I Social contro la democrazia: il caso Telegram

Il richiamo alla democrazia partecipativa non è mai stato così forte come oggi. Instagram, Facebook, Twitter, Telegram “esplodono” di utenti vogliosi di una maggiore partecipazione politica, “di dire la loro”. È quella che il politologo francese Bernard Manin esemplifica nell’espressione “democrazia del pubblico”, un pubblico che preferisce “fare politica” sui social media piuttosto che nelle “antiche” arene politiche e dove ha la possibilità di acquisire una maggiore attenzione politica (sicuramente più alta rispetto a quella di Parlamento e partiti politici oggi). 

Telegram è un servizio di messaggistica gratuita e istantanea fondata nel 2013 dall’imprenditore russo Pavel Durov, con possibilità di creare gruppi con un massimo di 200.000 partecipanti. Il successo di questa applicazione è la sua (quasi) mancanza di controllo e sistemi di sicurezza, dando la possibilità di scambiare qualsiasi tipo di opinione. Nell’ultimo anno, in particolare, è stato contestato per molti differenti motivi: “Revenge Porn”, “cyberbullismo”, ma anche divulgazione di video di attentati terroristici (attacco alla sinagoga di Halle nel 2019).

La pandemia è stata un “toccasana” per la piattaforma Telegram. Un rapporto dei ricercatori sull’estremismo da parte de “Institute for Strategic Dialogue Germany” (IDS Germany) ha mostrato come fanatici e oppositori radicali della politica sul Coronavirus, identificati più comunemente oggi come “no-vax”, si rivolgano sempre più a questa piattaforma di messaggistica per distribuire contenuti estremisti. 

Nonostante le innumerevoli regolamentazione per un uso indiscriminato dei social media (Network Enforcement Act tedesco, “#AskThePresident” dell’Unione Europea, Agenzia per l’Italia Digitale) abbiano avuto lo scopo di rimuovere o bloccare “contenuti ovviamente illegali” entro 24 ore dalla ricezione di un reclamo (portando ad un discreto successo sulle principali piattaforme Instagram, Facebook, Twitter), Telegram è stata solo leggermente “scalfita” da queste politiche. È quindi così che questi “oltranzisti” si sono spostati verso questa piattaforma, utilizzando nomi innocui per mascherare i contenuti della pagina, effetto definito come  “spirale strategica di radicalizzazione” (Christian Schwieter, Project Manager del ISD Germany).

La psicologia dietro il “boom” di Telegram rispecchia la crisi dei rapporti partiti-media-elettori che affligge l’Occidente democratico. Le tendenze “sovversive”, mirate all’esagerazione, garantiscono oggi visibilità e successo molto di più di un dialogo e un’opinione moderata: una pagina Telegram “estremista” mi garantirà quindi un maggior numero di iscritti e un maggior “bacino d’utenza” a cui parlare. La possibilità di esprimere qualsiasi opinione crea nel sistema democratico una confusione, segnalata nella scarsa capacità di dialogo politico-popolare. Il contraddittorio è tra la tanta reclamata libertà di parola e il confine giurisdizionale che dovrebbe reclamarla. Esso genera la necessità di avere un “luogo libero”, dove l’anarchia prende il posto del corretto utilizzo del confronto. 

Internet è una risorsa per la democrazia? Questo ampliamento del “teatro mediatico” può essere visto come un grado superiore del sistema democratico, una crisi della rappresentanza in sostituzione alla partecipazione (per la gioia del populismo), ma che rischia di incrinare uno dei valori su cui poggia la democrazia. 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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