Le conseguenze dell’eruzione vulcanica di Tonga

Il 15 gennaio 2022, il vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai ha eruttato per otto minuti, seppellendo le isole circostanti con una pioggia di cenere e portando ad uno scenario emergenziale addirittura per tutte le isole e coste del Pacifico. La colonna eruttiva, alta dai 18 ai 20 chilometri, ha ricoperto di polveri e resti spiagge, infrastrutture e abitazioni, causando tre vittime e decine di migliaia di sfollati in tutto l’arcipelago circostante. 

 

I ricercatori della Nasa hanno rilasciato dopo pochi giorni la stima della potenza eruttiva del vulcano sottomarino: “La forza esplosiva è stata 500 volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima”, arrivando a circa 10 megaton di equivalente in TNT. Gli esperti parlano della “peggiore eruzione vulcanica degli ultimi trent’anni” avvenuta sull’intero pianeta, le cui scosse e onde acustiche sono state registrate addirittura sull’Etna e in Alaska, a novemila chilometri di distanza.

Già nel 2009 e nel 2014 il vulcano di Tonga ha riempito di getti caldi di magma e vapore acqueo le onde dell’Oceano circostante; eruzioni che, in confronto a quella di qualche giorno fa, sono estremamente inferiori: secondo uno studio del professore di Scienze dell’Università di Auckland, Shane Cronin, fuoriuscite così tanto esplosive interessano il vulcano una volta ogni mille anni. L’acqua è stata determinante nel produrre detonazioni tanto elevate: quando il magma entra velocemente nel mare, il contatto diretto con quest’ultimo provoca una serie di esplosioni a catena, rendendo lo scenario ancora più catastrofico. 

 

Le conseguenze sono state drammatiche, non solo per gli abitanti delle isole, ma anche per i danni economici che l’eruzione ha comportato. La rottura di importanti cavi di connettività digitale sottomarina – che collega Tonga alle isole Figi e copre il 99% delle trasmissioni – ha messo Internet fuori uso, rendendo impossibile le comunicazioni se non tramite l’utilizzo di telefoni satellitari. I guasti individuati sono vicini al vulcano ed è quindi impraticabile la riparazione per almeno un mese, portando il territorio a rimanere isolato per un lungo periodo di tempo. 

Anche le “nuvole di cenere” sprigionate dal vulcano e la spessa coltre di polvere depositata a terra, ha ostacolato l’arrivo di voli civili e soccorsi nell’Aeroporto Internazionale di Fua’Amotu, reso di nuovo operativo dopo giorni di duro lavoro da parte dei cittadini locali. 

Infine, altro scenario preoccupante porta in gioco il problema del Covid-19. Tonga, che dall’inizio della pandemia ha registrato un solo contagio, potrebbe ora “importare” il virus dai soccorritori giunti sulle isole per aiutare i locali, provenienti principalmente da Austria e Nuova Zelanda: “uno tsunami di Covid può colpire Tonga”, ha così affermato il diplomatico tongano a Canberra, Curtis Tuihalangingie.  

 

Il dramma peggiore, però, è sotto il punto di vista ambientale. Le forti onde legate all’eruzione vulcanica hanno colpito una petroliera della raffineria La Pampilla, la quale ha riversato, secondo il ministro dell’Ambiente Ruben Ramirez, 12.000 barili di petrolio nel Pacifico. 

È un vero e proprio disastro ecologico, in cui 180 ettari di costa e 713 ettari di area marittima sono stati contaminati, portando alla morte di migliaia di pesci e uccelli marini e alla perdita di lavoro di centinaia di pescatori della zona. 

 

L’eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, se potevamo pensare ad un possibile risvolto “positivo” della tragedia, non riuscirà però a modificare la situazione climatica globale. Nonostante la colonna eruttiva sia riuscita a superare la troposfera (permettendo così alle ceneri di non essere dilavate dalle precipitazioni), la minima quantità di anidride solforosa (SO2) non ha permesso la produzione di acido solforico, il quale sarebbe stato in grado di riflettere la radiazione solare e abbassare le temperature di qualche grado. Vedremo quindi, oltre ad un aumento delle ceneri nell’aria e a danni ambientali nelle coste peruviane, un minimo abbassamento della temperatura solo nelle zone circostanti il vulcano, non permettendo così un miglioramento climatico a livello mondiale.  

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Arienti Stefano

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