I nuovi poveri non hanno tempo

La maggior parte delle persone, specialmente lavoratori e studenti, si percepisce come “povera di tempo”. Questo termine indica una sensazione cronica per cui il soggetto non si sente mai soddisfatto del tempo che di cui dispone durante una giornata, reputandolo sempre troppo poco in relazione alle attività che deve svolgere. A primo impatto sembra essere solo un problema di disorganizzazione generale delle tempistiche, tuttavia, si stanno verificando sempre più casi di studenti e genitori, che pur organizzando la propria giornata per filo e per segno, non riescono comunque a dedicare il giusto tempo alle diverse mansioni.

Ma perché proprio oggi si sta presentando questa problematica? Utilizzando un termine preso da un articolo della BBC, la produttività è feticizzata: si è chiamati a seguire ritmi frenetici dalle otto alle dieci ore al giorno, per poi tornare a casa e passare del tempo con i propri figli o con la propria famiglia, tralasciando parti importanti della propria vita come amici, che ormai si sentono sui social e che sono a portata di “click”, o gli hobby e interessi personali che, pur essendo fondamentali per la salute della persona, sono messi in secondo piano, spodestati da ritmi lavorativi troppo alti per permettere di fare qualunque cosa oltre il “tornare dalla propria famiglia”. Questo fenomeno si sta presentando in questi anni anche perché, grazie alle innovazioni tecnologiche, si in ogni istante reperibili sia per il lavoro, che per parenti e amici, questo può sembrare un cambiamento da poco ma in realtà l’essere sempre reperibili indica l’essere sempre “sull’attenti”, sempre potenzialmente pronti ad una chiamata di lavoro. In più, il tempo che scorre è sotto gli occhi di tutti in ogni momento, ogni dispositivo elettronico che si possieda è dotato di un orologio, che tendenzialmente si trova in una posizione semplice da individuare, in poche parole, visualizziamo il correre del tempo molto più di quanto si potesse fare prima delle novità tecnologiche.

La povertà di tempo è un problema che affligge la maggior parte delle persone sul Pianeta. Una indagine statistica della BBC, mostra che le donne, nei Paesi sviluppati, trascorrono il doppio delle ore al giorno, rispetto agli uomini, a svolgere “lavori non retribuiti”, come cucinare e prendersi cura dei propri figli. Molte donne a causa del cosiddetto “carico nascosto”, ovvero il lavoro emotivo e cognitivo che vi è dietro alla programmazione di una giornata che tenga in considerazione la preparazione dei pasti e degli sfoghi necessari per i bambini, non riescono a trovare degli spazi temporali nei quali poter coltivare le proprie passioni e propri interessi. Anche gli uomini sono molto provati sotto il punto di vista delle ore che scorrono, che non sono in grado, dopo il lavoro, di dedicarsi alle attività che più amano e che più gli interessano.

Tuttavia, uscire dalla povertà di tempo è molto difficile. Molte vite si trovano ad essere condotte all’interno di circolo vizioso: i poveri di tempo, spesso, cercano di ritagliarsi momenti per ricercare posizioni lavorative migliore e più vantaggiose, però, non hanno la lucidità necessaria per prendere buone decisioni finanziarie. Questo ha come conseguenza il commettere scelte economicamente errate, che portano a difficoltà monetarie che a loro volta, secondo alcune indagini, vanno a creare ulteriore povertà temporale. Si è intrappolati in un circolo: povertà di tempo causa povertà e economica e questa ha come effetto un’ulteriore privazione di tempo. 

Ma l’isolamento ha portato qualche beneficio? Si potrebbe pensare che il lockdown sia stato d’aiuto per risolvere tale problematica ma in realtà è esattamente il contrario. La pandemia ha amplificato i problemi esistenti, allungando la giornata lavorativa di ben 48 minuti. Lo stress e la depressione tra i genitori sono aumentati vertiginosamente a causa dell’isolamento forzato. 

La soluzione a questo tipo di problemi deve partire dall’alto, dai vertici delle aziende e dallo Stato. I ritmi di lavoro incessanti e la manutenzione della casa esauriscono le forze di migliaia di genitori che si trovano ad essere costretti ad eliminare dal proprio presente hobby e interessi. Per i propri figli, molti genitori sono disposti a reggere questo tipo di sforzi e privazioni, tuttavia la stanchezza e lo stress non li percepisce solo il lavoratore ma, inevitabilmente, si riversa anche sui bambini che passano sempre più tempo con genitori amorevoli ma troppo stanchi per viversi a pieno il rapporto famigliare.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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