The billion dollar code

Cercando accuratamente, Netflix ci sta regalando davvero degli spunti interessanti; non le solite serie strappa numeri ma, finalmente, contenuti di interesse che danno il là a grandi spunti di riflessioni. È il caso della mini serie “Billion Dollar Code”, che ci trasporta nel mondo digitale raccontandoci di come sia nato l’attuale sistema di  Google Earth. Due ragazzi, Carsten Schulter e Juri Muller, spinti dal sogno di cambiare il mondo in una confusa e nebbiosa Berlino post Guerra Fredda, si chiesero se fosse possibile realizzare un codice in grado di trasportare le persone da una parte all’altra del mondo con un solo click. 

In quell’epoca il governo Tedesco stanziava fondi per le attività che potessero innovare il paese. Fu così che i due protagonisti si recarono alla Deutsche Telekom, la più grande azienda di telecomunicazioni tedesca, e con le capacità commerciali di Carsten convinsero la società a rilasciare i fondi per finanziare il progetto, a patto che i due riuscissero ad ultimarlo entro la fine dell’anno, data di presentazione della fiera delle telecomunicazioni di Kyoto.

Dopo mille difficoltà, isterismi, lotte contro il tempo i nostri due eroi ultimarono il progetto. Il nome deciso per questo sistema di volo digitale fu “Terravision” e quando giunse il momento di volare a Kyoto questa scoperta scioccò i presenti, destando l’interesse di tutto il mondo: una vera e propria rivoluzione digitale. Diciamo che per ora non sembra una storia così diversa dalle molte che ci giungono dalla mistica terra della  Silicon Valley, eppure sarà  proprio quest’ultima ad inghiottire il successo che Juri e Carsten inseguivano con così tanto impegno. Siamo nel 1994 e in America Brian Anderson era la mente della Silicon Graphics e considerato un guru nel campo della programmazione digitale; osannato da tutti quei “nerd” che avevano l’obiettivo di diventare programmatori di successo, Juri e Carsten riuscirono ad incontrare Brian, scambiandosi idee sul futuro della piattaforma appena creata dai due berlinesi. Nella foga e nell’entusiasmo, Juri cadde in tentazione, svelando al “re della programmazione” il codice madre di Terravision. 

Non ci volle molto tempo affinché Brian sviluppò la sua copia di Terravision, raggirando i due ragazzi con la falsa promessa che Google era interessato a comprare il brevetto della loro invenzione. In realtà, il colosso tecnologico li avrebbe solamente usati, per poi sbarazzarsi di loro e trasformare la loro invenzione nell’odierno e rivoluzionario “Google Earth”. Carsten e Juri si divisero e così la loro compagnia cessò di esistere e con essa il loro sogno, il quale sarebbe rimasto oscuro senza qualcuno che avesse l’intenzione di raccontare la drammatica storia. Esattamente quindici anni dopo un Avvocatessa americana, venendo a conoscenza della loro storia, cercò di portare giustizia facendo causa a Google, evidenziando una violazione di brevetto; questo tentativo sarà comunque vano e la causa venne persa; per tanto Google Earth rimane tutt’oggi un invenzione di Brian Anderson.

Sinceramente è straziante sentire o vedere storie come queste. Un totale “stupro” della proprietà intellettuale di menti che andrebbero protette come sarcofaghi egizi, ma che vengono invece prese dalle grandi corporate che utilizzano il loro nome per brandizzare scoperte e rivoluzioni che non gli appartengono. Vorrei che ci immergessimo in un esercizio di immedesimazione e provassimo a sentire cosa questi due ragazzi hanno provato quando hanno visto che la loro idea gli venne rubata: dolore, delusione, sgomento, terrore, delusione e sconforto; il tempo dedicato e il sentimento di rassegnazione senza speranze e senza vie d’uscita. Lo squalo aveva aperto le sue fauci divorandoli ed eliminandoli dall’oceano dei grandi nomi che hanno cambiato il mondo. È arrivata l’ora che si tutelino con leggi precise e finanziamenti tutti coloro che senza grandi mezzi hanno inseguito e raggiunto grandi idee. Vorrei che il mondo guardasse questa serie Tv e non perdesse la speranza di seguire i propri sogni, di rincorrere le proprie intuizioni solo perché i monoliti che abbiamo davanti ci sembrano troppo grandi da distruggere. Al contrario, la vera rivoluzione di Juri e Carsten è prima di tutto umana che tecnologica: il sogno di essere ricordati e la speranza che il mondo potesse migliorare grazie a loro saranno le due forze in grado di scalare qualsiasi montagna, si che essa si chiami Google o qualsiasi altra nome.

Grazie Netflix perché da adesso in poi, quando dovrò usare Google Earth, mi farò una risata e potrò dire di essere su Terravision. È il minimo che dobbiamo a Juri e Carsten.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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