La prima guerra europea mostrata sui social

Sono passati settantasette anni dall’ultima guerra in Europa e il mondo è completamente differente, soprattutto dal punto di vista della comunicazione delle informazioni sugli scontri bellici. È la prima volta che i social accompagnano una guerra in Europa e, in generale, che un conflitto provochi così tante reazioni e testimonianze: se nella Seconda guerra mondiale le prime immagini del lager si ebbero solamente dalla liberazione americana e russa al termine degli scontri, oggi, con la guerra russo-ucraina, troviamo una tempestività di informazioni impressionante, dai giornali, dai locali e dalle persone che provano ad esprimere la loro opinione. È la prima guerra europea “pubblica”, narrata non (ancora) nei libri, giornali o sulla radio, ma attraverso il mastodontico sistema dei social network che, spiacevolmente, viene centrato su “fake news” o limitazioni nel suo utilizzo. 

La “fake news” è una locuzione inglese allo scopo di designare un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o no attraverso il Web. Queste vengono tipicamente a formarsi nel momento in cui i media e i giornali sono trainati dall’opinione pubblica, quando si determinano “camere di risonanza” e posizioni differenti su un tema “in tendenza” in uno specifico momento. Troviamo fake news ovunque e per qualsiasi cosa accada nel mondo e, perciò, anche in questo drammatico scontro già molte immagini sono state utilizzate erroneamente o allo scopo di manipolare e fomentare un’onda di popolazione riguardo una certa posizione. 

Nelle ore di apertura del conflitto, diversi video mostravano l’aviazione russa sorvolare molte città ucraine, diventando subito virali sui social media; una clip, in particolare, mostrava un jet da combattimento sorvolare un’area urbana: un esame più attento, tuttavia,  ha rivelato che l’aereo del video è un F-16 Fighting Falcon americano, mai stato in servizio né in Russia ne in Ucraina. Un altro video, ampiamente condiviso su Twitter e YouTube, mostrava un jet essere abbattuto nei cieli ucraini: in realtà, questo video mostrava un aereo del governo libico abbattuto dai ribelli nel 2011. Infine, altra fake news mostrava caccia e bombardieri passare sopra un centro urbano, di fianco al suono incessante delle sirene: anche in questo caso, dopo uno studio attento, si è rilevato che il filmato mostrava preparativi per una parata militare nel 2020, con il suono di una sirena doppiata sull’audio originale. 

L’imponente sistema di manipolazione popolare che caratterizza il mondo attuale dei social network è ben noto ai più attenti e tra questi c’è sicuramente la Russia. Di fronte alla guerra di Putin, il suo entourage e la televisione nazionale saranno ben intenzionati a nascondere le azioni militari russi verso la popolazione ucraina, la violenza e le motivazioni che hanno spinto il presidente della Federazione. Durante il telegiornale di mezzogiorno di Canale 1 della televisione russa di venerdì 25 febbraio, i telespettatori hanno avuto la possibilità di osservare solo due fugaci immagini di Kiev: nessun elemento di contesto, nessuna spiegazione e presentatori che dichiaravano il completo controllo della situazione. “Cosa sta succedendo davvero nelle città ucraine? Possiamo verificarlo in tempo reale, lontano dall’isteria dei media occidentali”, afferma una conduttrice mostrando immagini di webcam ucraine nelle principali città del Paese: “Ecco Kiev, tutto è calmo… Sumy, gente per le strade… E Kharkiv, niente in particolare”, tre città che nelle ultime ore sono bersagli di incursioni e combattimenti urbani. 

Come con la televisione, anche i social media principali del globo hanno avuto problemi nel territorio russo. Twitter, in una dichiarazione, ha affermato: “Siamo consapevoli che Twitter è soggetto a restrizioni per alcune persone in Russia”, seguita poi da Facebook, anch’essa limitata dal governo russo per evitare la proliferazioni di immagini ritenute “inadeguate” al popolo della Russia. La stessa Net Blocks, servizio e mappatura della libertà di Internet in tempo reale, ha affermato una restrizione quasi totale dei social: “La restrizione di Twitter da parte della Russia limiterà in modo significativo il libero flusso di informazioni in un momento di crisi in cui il pubblico ha bisogno di rimanere informato”, ha evidenziato il direttore di NetBlocks, Alp Toker. 

Con questa guerra, abbiamo visto come il vastissimo panorama dei mezzi di comunicazione sia diventata un’arma, molto spesso, più letale di fucili e cannoni, in grado di manipolare gli ideali popolari e convincere facilmente di una situazione inesistente, portando ad una eccessiva preoccupazione o timore da un lato o nascondere completamente un fenomeno bellico dall’altro. 

 

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Arienti Stefano

Arienti Stefano

Ascolta il podcast

Scopri altri articoli

Precedente
Successivo