L’accelerazionismo: l’ultima speranza per la Sinistra “radicale”

All’inizio della seconda decade del ventunesimo secolo, la civilizzazione globale si trova ad affrontare una nuova progenie di cataclismi. Imminenti apocalissi appaiono ridicolizzare le norme e le strutture organizzative della politica che furono forgiate alla nascita degli stati-nazione, agli albori del capitalismo e in un ventunesimo secolo contrassegnato da guerre senza precedenti […] La continua crisi finanziaria ha indotto i governi ad abbracciare la spirale paralizzante e mortale delle politiche di austerità, che ha comportato privatizzazione dei servizi pubblici, disoccupazione di massa e stagnazione dei salari. La crescente automazione dei processi produttivi – incluso il lavoro intellettuale – è la prova della crisi secolare del capitalismo, che presto renderà impossibile mantenere anche gli standard di vita dell’ex-classi medie del nord del mondo. Critico, radicale, diretto e feroce. Così si apre l’introduzione del “Manifesto per una politica accelerazionista” (2013), firmato da Alex Williams e Nick Senicek. Un’apertura che sa di “tragedia”, un’immediata necessità di rovesciare il classico schema politico-economico dei paesi del ventunesimo secolo. Politica, tecnologia ed economia (o meglio, capitalismo). Tre temi da decenni strettamente intrecciati, che viaggiano “a braccetto” verso una spirale di crisi discendente e senza possibilità di risalita, aprendo le porte per – in senso opposto – l’ascesa della “filosofia tecnologica” dell’accelerazionismo. 

Più di cinquant’anni fa, il termine “accelerazionismo” faceva la sua prima comparsa grazie alla fantasia del giovane scrittore di fantascienza Roger Zelazny, nel suo romanzo “Il Signore della Luce” (1967), indicando il fenomeno come “un gruppo di rivoluzionari che voleva portare la società ad un livello superiore, trasformando improvvisamente la sua attitudine nei confronti della tecnologia”. Quasi trent’anni più tardi, nel 1995, un gruppo di giovani professori dell’Università di Warwick (Gran Bretagna) si riunì per creare una nuova istituzione accademica, definiti poi “accelerazionisti”. Il loro scopo era quello di dare forma ad un nuovo pensiero socio-politico per teorizzare il superamento del capitalismo con la cosiddetta “accelerazione”, per mezzo di processi tecnologici e portando, inevitabilmente, la società ad un “livello superiore”. 

Il guru di questo gruppo fu il filosofo Nick Land, che teorizzò (in maniera alquanto estrema) la necessità di un capitalismo sempre più accelerato e finalmente sciolto dalle briglie della politica, in grado di sfruttare al massimo le potenzialità delle nuove tecnologie. È una linea di pensiero filosofica associata, negli anni, ad una Destra radicale ed “estremista”, caratterizzata appunto da un allontanamento totale della politica dal mondo economico, una “esasperazione” delle recenti politiche della Thatcher o di Reagan. E poco importa – secondo Land – se tutto questo porterà al collasso o ad una società distopica o disumana: l’uomo deve smettere di illudersi di poter controllare i processi economici e tecnologici, lasciando invece che questi si compiano con totale libertà e rapidità, portando ad un futuro di fusione “uomo-digitale”. Tra il 1997 e il 1998, però, il gruppo dell’università inglese inizia ad abbandonare il progetto, mentre il focus del lavoro scivolava nelle braccia dell’esoterismo, della numerologia, dell’occulto e del millenarismo, assomigliando sempre più ad una setta religiosa. Anche Land scomparve dalla scena pubblica, dopo un crollo nervoso causato (anche) dall’abuso di varie sostanze. Fu, però, qualche anno più avanti, la Cina a salvare l’iniziale linea di pensiero di Land: Shanghai – e più in generale tutto il grande impero asiatico – apparve agli occhi del filosofo come “il più grande motore politico di sviluppo economico e sociale che il mondo abbia mai visto”, una nazione che, paradossalmente, grazie all’unione di marxismo e capitalismo e ad uno sviluppo incessante, incarna sotto molti versi lo spirito dell’accelerazionismo. 

Ventisette anni dopo, le loro idee sono tornate a circolare, aprendo – però – le porte ad una nuova svolta politica opposta a quella teorizzata da Land. È una visione accelerazionista di sinistra e accademica, la quale si concentra a “programmare” un mondo in cui il lavoro occuperà uno spazio marginale nelle nostre vite, attraverso l’introduzione costante dell’automatizzazione. Questa nuova scuola accelerazionista progressista – con esponente Mark Fisher – alimentò le sue radici in una profonda delusione verso il capitalismo e i suoi interminabili cicli produttivi, di fronte anche alla incessante crisi finanziaria del 2008. La nuova teoria (fondata con maggiore ufficialità nel 2013 attraverso la pubblicazione del Manifesto) sostiene, quindi, un’economia basata sulla riduzione dell’orario di lavoro e l’utilizzo della tecnologia come mezzo per ridurre il conflitto sociale. L’obiettivo finale è giungere ad una completa automazione, sostituendo il profitto generato dal lavoro con un reddito di base universale. 

La teoria di Fisher rispecchia una nuova visione della Sinistra radicale, un “marxismo tecnologico” o un “comunismo automatizzato di lusso”. Questa speranza apre le porte ad una Sinistra sempre più debole nel panorama politico, la possibilità di sfruttare un tema tanto caldo e complicato come quello tecnologico a proprio favore. Una rivoluzione marxista 2.0 con la capacità di innalzare nuovamente il vecchio e tanto dimenticato comunismo.

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Arienti Stefano

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