Un tour di Mosca tra nazionalismo, distorsione e crisi economica

La capitale di uno Stato è un po’ il metro per verificare la situazione generale di un Paese. Se una capitale sta economicamente male, quasi sicuramente anche tutto il resto del territorio è nella medesima circostanza. Prendiamo, perciò, la città sede del Cremlino e capitale della Russia, Mosca. Non ci sono proiettili che esplodono, case distrutte, fosse comuni, forze straniere che circondano la città. Sicuramente, possiamo affermare che i moscoviti stanno vivendo una situazione nettamente migliore rispetto agli orrori dell’Ucraina. A prima vista sembra quasi tutto normale: fredda, abbastanza cupa e il traffico attanaglia le strade nelle ore di punta. In realtà, però, anche qui, la vita è completamente cambiata, ed è cambiata nello stesso giorno degli ucraini: il 24 febbraio, il giorno in cui Vladimir Putin ha ordinato l’avvio della sua “Operazione militare speciale”. Da quel momento in poi, anche la normalità in Russia è cessata: Mosca è stata invasa da un “ritorno del sovietico”, una situazione molto simile a quella della Seconda guerra mondiale e della Guerra Fredda. Il nostro tour della “Mosca dell’Operazione militare speciale” sarà caratterizzato dal ritorno di un forte nazionalismo e simbolismo in supporto all’invasione, una distorsione costante dei media e della propaganda e una crisi economica senza precedenti. 

Dal primo giorno dell’invasione chiunque ha potuto notare i simboli dipinti in vernice bianca sui mezzi militari russi. Girovagando per la capitale questi “emblemi” sono ricorrenti; in particolare, negozi, magliette, edifici e musei sono tappezzati da cima a fondo della lettera “Z”, divenuta in questi giorni di guerra una vera e propria marca di riconoscimento tra i sostenitori dell’invasione. Non solo sui carri armati russi, ma nella capitale è divenuto il simbolo più frequente per mostrare il proprio appoggio allo Zar. Maria Butina, espulsa dagli Stati Uniti nel 2019 per cospirazione e divenuta due anni dopo membro della Duma, dall’inizio della guerra non perde occasione di mostrarsi ovunque con addosso t-shirt con la “Z”, invitando sui social ad imitarla. Sulle auto, tra i flash-mob pro Putin sparsi per Mosca, la lettera è divenuta un vero e proprio merchandising. Il significato del perché proprio l’utilizzo di questa lettera, fa fuoriuscire diverse ipotesi. Una prima (quella maggiormente diffusa e chiarita su Instagram dallo stesso ministero della Difesa) è la traduzione in “Za pobedu”, “per la vittoria”. Di fianco, la lettera “Z” non fa parte dell’alfabeto cirillico: il suono corrispondente alla “Z” latina è molto simile al numero 3. Facile quindi pensare alla trinità ortodossa – Padre, Figlio e Spirito Santo – o all’ideologia panrussa sposata dallo stesso Zar di una grande nazione “una e trina”, composta ovviamente da Russia, Bielorussia e Ucraina. 

Oltre alla verificata disinformazione mediatica e televisiva tra i cittadini russi sullo scontro e alla costante distorsione della rappresentazione degli ucraini come “Nazisti”, un secondo elemento centrale nel nostro “tour” della capitale russa è l’aspetto economico. Comunque andrà a finire questa orrenda guerra, una delle vittime più importanti sarà il popolo dello stato più grande del mondo: 146 milioni di persone soffriranno una crisi economica senza precedenti, una netta diminuzione del prodotto interno lordo e un’ascesa dell’inflazione. Gli studi dei vari centri di ricerca economica hanno ottenuto tutti il medesimo risultato: il crollo dell’economia russa. La misura di questa caduta varia dal -9% del Bloomberg economics al -15% dell’Institute of International Finance: se l’Europa, nelle prossime settimane, dovesse interrompere completamente l’acquisto di petrolio e gas russo, il crollo diverrebbe verticale e neanche interventi radicali a sostegno del rublo permetterebbero di placare la galoppante inflazione (nella terza settimana di marzo aumentata del 14,5% rispetto all’anno precedente, il più forte balzo da diciassette anni). Gli effetti del conflitto si avvertono anche a Mosca, dove nei market aumentano i prezzi di molte materie prime. Le mogli dei soldati al fronte devono fronteggiare un’escalation sempre più imponente dei prezzi dei generi di consumo base, come per esempio zucchero e ortaggi. I riflessi di sanzioni e inflazione si scaricano – ovviamente – sulla popolazione russa che, paradossalmente, vive al supermercato ciò che non può apprendere dai media ufficiali. 

Certamente l’Ucraina subirà il danno maggiore da questa guerra: genocidi, stupri di massa, profughi e migliaia di morti. Il resto del mondo sente già le conseguenze di questa battaglia, dall’Africa, all’Asia, all’Occidente. È doveroso, però, fare attenzione anche alla situazione del nemico: un avversario che, in una crisi economica e inflazionistica con precedenti risalenti a settant’anni fa, continua a supportare fedelmente il suo Zar, ingannato da una propaganda orwelliana incessante e senza alcun tipo di paracadute per attutire il futuro colpo al termine degli scontri.

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Arienti Stefano

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