendi estremi siano destinati a diventare sempre più frequenti, soprattutto per zone che fino ad ora non erano incluse nelle zone a rischio, per esempio l’Artico. Gli scienziati hanno mostrato come i grandi incendi degli ultimi anni siano risultati molto più caldi e molto più duraturi, in particolare in quelle zone fragili e a rischio incendi. Lo studio ha evidenziato un aumento fino al 14% degli incendi estremi entro il 2030, con la possibilità di raggiungere anche il 30% entro il 2050 e il 50% alla fine del secolo. “L’incendio di torba nell’Artico si sta diffondendo a centimetri all’ora. Non è necessariamente un inferno furioso, ma è insolito e si diffonde su aree immense perché non c’è nessuno che possa fare qualcosa al riguardo”, ha dichiarato il dottor. Andrew Sullivan all’Organizzazione per la ricerca scientifica e industriale del Commonwealth (CSIRO). E anche se il preparatorio fa solo proiezioni su eventi estremi, gli autori ritengono che anche i minori incendi aumenteranno con i cambiamenti climatici, con l’uso del suolo e l’aumento incessante della popolazione, provocando implicazioni significative per il clima poiché la combustione extra aumenterà la quantità di carbonio emessa nell’atmosfera. 

La “Black Summer” (“estate nera”) è stato uno dei disastri ambientali più devastanti degli ultimi secoli, avvenuto tra il settembre 2019 e il febbraio 2020 in Australia. Le fiamme hanno coinvolto una superficie di circa 85 mila chilometri quadrati di foreste e dieci mila chilometri quadrati di altre aree, una superficie paragonabile all’intero Portogallo. La cause di questo disastro e la sua inusuale devastazione è stato il fenomeno chiamato “Indian Ocean Dipole” (IOD), ovvero l’oscillazione irregolare delle temperature tra la parte orientale e occidentale dell’Oceano Indiano: innalzamento delle temperature della superficie marittima, aumento delle precipitazioni nella zona occidentale e il raffreddamento delle acque nella parte orientale hanno portato ad una estrema siccità, aggravata dal ritardo della stagione dei monsoni. Il picco delle temperature è stato raggiunto a dicembre 2019, quando l’ondata di caldo ha portato molte zone del Paese oltre i quaranta gradi Celsius. 

Gli esperti, infine, sottolineano le conseguenze economiche di questi incendi: solo negli USA, questi hanno causano un danno economico compreso tra i 63 e 307 miliardi di euro. Il costo di questi gravi incendi è, però, nettamente superiore all’investimento nella prevenzione: la maggior parte dei governi ha investito in maniera errata tali impieghi, tentando per lo più di combatterli immediatamente piuttosto che pianificare strategie a lungo termine. L’Unep (United Nations Environment Programme) ha richiesto che tali investimenti vengano, nel giro di pochi anni, almeno quintuplicati, diminuendo il rischio, lavorando con le comunità locali e aumentando l’impegno globale per combattere il cambiamento climatico. 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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