Benzodiazepine: la droga del Lockdown

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Durante il periodo della quarantena la popolazione mondiale si è ritrovata ad essere rinchiusa nelle proprie abitazioni. Le abitudini, anche quelle più semplici, sono cambiate e si è passati dal vivere in comunità all’essere isolati e distanti l’uno dall’altro. Tale stravolgimento ha dato vita ad una crisi psicologica che è dilagata soprattutto tra i giovani, i quali, trovandosi in una condizione nuova e inaspettata, spesso non hanno saputo rispondere ad essa in maniera costruttiva, lasciandosi invece trascinare dalla solitudine. Diversi ragazzi hanno cercato una soluzione immediata al loro stato d’animo e molti si sono lanciati nel mondo degli psicofarmaci.

 

È dilagato, durante il Lockdown, l’utilizzo di farmaci tranquillanti e ansiolitici chiamati “Benzodiazepine”. Questi sono, solitamente, prescritti da medici e psichiatri ai pazienti che soffrono di attacchi di panico, depressione oppure ansia a stadi avanzati. Il fine di queste medicine è quello di acquietare le emozioni e gli stati d’animo del paziente, portando le sensazioni anomale ad uno stato più sopportabile. Tuttavia le benzodiazepine, se prese in quantità elevate, possono avere effetti psicotropi e droganti, portando il soggetto a distaccarsi dalla realtà e affievolendo, quasi del tutto, i sentimenti. I ragazzi in molti casi ne hanno fatto un uso altamente improprio, guardando a tali farmaci non come qualcosa che potesse curarli e liberarli dalla malattia, ma come sostanze inebrianti che assecondassero il loro desiderio di fuga dalla vita. Secondo le testimonianze di alcuni adolescenti, al momento dell’assunzione scompariva qualsiasi problema esterno, l’animo si intorpidiva e la paura per il mondo si azzerava in pochi minuti. 

 

Il farmaco più famoso e comune tra i ragazzi è lo Xanax e, come ogni benzodiazepina, crea una forte dipendenza in un tempo brevissimo. La dipendenza da questi medicinali è forte ed immediata: la mente e il corpo richiedono costantemente l’assunzione di “pillole” e in caso di astinenza si verificano forti spasmi, nausea, dolori articolari e mal di testa, non puoi fare niente se non farti e toglierti tutti i problemi dalle spalle. 

 

In uno stadio avanzato della dipendenza, la vita inizia ad essere vissuta a sprazzi e in alcuni momenti è come se le azioni del soggetto fossero indirizzate da agente esterno. Molti ragazzi affermano di aver vissuto momenti di totale “blackout”: periodi di totale vuoto, che possono durare anche diverse ore, durante i quali il corpo si muove ma non si è coscienti di controllarlo. Al termine di questi momenti non ci si ricorda dell’accaduto e, inevitabilmente, ricomincia il malsano ciclo. 

L’effetto di tali “momenti di buio” viene amplificato dall’utilizzo di alcool, spesso accostato all’assunzione delle sostanze psicotrope che annebbia ancor di più la mente e riduce ulteriormente i freni inibitori, portando i giovani privi di paura a commettere atti molto pericolosi mettendo a rischio la propria vita. 

In vari casi, i giovani succubi si sono accorti che la situazione gli era sfuggita di mano a causa di questi momenti che, spesso, hanno portato a danni fisici gravi o, nei casi peggiori, alla morte di amici e conoscenti.

 

Tutte le dipendenze sono difficili da estirpare e quella da farmaci non fa eccezione. Le persone che circondano il soggetto che usufruisce di questo tipo di droghe, nella maggior parte dei casi, riescono ad intuire che vi sono dei problemi. Molti dei genitori affermano di aver recepito un drastico cambiamento nella personalità e nel comportamento del proprio figlio o di aver trovato portapillole lasciati in giro per casa in istanti di incoscienza. Il cambiamento spesso parte proprio da chi sta attorno al ragazzo ma, come è intuibile, deve essere lui a decidere che è il momento di riprendere in mano la propria vita. La riabilitazione è faticosa e impaurisce: il fisico e la mente si devono abituare all’assenza della sostanza. Tutte le paure e l’ansia che si provavano prima ritornano e si manifestano in modo amplificato, i pensieri negativi sopraggiungono e colmano il terribile vuoto lasciato dall’astinenza. Uscire dal circolo della droga non è semplice, è un percorso lungo che porta con sé, però, grandi benefici.

 

Siamo abituati a vivere seguendo la ragione, ma senza la presenza dei sentimenti non vi sarebbero gli esseri umani. Essi sono campanelli di allarme nelle situazioni pericolose, mentre coronano a pieno un’esperienza che altrimenti sarebbe stata vuota. Tuttavia, nel momento in cui vieni inghiottito dalle tue emozioni, queste prendono il volto di demoni dai quali fuggire, il più velocemente possibile, a discapito della tua libertà e razionalità. Nel momento in cui non vi sono altre risposte la droga prende il sopravvento, lasciando sempre più genitori senza figli e sempre più figli senza genitori.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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