Baby Boomers: cambiano di nuovo il mond

 

La Generazione dei Baby Boomers ha cambiato la storia dell’umanità una volta e si appresta a rifarlo.

 

Tra il 1945 e il 1965 il mondo ha assistito ad un’impennata demografica dalle dimensioni epocali. Nella storia non si era mai registrata una crescita della popolazione così ampia come quella avvenuta dopo la fine del Secondo Conflitto Mondiale. I cosiddetti “baby-boomers”, solo con la loro nascita, hanno rivoluzionato il mondo dandogli il volto presente.

 

A seguito della Seconda Guerra Mondiale, le persone hanno avvertito la necessità di cambiare stile di vita: il mondo era finalmente in pace, i pericoli erano cessati e si percepiva aria di rivalsa, che i baby boomers hanno respirato a pieni polmoni. Il concetto di lavoro e di “carriera” stava cambiando, la speranza di un futuro fecondo incentivava l’uso della creatività e la propensione a correre rischi economici. Si notavano già dai primi tempi, i frutti della rivoluzione creativa e tecnologica che in quegli anni stava prendendo piede. Si venne a creare una circolazione di denaro mai sperimentata, con forme nuove e funzionali che diedero vita al cosiddetto “boom economico”.

 

I baby boomers sono stati in grado, all’ora, di dare un volto nuovo alle abitudini collettive e di riformare l’ambito lavorativo e, ad oggi, alle soglie del loro pensionamento sembrano richiedere un’ulteriore rivoluzione. Solo in Italia, attualmente lavorano 23 milioni di cittadini e di questi, cinque milioni fanno parte della generazione dei baby boomers. Molti di loro sono prossimi alla pensione, mentre i più “giovani” hanno davanti ancora, in media, quindici anni di lavoro. Conseguenza di questo “abbandono” sarà una mancanza di manodopera all’interno delle imprese che risulterà difficile da sanare. I giovani che nei prossimi anni si affacceranno al mondo del lavoro, infatti, saranno fin troppo pochi per andare a “tappare” i buchi lasciati dagli impiegati uscenti, non creando un conseguente ricambio generazionale totale.

 

Nel prossimo decennio verranno a crearsi diversi scompensi economici che potrebbero portare ad un collasso finanziario mondiale. Il problema, tuttavia, non si limita ad una questione puramente monetaria, che comunque acquisirebbe dimensioni mai viste, ma si amplia anche al rapporto sociale vigente tra le generazioni. I giovani sono già innestati nell’ottica di dover pagare i contributi per i propri genitori, in modo da assicurare loro una somma pensionistica adeguata. Tuttavia, in una situazione di incertezza come quella che stiamo vivendo, il solo pensiero di avere altre persone a carico, crea un forte sentimento di instabilità e paura verso quello che riserverà il futuro. In molti ragazzi sta nascendo un forte risentimento, che porta la nuova classe lavorativa a guardare ai più anziani non come modello ma come colpevoli diretti della loro condizione. I baby boomers non sembrano voler lasciare spazio ai ragazzi, guardandoli con diffidenza e considerando le “nuove leve” come prive di capacità, non meritevoli quindi di fiducia. Non si sentono sicuri a lasciare l’azienda che hanno costruito in mano a “bambini incapaci”.

 

Come si risolverà il problema del ricambio generazionale?

La strada che la maggior parte delle Nazioni sta intraprendendo in questi anni è quella del prolungamento dell’età pensionabile, la quale più che apparire come la soluzione migliore risulta invece la via più veloce e conveniente per lo Stato che, ancora, sembra non voler guardare le tensioni sociali che questi provvedimenti a tela di ragno causano nel nostro sistema economico.

Una soluzione alternativa che potrebbe essere presa in considerazione è quella dell’integrazione, ovvero andare a sanare gli scompensi con l’assunzione di personale straniero qualificato. Una soluzione semplice e storicamente efficace che, però, non sembra voler essere adottata fino in fondo in nome di un nazionalismo destinato ad essere smentito. Ci potrebbe, in alternativa, essere un cambiamento di prospettiva, quindi, affidarsi a fondi pensionistici privati e non più statali, ma questa strada non è percorribile da tutti i lavoratori e in più presenta diversi rischi determinati dalla mancanza di fondi statali.

 

I lavoratori diminuiscono e gli sgravi fiscali sulle casse delle Nazioni aumentano. Tuttavia, se preso per tempo questo problema potrebbe non avere conseguenze così devastanti come quelle pronosticate. Una generazione che non ricorda il sorriso davanti ad un futuro di speranza e sembra egoisticamente pensare che quella possibilità è stata data solo alla loro generazione.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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