I rischi dell’isolamento digitale verso la Russia

La guerra tra Russia e Ucraina, come abbiamo potuto osservare in queste settimane, si sta combattendo su molti fronti. Dal conflitto militare a quello culturale, per passare da quello ambientale a quello economico. È uno scontro ibrido a tutti gli effetti, ma che ha visto l’imposizione con estrema forza di un nuovo campo d’ostilità, quello tecnologico. Oltre ad armi, mezzi e diplomazia militare, nell’arsenale sia Occidentale che russo non mancano “azioni cibernetiche” o quelle che possiamo definire “cyber-guerre”. Per entrambi i fronti, la tecnologia è diventata un’arma non meno distruttiva di quelle da fuoco, attraverso rigidi controlli dell’informazione (basti pensare all’unificazione della rete televisiva attuata pochi giorni fa dal presidente Zelensky) e un utilizzo manipolatorio dei social network. Quello che, però, molti esperti evidenziano, è l’incombere sempre più preoccupante di un isolamento virtuale e digitale di Mosca nei confronti del mondo, una “cortina di ferro” tecnologica rafforzata, da un lato, dall’abbandono delle big tech dal territorio russo e, dall’altro, l’oscuramento delle principali piattaforme digitali internazionali. È davvero possibile “disconnettere” un Paese intero? Quali possibilità sono rimaste alla popolazione russa per connettersi con il resto del mondo e informarsi di ciò che realmente sta accadendo oltreconfine? 

Giovedì 24 marzo, la celebre associazione segreta di hacking, Anonymous, ha annunciato un nuovo attacco nei confronti della Federazione, portando avanti la sua offensiva contro il Governo russo nell’ambito della cyber-guerra. In particolare, in un loro tweet pubblicato quattro minuti dopo la mezzanotte afferma che “Anonymous ha hackerato la Banca Centrale della Russia. Più di 35.000 file verranno rilasciati entro 48 ore, assieme ad altri accordi segreti”. La compagnia aggiunge così un altro capitolo all’operazione ad ampio raggio che giorni scorsi ha colpito siti governativi e tv russe (ricorrendo anche a SMS per informare e sensibilizzare la popolazione della Federazione), affianco agli attacchi verso aziende occidentali che continuano ad operare in Russia (per esempio il caso Nestlè). Di questo passo, non solo per “colpa” di Anonymous, rischiamo di avvicinare Mosca ad una disconnessione totale da Internet, alimentata dalle continue sanzioni da parte delle big tech occidentali. È quello che i ricercatori del MIT, The Massachusetts Institute of Technology, traducono con il termine “splinternet”, un’Internet frammentata che porterebbe “ad un certo numero di reti nazionali o regionali che non si parlano tra loro e forse operano anche utilizzando tecnologie incompatibili”, la fine di Internet come unica tecnologia di comunicazione globale. Cina ed Iran, per esempio, utilizzano solo alcuni dei servizi Internet occidentali; se costituissero organi di governo e una rete rivale, l’era di un mondo connesso sarebbe finita, e forse non solo temporaneamente. 

I danni per tutto il mondo sarebbero inimmaginabili. E la Russia, come suo solito, sembrerebbe già pronta ad attuare programmi rivoluzionari per quanto riguarda la propria rete nazionale, mettendo in gravi difficoltà non solo la popolazione locale, ma anche il resto dei cittadini del mondo. Da anni, prima ancora dello scoppio di questa guerra, Putin e il suo entourage sognano una personale “sovranità digitale”, non solo un isolamento territoriale e culturale dall’Ovest, ma la creazione di un mondo completamente cristallizzato e isolato. Qualche settimana fa, la testata bielorussa Nexa – senza però la conferma ufficiale del Cremlino – ha riportato la presunta intenzione della Russia di disconnettersi dalla Rete Internet globale, trincerandosi nella parallela rete “RuNet”, in lavorazione dal 2014 e riconosciuta giuridicamente dallo Zar nel 2019, dipinta come possibile “arma di difesa” contro potenziali cyber-attacchi. La migrazione completa su questa nuova Rete, dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, è un’utopia sempre meno fantastica, con il rischio che 140 milioni di civili vengano trasportati e isolati dal resto del globo, di fianco ad una oramai perenne censura e mistificazione della realtà. 

La preoccupazione occidentale aumenta, soprattutto quella degli Stati Uniti, il cui presidente Joe Biden ha recentemente invitato le aziende e le organizzazioni private americane a “chiudere a chiave le loro porte digitali”, sostenendo un rischio sempre più elevato di attacchi informatici da parte della Russia. È una Russia che, seppur da molti considerata “culturalmente” e “tecnologicamente” inferiore, ha un arsenale di strumenti informatici e hacker dirompenti e potenzialmente distruttivi, tali da non poter considerare lo Stato come una “superpotenza digitale”. Il rischio di attacchi hacker contro la vicina Ucraina o contro i principali Stati del mondo e alle loro infrastrutture è sempre più elevato, come anche la possibilità che un’intera società venga completamente isolata da tutto ciò che gli circonda: nessuna informazione, nessuna notizia, nessuna conoscenza del mondo esterno, come se la Russia dovesse diventare una gigantesca bolla da cui è impossibile sia uscire che entrare. 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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