In viaggio verso l’uomo: Erwitt al Diocesano

Dal 27 maggio al 16 ottobre, a cura di Biba Giacchetti, una retrospettiva di Elliott Erwitt. L’esposizione è stata organizzata dal Museo Diocesano in collaborazione con SudEst57, col patrocinio del Comune di Milano, ed è sponsorizzata da Crédit Agricole e media partner IGPDecaux.

L’esposizione consta di 100 scatti, sia in bianco e nero che a colori, e copre sostanzialmente tutta la carriera del fotografo americano e, con essa, offre uno spaccato piuttosto esauriente della storia di buona parte del secolo Novecento. Elliott Erwitt ha infatti documentato con il suo lavoro eventi significativi e momenti quotidiani di persone importanti, ma anche di gente comune, dei paesi di mezzo mondo. I suoi viaggi spaziavano infatti per tutta Europa, dalla Spagna alla Polonia, dalla Francia all’Italia, ma anche negli altri continenti, per arrivare fino alla Russia e al Giappone, oltre, naturalmente, alla sua terra natale. Senza dubbio le sue fotografie hanno contribuito ad eternare figure di spicco della storia del secolo passato, e non solo personaggi storici per il loro ruolo politico, come, ad esempio, Kruscev e Nixon oppure Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara, ma anche personaggi famosi perché, anche grazie alle fotografie di Erwitt, sono diventati modelli di costume e riferimenti iconografici anche per altri artisti; è il caso, soprattutto, di Marilyn Monroe, che ha saputo ritrarre in tutto il suo fascino conturbante e sofferente allo stesso tempo.

Ciò che potrebbe capitare alla vista delle fotografie di Elliott Erwitt, in cui egli ritrae persone comuni, è una piacevole sensazione di familiarità. Tantissimi dei suoi scatti sono infatti diventati patrimonio iconografico comune, talmente noti da non essere necessaria la conoscenza dell’autore. È un fenomeno che capita con i grandissimi lavori artistici di tutti i tempi, come quelli di Leonardo o di Michelangelo. Si sta parlando delle fotografie in cui l’autore sceglie di ritrarre momenti di una semplicità talmente quotidiana da diventare, appunto, paradigmatica e fondativa perché quelle fotografie toccano le fondamenta delle nostre relazioni più decisive: quelle tra genitori e figli. Gli scatti in cui Erwitt dà spazio a questo atavico e sempre problematico rapporto, seppur nella tenerezza del suo tocco, sono, a volte per la scelta compositiva, altre per la singolarità della scena, altre ancora per gli sguardi dei soggetti, indimenticabili momenti perché sempre in qualche modo legati all’esperienza di ciascuno, e, dunque, evocativi di eventi che hanno suscitato e, per la loro forza, continuano ad evocare i nostri personali momenti, che abbiamo vissuto a nostra volta con i nostri genitori o con i nostri figli.

Forse il suo segreto è proprio questo: la capacità di creare intimità, che, in effetti è un po’, si potrebbe dire, il suo marchio di fabbrica. Si può, infatti, ritrovare quella stessa capacità attrattiva di cui si è detto. Lo si capisce bene davanti alla foto di Jackie Kennedy durante il funerale del marito, ma anche nelle numerose scene romantiche nelle quali Erwitt riesce sempre a far trasparire anche il lato meno facile del rapporto d’amore. Qualcosa di simile accade anche nelle foto di persone ritratte con i propri animali domestici, soprattutto cani, in cui l’americano sembra voler ritrarre un doppio in cui si specchia la fuggevolezza della natura umana. L’altro soggetto in cui, forse più che in tutti gli altri, si coglie la capacità di comprensione della natura umana di Erwitt sono i bambini; ritratti in tutti gli atteggiamenti, felici o tristi, lamentosi o fieri, in essi traspare sempre la semplicità, ma anche la profondità di chi, in qualche misterioso modo, ha già avuto modo di vivere la drammaticità dell’esistenza e sta cercando, inconsapevolmente, attraverso il lavoro dell’artista, di farcene cogliere gli spunti forti e commoventi. Forse il segreto di Erwitt sta proprio nella sua capacità di farsi catturare dall’umanità che lo circonda e dal conseguente tentativo di catturarne un’immagine per permettere a tutti di vederne ulteriori e più coinvolgenti sfaccettature nella propria esistenza.

 

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Arienti Stefano

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