Le miniere di carbone salvano l’Inghilterra

Nell’inverno del 1952, Londra fu investita da una nebbia incredibilmente tossica, data dall’abuso delle miniere di carbone. Questa risorsa energetica alimentava gran parte del Regno Unito in quegli anni, la Nazione basava la sua economia e sussistenza proprio sull’estrazione e l’utilizzo di questo combustibile fossile. Secondo alcune testimonianze, durante il dicembre di quell’anno, la popolazione londinese dovette convivere con una nebbia tossica che diminuì la visibilità e causò diversi problemi respiratori, secondo un aneddoto in quel periodo non si riusciva a vedere nitidamente il marciapiede dall’altra parte della strada. Oggi, settant’anni dopo, un quarto della popolazione britannica vive sopra le antiche miniere di carbone le quali, col tempo, si sono riempite d’acqua. Tale dinamica naturale, se sfruttata in maniera intelligente, potrebbe avere dei risvolti molto positivi: si potrebbe riuscire a dotare una buona parte delle abitazioni inglesi di un sistema di riscaldamento quasi del tutto privo di impatti sull’ambiente. 

L’acqua che si trova all’interno dei “campi di carbone”, grazie a dei complessi processi geologici naturali, può raggiungere la superficie e le case ad una temperatura media di 15°C. Con l’aiuto di una pompa di calore elettrica, però, si può far arrivare l’acqua a temperature molto più elevate e più adatte a riscaldare un’abitazione o a fornire acqua calda alla popolazione inglese. I geologi del UK Coal Authority, corpo governativo responsabile dei pozzi in disuso della Nazione, hanno stimato che nelle antiche miniere inglesi si trovino circa 2 miliardi di metri cubi di acqua naturalmente calda, equivalenti a circa un quarto del volume del Lago di Loch Ness. Questa risorsa idrica è quasi del tutto inutilizzata pur essendo una delle opzioni ecologicamente più convenienti per abbassare i consumi di carbonio dell’Inghilterra: più di un quarto delle case di tutta la Gran Bretagna, entro dieci anni, potrebbero essere riscaldate con metodi che escludono l’utilizzo di carbonio e che andrebbero a gravare in misura minore sul benessere dell’ambiente.

Per uno Stato, come il Regno Unito, che si è impegnato a bloccare le emissioni nette di gas serra entro il 2050, questa nuova scoperta potrebbe divenire un efficace ed eccellente primo passo verso la meta stabilita. La Coal Authority, in questi anni, sta sperimentando l’efficienza e la fattibilità di questa nuova tipologia di riscaldamento a base idrica. Nella cittadina di Seaham, nella contea di Durham, ex-sede di una miniera di carbone, oggi ospita un impianto di trattamento che pompa ogni anno milioni di litri di acqua per motivi ecologici. Riadattando questo complesso sistema e collegandolo alle abitazioni dei cittadini, si è effettivamente dimostrato come l’acqua proveniente dalle miniere possa essere utilizzata per tenere le case calde d’inverno e, in più, data la temperatura mite dell’acqua, le abitazioni durante le stagioni calde mantengono una temperatura piacevolmente fresca. Questa innovazione non solo potrebbe permettere all’Inghilterra di ridurre le emissioni di carbonio ma potrebbe andare a diminuire le spese del riscaldamento, circa, del 10%. In più, un sistema come quello che è stato progettato richiede controllo e manutenzione e quindi si andrebbero a creare molti posti di lavoro e nuovi investimenti.

Un’iniziativa simile è stata accolta anche nei Paesi Bassi, in particolar modo nella cittadina di Heerlen. Questa città fondava la propria economia e la propria sussistenza sull’estrazione e la vendita di carbone, tuttavia, con la chiusura delle miniere dovette riadattarsi ad un nuovo tipo di mercato. Le fabbriche e i campi carbone rimasero parte integrante del panorama, non vennero smantellati e nel 2008 alcuni esperti di geotermia olandesi hanno avviato un piano di riadattamento di questi luoghi, cercando di utilizzare l’acqua presente nelle miniere per andare a fornire riscaldamento e raffreddamento a basso impatto a centinaia di case e abitazioni. Ad oggi, sono collegate 500 case e strutture commerciali alla rete di teleriscaldamento della città: questa operazione ha permesso alla cittadina di Heerlen di ridurre di più della metà le emissioni di carbonio e gas serra. La compagnia responsabile di tale operazione, la “Mijnwater BV”, in questi anni ha avviato anche altri programmi di decarbonizzazione, basati sull’utilizzo di risorse solari ed eoliche con il fine di andare ad alimentare le pompe di calore elettriche che si utilizzano per riscaldare l’acqua presente in queste falde artificiali.

Gli errori commessi in passato possono essere utilizzati per assicurarci un futuro nuovo e pulito. Nel 1952, a causa dell’inquinamento atmosferico, Londra era oscurata da una fitta nebbia altamente tossica, mentre oggi, settant’anni dopo, le strutture che portarono a quel disastro ambientale potrebbero assicurare un futuro privo di emissioni di gas serra e un minor consumo di carbonio. 

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Arienti Stefano

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