Etiopia: la morte del Tigray grazie ai droni da combattimento

Una sanguinosa guerra civile quella che dal novembre 2020 si sussegue in Etiopia, che vede il governo di Addis Abeba intraprendere dure offensive contro la regione settentrionale del Tigray, teatro ignorato di atrocità e gravi violazioni di diritti umani (articolo: “La crisi umanitaria in Etiopia”). Il primo ministro, nonché Premio Nobel per la Pace nel 2019, Abiy Ahmed è mutato in breve tempo da eloquente speranzoso in suggestivo guerrafondaio, dichiarando fin dall’inizio l’inesistenza di apprezzamenti per la vita della popolazione tigrina. Massacri, stupri e saccheggi delle autorità della capitale hanno sottoposto il capo di Stato a molte pressioni, sia militarmente che politicamente, fino a quando vecchi amici non gli sono venuti in soccorso con una nuova arma: i droni da combattimento

Da uno a due milioni di dollari è l’attuale costo di mercato di un drone da combattimento turco Bayraktar TB2, un APR (“Aeromobile a pilotaggio remoto”) sviluppato dalla Baykar Technologies, azienda di proprietà del genero di Erdogan, Selçuk Bayraktar. Un prezzo nettamente inferiore rispetto a quello di altri droni di produzione occidentale, già utilizzato con molta soddisfazione nel conflitto curdo-turco, nella guerra civile libica e nell’intervento di Ankara nella guerra civile siriana. È un successo di esportazione da anni, preso in dotazione dalla stessa Kiev nell’attuale crisi con la Russia. 

Il governo etiope non ha commentato il loro uso od origine, ammettendo solo di possedere tali armi. Le immagini satellitari di varie basi militari, però, mostrano tali modelli TB2 e hanno localizzato 119 voli cargo dagli Emirati Arabi Uniti in cinque mesi, contenente proprio questa nuova arma da guerra. I droni da combattimento erano un tempo considerati una moderna forma di guerra, meno pericolosi perché molto più precisi rispetto ai normali mezzi aerei. Ovviamente tutto ciò si è rivelato rapidamente un mito: secondo recenti fonti del Tigray, 28 civili sarebbero morti a seguito di un attacco di drone TB2 sulla città di Alamata a metà dicembre; a gennaio, 50 persone circa sono morte dopo un bombardamento contro un rifugio nella regione. Altri attacchi si sono susseguiti, portando altre morti. Abiy Ahmed è quindi riuscito a ribaltare nuovamente il corso della guerra: se negli ultimi mesi le truppe tigrine avanzavano tenacemente verso la capitale, l’indisponibilità di armi tecnologicamente avanzate ha costretto il TPLF (Tigray People’s Liberation Front) a retrocedere nella regione d’origine. 

È da più di un decennio che l’impiego di velivoli a controllo remoto in operazioni militari è divenuto di uso corrente, caratterizzando ormai la stessa strategia statunitense nella lotta ai gruppi terroristici di matrice fondamentalista. L’esportazione di droni da combattimento è, quindi, in una zona d’ombra secondo il diritto internazionale: non ci sono trattati internazionali su questa tipologia di armi e nessun embargo sulle armi presenti in Etiopia, aumentando e favorendo solamente il commercio per la Turchia. La cornice normativa in cui le missioni di “targeted killing” (“omicidio mirato”, come esecuzione capitale compiuta da governi contro nemici percepiti come estreme minacce nascosti in specifici territori di guerra) eseguite da droni, hanno sollevato diverse perplessità sulla loro effettiva conformità agli standard previsti dal diritto internazionale. ONG e organi di stampa internazionali si concentrano sull’assenza di dati certi riguardanti esportazioni e numero di missioni effettuati da tali droni, come anche l’assenza, spesso, di condizioni belliche che permetterebbero una tipologia di azioni “targeted killing”. Tutto ciò permette, senza alcun tipo di sanzione o presa di posizione giuridica, di condurre l’Etiopia in quella che il presidente Ahmed indica essere una “fase di riconciliazione e ricostruzione nazionale”, potendosi allineare con più facilità ad altri Paesi – specialmente quelli del Golfo Arabo – interessati anch’essi all’utilizzo e all’esportazione di droni da combattimento.

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Arienti Stefano

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