La Corea del Nord tra missili e crisi economica

Si aprono le porte dell’hangar e un enorme missile viene trasportato alla piattaforma di lancio, pronto al countdown. Davanti al razzo, due generali dell’esercito e il grande presidente della Corea del Nord, Kim Jong-un, escono dal portone con grande fierezza, occhiali da sole e determinatezza nel volto, degno dei più grandi film di fantascienza hollywoodiani. Così il presidente dello Stato più “chiuso” del pianeta trasmette in diretta televisiva il lancio del suo più grande missile balistico intercontinentale. Le musiche drammatiche e profonde hanno il grande obiettivo di mostrare alla popolazione nordcoreana, in una maniera completamente innovativa, il grande passo in avanti dello Stato e l’innalzamento della nazione a quella di “Leading Power” in ambito militare. Oltre un leggero imbarazzo da parte dell’intero globo per la scenografia portata sui teleschermi, la Corea del Nord è tutt’altro che una Superpotenza: l’immagine di forza militare si va a schiantare contro la stagnante e arretrata economia interna, caratterizzata da assenza di sviluppo e carenza di cibo e risorse prime per i cittadini. 

L’unica “necrocrazia del mondo (come quel regime politico che opera ancora secondo le ferree regole di un ex leader – nonno di Kim Jong-un – già morto e considerato ancora il vero presidente dello Stato), la Corea del Nord vive da alcuni anni una complicata situazione economica, messo alla prova da avverse condizioni meteorologiche e dal Coronavirus. A settantasette anni dalla nascita del Partito dei Lavoratori e del grande Stato, il contesto che attraversa la Corea del Nord è tutt’altro che quello passato, incapace di raggiungere, come affermato per la prima volta pubblicamente nel 2020 dallo stesso Kim Jong-un, gli obiettivi di crescita economica attesi, decretando anticipatamente la conclusione dell’attuale piano economico quinquennale. Piogge torrenziali, inondazioni e tifoni continuano a rendere instabili le capacità produttive del Paese, distruggendo le principali regioni produttrici di riso e rendendo complicate importazioni ed esportazioni all’estero, principalmente con la Cina. Inoltre, la pandemia e l’isolamento mondiale, sommato alle preesistenti e persistenti sanzioni internazionali, hanno aggravato la situazione economica: i diversi piani e iniziative sviluppate nel 2013 e nel 2016, sono state seguite da un obsoleto comparto produttivo agricolo e industriale, insufficienti a colmare le richieste base della popolazione e rendendo ancora più determinante la dipendenza dall’estero. A questo difficile quadro si aggiunge, in contraddizione, la necessità culturale del Paese nella difesa: il servizio militare è obbligatorio dall’età di 17 anni, della durata di 5-8 anni nell’Esercito, 5-10 anni in Marina e 3-4 anni in Aviazione, seguito da un obbligatorio servizio part-time fino ai quarant’anni.

Inefficienza economica e massacrante dedizione militare. Due caratteristiche deleterie per la Corea del Nord, maggiormente interessata ad una apparenza esterna piuttosto che ad una sopravvivenza interna. E cosa c’è di meglio e facile che mostrare la propria forza al mondo con l’esposizione militare. Oltre alle grandi parate in onore del Presidente e dei suoi predecessori (di cui compaiono spesso i video), la Corea del Nord si è ritirata nel 2003 dal Trattato di non proliferazione nucleare e ha iniziato a condurre vari test missilistici e nucleari dal 2006 in poi. È del 16 marzo la notizia che, per la prima volta dal 2017, il Paese ha lanciato un missile balistico intercontinentale (ICBM) vietato, tragicamente caduto nelle acque giapponesi dopo un viaggio di oltre un’ora. Il test è stato ovviamente condannato dal Giappone, Corea del Sud (la quale ha ferocemente risposto inviando missili da terra, mare e aria verso le coste nordcoreane) e Stati Uniti, definendolo come una “sfacciata violazione” delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e una “violazione della sospensione dei lanci di missili balistici intercontinentali promesso dal presidente Kim Jong-un alla comunità internazionale”, come dichiarato dal presidente sudcoreano uscente Moon Jae-in. 

Il lancio, non solo dimostra la sfacciataggine del regime nordcoreano, ma preoccupa i Paesi limitrofi e gli Stati Uniti per l’indifferenza di Kim Jong-un verso i trattati internazionali, la capacità di tenere in ostaggio la Corea del Sud e di ampliare la portata nucleare anche nei territori americani. Secondo molti esperti, il regime non è lontano dall’iniziare un’aggressione sulla scala dell’invasione russa in Ucraina, a cui viene aggiunto il fattore di futilità e irrilevanza economico-politica che caratterizza lo Stato, escluso dal contesto internazionale e, quindi, con la necessità di imporre la propria orma e potenza altrove, anche solo per far “scalpore”. 

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Arienti Stefano

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