Burundi: lo Stato più povero del mondo

Piccolo e senza sbocchi sul mare, il Burundi è ad oggi il paese più povero del mondo ed occupa da più di sessant’anni gli ultimi posti delle classifiche stilate dalla Banca Mondiale e dal FMI sul livello di povertà e insoddisfazione popolare. La crisi politica e umanitaria cominciata nel lontano 1993 – affiancata al genocidio della minoranza tutsi nel paese gemello, il Ruanda -, subì un’ulteriore spinta con l’ascesa di uno tra i più sanguinari signori della guerra burundese e attore della precedente guerra civile, Pierre Nkurunziza. Di fianco, la dipendenza dal settore agricolo, ovviamente inefficiente, traghetta ogni anno lo Stato verso una sempre più forte crisi economica, caratterizzata da assenti segnali di ripresa. Carestia, fame e infelicità accompagnano la popolazione locale da decenni, costretta a vivere in una situazione lontana dall’essere definita “di sopravvivenza”. 

Oltre 1200 morti tra il 2015 e il 2017, frodi e irregolarità nelle elezioni presidenziali, gravi violazioni dei diritti umani connesse alle elezioni del 2020, corruzione e flussi finanziari illeciti, imboscate e attentati. Questo contesto ha accompagnato il Burundi negli ultimi anni, assieme al regime del terrore messo in atto da Pierre Nkurunziza. L’ex insegnante di ginnastica è sempre stato nutrito, fino alla sua morte nel giugno 2020, da una fervente necessità di imposizione dell’ideologia HutuPower, la quale prevede la creazione di uno Stato monoetnico (Hutu) tramite l’eliminazione di tutta la popolazione tutsi, etnia perseguitata da anni e protagonista del genocidio in Ruanda nel 1994. La morte di Nkurunziza ha portato all’ascesa di due militari estremisti, i quali seguirono la linea politica, razzista e violenta del loro predecessore: il Generale Neva e il Maresciallo Bunyoni, entrambi indagati, a causa della loro ideologia, presso la Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. I due generali, nonostante provino ad indossare l’abito democatico per riaprire i canali di finanziamenti dall’Unione Europea (per ovvi motivi interrotti dal 2016), continuano a mantenere in vita un regime razziale che gli assicura entrate milionarie grazie ai traffici di oro dal Congo. 

La popolazione, però, continua a morire di fame. Quasi il 75% della nazione (10,8 milioni di abitanti) vive al di sotto della soglia di povertà, all’interno di un sistema economico in lentissima ripresa. Lo Stato dipende dal settore agricolo, che impiega l’80% dei cittadini in terre praticamente divenute incoltivabili e rende sempre più alta la povertà nelle zone rurali. Infatti, nonostante l’alta percentuale della popolazione lavorativa, il settore agricolo soffre di una bassa produttività, contribuendo al solo 40% del PIL. 

Assenza di elettricità. Inquinamento. Aspettativa di vita media nel 2012 ferma a soli 49 anni. Poche parole e tante immagini quelle che il famoso youtuber e viaggiatore turco Ruhi Çenet ha portato nel suo ultimo video, poco più di due settimane fa, nel quale lo si vede viaggiare per le povere terre del Burundi. Giovani ragazzi sorridono vedendo il cielo scurirsi, aspettando la pioggia come unico modo possibile per lavarsi. Otto bambini, come mostra Çenet, sono costretti a vivere l’uno ammassato sull’altro in una sola stanza, con materassi presi direttamente dalla spazzatura. Il padre, sicuramente tra i più fortunati da potersi permettere un tetto sopra la testa, riesce a malapena a guadagnare 15 dollari al mese, con i figli non ancora in grado di andare a lavorare, costretti per ora a recarsi nei centri abitati più vicini a rubare i rifiuti dei negozi. Chi possiede una bicicletta è visto come un professionista, una classe sociale agiata: costoro hanno il compito di portare ai mercanti ciò che viene prodotto nelle campagne, pedalando per nove ore consecutive dalla periferia al centro, la maggior parte delle volte a piedi nudi. 

Un governo falso e corrotto. Un sistema internazionale inefficace e cieco. Come tanti Paesi già analizzati, il Burundi si aggiunge alla già lunga lista di Stati con una necessità immediata di aiuto, praticamente sull’orlo del baratro.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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