Le app di incontri sono pericolose?

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Le app e le piattaforme di incontri, negli ultimi anni, hanno riscosso un successo enorme e inaspettato. Esse danno la possibilità di fare amicizia, intraprendere una relazione passeggera o trovare l’anima gemella in modi del tutto innovativi. Queste applicazioni sono i luoghi in cui migliaia di persone hanno iniziato a far risiedere il proprio desiderio di condivisione e di vita in comunità, anche se in versione – quantomeno inizialmente – digitale. Tuttavia, negli ultimi tempi hanno iniziato a presentare anche un terribile lato oscuro.

 

Con il successo di tali piattaforme si sono venute a creare anche diverse dinamiche sgradevoli all’interno di chat e conversazioni, nelle quali sono sempre più frequenti messaggi indesiderati e immagini non richieste. Siti nati con l’intento di creare interazione sociale, stanno in realtà prendendo il volto di posti in cui sono legittimati il cyberbullismo e le molestie multimediali. Molti utenti, sia uomini che donne (con una prevalenza di queste ultime), hanno dichiarato di aver ricevuto svariati messaggi minatori, richieste indecenti o foto intime indesiderate. Questa è una forma di violenza sessuale nuova e non conosciuta, molto difficile da combattere e da affrontare. 

 

Alcune piattaforme digitali come Tinder o Bumble hanno, però, cercato di introdurre funzioni per evitare l’invio di messaggi violenti come, per esempio, la rilevazione automatica di linguaggio offensivo all’interno del testo da inviare. Una volta rilevata la presenza di termini potenzialmente pericolosi, la piattaforma chiede al mittente di riconsiderare il messaggio prima di spedirlo. Bumble ha, invece, inserito una funzione chiamata “IA” che permette di sfocare le immagini che vengono inviate e farle vedere in modo netto unicamente sotto consenso dell’utente a cui sono arrivate. Chi utilizza tali applicazioni, però, ha solo questi mezzi per tutelarsi e vivere l’esperienza al meglio; in alternativa gli è concesso di “schiacciare” il pulsante “blocca” quando, tuttavia, il danno è già stato compiuto.

 

La preoccupazione maggiore dei “dater” è però relativa alle violenze sessuali fisiche. Incontrare una persona conosciuta via internet spesso non permette agli utenti di intercettare le intenzioni reali dell’interlocutore, lanciandosi in appuntamenti alquanto “sgradevoli”. È scioccante pensare che molte delle app di incontri filtrino gli autori di reati sessuali solo nelle versioni a pagamento, mentre su quelle gratuite questi personaggi possono mietere vittime praticamente senza alcun rischio legale. In questi casi, infatti, gli autori del crimine, utilizzano telefoni o dispositivi intestati a terzi e forniscono dati non veri sulla propria persona, rendendo quasi impossibile il loro rintracciamento. 

Le applicazioni non prendono posizioni più radicali riguardanti la sicurezza perché sono tutelate da diverse leggi nazionali: in America, per esempio, secondo il “Communications Decency Act”, in caso di danni causati da terzi, il sito non può essere dichiarato come responsabile e questo porta ad una parziale mancanza di attenzione da parte di app come quelle di meeting online.

I casi di violenza vedono come protagonisti gli utenti di sesso femminile che sempre più spesso si adoperano per far sapere a famigliari e amici i luoghi dei loro appuntamenti in modo da contattarli più facilmente e velocizzare il processo di aiuto, ma questo non permette sempre di prevenire il crimine, che molto spesso viene comunque compiuto.

 

Ma se le donne sanno che possono incontrare questo tipo di uomini perché usano ancora queste app

Tale domanda provocatoria esprime un concetto al quale tutti ci siamo affacciati: dare la colpa di un crimine a chi tale crimine lo ha subito. Non è corretto che una persona non possa usufruire in serenità e sicurezza di un mezzo che la società dà a disposizione. Ancora oggi, secondo uno studio della BBC, molti uomini sottovalutano l’impatto psicologico dell’abuso: si tende a sottovalutare l’invio di messaggi spinti e di foto delicate, quando anche questi atti, in realtà, possono provocare paura e insicurezza. Sarebbe utile, sotto questo punto di vista, che la piattaforma al momento dell’iscrizione dia un avviso agli utenti, con l’intento di educarli in merito a questo tema. 

Chiaramente non sono unicamente le donne ad aver provato paura su queste piattaforme, vi sono diversi casi di uomini che allo stesso modo hanno avuto esperienze traumatiche, ma in un numero decisamente minore.

 

Infinite relazioni sono nate attraverso questi siti; molte persone hanno trovato amici o sono riusciti ad intraprendere una relazione, in diversi casi anche stabile. Tuttavia il pericolo rimane alto. Non possiamo permettere che vi siano altre vittime e al tempo stesso che venga limitata la libertà di una persona. Bisogna agire con cautela e trovare soluzioni innovative a problemi nuovi.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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