Elon Musk eleva la libertà d’espressione con l’acquisizione di Twitter

44 miliardi di dollari. È l’offerta shock che meno di due settimane fa l’uomo più ricco del pianeta e CEO dell’azienda automobilistica Tesla, Elon Musk, ha offerto al consiglio di amministrazione della piattaforma di “microblogging” Twitter per la sua acquisizione. Nonostante un’iniziale rinuncia all’accordo, pochi giorni dopo il vento è cambiato e il servizio di San Francisco ha aperto le porte all’uomo (economicamente) più potente del pianeta. Cosa farà Elon Musk della piattaforma? Difficile dare una risposta immediata, soprattutto quando si ha di fronte una delle menti e personaggi più imprevedibili che il mondo abbia mai conosciuto, un leader abituato a stupire chiunque con i suoi desideri spaziali e acquisizioni a spese folli.

La storia d’amore tra Musk e Twitter è sempre più forte. Il CEO di Tesla “ama” la piattaforma: con un pubblico di quasi 84 milioni di follower, twitta in modo costante, prolifico, divertente e in totale libertà. Una vivacità che, talvolta, lo porta ad incrinare i rapporti con la sua amata. A tal proposito possiamo ricordare la notizia di quasi tre anni fa, quando la SEC (Security and Exchange Commission), l’ente che vigila sulla borsa negli Stati Uniti, ha vietato al miliardario di twittare sugli affari di Tesla, dopo che un suo post ha cancellato quattordici miliardi di dollari dal prezzo delle sue azioni. Nonostante ciò, Musk non ha mai voluto allontanarsi dalla sua tastiera e dall’applicazione, garantendo di voler vedere Twitter realizzare il suo “straordinario potenziale” e senza voler interessarsi così nell’immediato al profitto. Una possibile scommessa sugli abbonamenti, un distacco dalla pubblicità e una possibile rivoluzione in chiave “criptovalute”: sono molti i punti di domanda su cui gli esperti si stanno scontrando, senza ricordarsi di avere di fronte l’uomo più ricco del pianeta, carismatico e non filtrato, mina vagante in grado di testare confini e infrangere regole con assoluta semplicità. 

Quello che, però, sappiamo di certo è l’iniziale obiettivo di Elon Musk con il suo nuovo gioiellino. “La libertà di parola è la base di una democrazia funzionante e Twitter è la piazza della città digitale in cui si dibattono questioni vitali per il futuro dell’umanità”, ha affermato immediatamente dopo aver confermato l’accordo d’acquisto. Da vero “assolutista della libertà di parola” – come lui stesso ama definirsi -, il free speech (il libero dibattito) non poteva che essere al centro della sua politica di rivoluzione digitale della piattaforma: in un mondo social sempre più controllato e limitante, ognuno potrà tornare ad esprimere senza preoccupazioni le proprie linee di pensiero, moderate o estreme che siano. Musk, da vero “libertario a trazione integrale”, riprende le parole del CEO Dick Costolo, il quale nel 2013 fu il primo a parlare della piattaforma come un’agorà. Democrazia, libertà e futuro: sono questi i tre pilastri su cui il miliardario di Pretoria (Sudafrica) vuole rifondare l’applicazione, un’eccezione rispetto al resto dei social soffocati sempre più dai controlli e regolamentazioni internazionali. 

E la pressione della politica e delle autorità di regolamentazione dei contenuti è probabilmente la sfida più concreta che Musk dovrà affrontare. Passare dalle parole – o dai tweet – ai fatti è sicuramente più complicato che acquistare Twitter in sé. L’acquisto è arrivato proprio in uno dei momenti peggiori dell’applicazione, circondata dall’impellenza e dalle critiche sulla crescente disinformazione. E la soluzione è stata quella di lasciare il progetto in mano al paladino della libertà di parola, il nemico numero uno della censura: di fronte ad una richiesta di libertà, si ha consegnato Twitter in mano ad un privato, assolutista del free speech. Il rischio è quello di trasformare l’app in un pandemonio di fake news ed estremismo: “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un Twitter che chiuda deliberatamente un occhio sui discorsi violenti e offensivi contro gli utenti”, ha dichiarato Amnesty International, inneggiando ai servizi di controllo di marcare ancora di più la loro pressione verso Twitter. 

Libertà d’espressione digitale in mano ad un privato. Un paradosso che appare sempre più una scommessa del miliardario. Una speranza di superare (sicuramente) un “politically correct” sempre meno politico e corretto, ma con il grande rischio di trasformare la piattaforma in un’arena di gladiatori a caccia di attenzione. E che – soprattutto – la moderazione della piattaforma, adottata per bloccare contenuti estremi coi quali vengono diffuse fake news e calunnie,  non venga liquidata come pura censura.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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