Censura? Nessuno può zittirmi per una battuta. Storia di uno humor nero sovietico mai abbandonato

Stalin tiene un discorso ad un vasto pubblico al Cremlino. All’improvviso qualcuno starnutisce. Stalin: “Chi ha starnutito?”. Tutti tremano e nessuno osa confessare. Stalin: “Prima fila; alzatevi tutti e uscite. Sarete fucilati” (Applausi). Stalin: “Allora, chi ha starnutito?”. Silenzio. Stalin: “Seconda fila, alzatevi tutti e uscite. Sarete fucilati” (Ovazione, grida: “Viva il grandissimo Stalin”). Stalin: “Allora? Chi ha starnutito?”. Un uomo si leva in piedi nell’ultima fila, tremando: “Sono stato io, mi scuso…”. Stalin: “Figurati! Salute, compagno!”. “Mosca ha offerto a Kiev di organizzare un incontro tra Putin e Zelensky. Secondo fonti ufficiose, i lavori per la realizzazione del tavolo sono già iniziati”. Sono due battute, l’una a quasi cento anni di distanza dall’altra, con lo scopo di ironizzare sui problemi all’interno dei rispettivi Stati, le quali riescono ad evidenziare il carattere dei leader autoritari e, soprattutto, permettono di evitare la censura da parte dei regimi. In particolare, la seconda di queste (che ironizza sull’incontro Putin-Macron avvenuto su un lunghissimo e imbarazzante tavolo) è un esempio di propaganda che sempre più giornali indipendenti russi stanno utilizzando, allo scopo di far circolare notizie sull’invasione russa in Ucraina. Il cosiddetto “Humor nero sovietico” non è una novità nella Federazione, è una “prassi giornalistica” efficace per far circolare con parziale tranquillità notizie “border-line” sui leader del regime e sulle loro azioni militari all’estero. “È una forma di termometro dell’opinione pubblica. Più le battute sono crudeli, più riflettono l’obsolescenza del sistema, più mettono in evidenza la contraddizione tra retorica e realtà e più diventano interessanti”, osserva l’editorialista radiofonico e comico Philippe Meyer. È un indicatore, quindi, dell’insofferenza popolare o della necessità tra i cittadini di scambiarsi informazioni, trovando metodi efficaci per evitare la censura (ai tempi di Putin) o la fucilazione (ai tempi di Stalin). 

Durante la Guerra Fredda, l’intelligence americana ha raccolto centinaia di migliaia di questi aneddoti di “humor nero”. In voga già ai tempi di Stalin, la mania per queste mini-satire raggiunse il culmine del successo con Leonid Breznev, al potere dal 1964 al 1982, quando l’URSS si impantanò in un lungo periodo di “stagnazione economica”, come un momento di inesistente crescita del Prodotto Interno Lordo e dell’occupazione statale. In questi decenni, la satira aveva lo scopo di evidenziare tutte le caratteristiche di un sistema difettoso o di leader politici autoritari e sanguinari. Veniva praticata difficilmente dai giornali, più facili da intercettare e censurare, ma soprattutto in via orale, dalla gente comune e in qualsiasi luogo di aggregamento popolare: piazze, case e addirittura dentro le prigioni. È il caso, per esempio, di Michail Michajlovič Zoščenko, uno dei più celebri scrittori sovietici degli anni Trenta e Quaranta, ostracizzato dal Regime per la sua satira e ironia violenta contro il comunismo rosso. L’obiettivo dell’autore era quello di raccontare la quotidianità, senza sviluppare trame complicate e incentrandosi su episodi scarni, piani e spesso anche banali. La sua ironia, secondo lo stesso scrittore, travolge “la miseria morale, la stupidità, l’inganno; è lo smascheramento della pretenziosa ipocrisia, il sapore agro della dignità umana offesa dagli uomini stessi”. Il suo humor, schietto e reale, lo ha portato a diventare inviso al regime, accusato di antisovietismo. Nell’estate del 1946, la pubblicazione del racconto “Le avventure d’una scimmia” – in cui, secondo molti, avveniva una fantasiosa e pretenziosa satira su Stalin – inasprisce definitivamente il suo rapporto col Partito: venne escluso dall’Unione degli Scrittori e privato di ogni contratto con qualsiasi testata giornalistica sovietica, al punto da essere costretto a lavorare in un laboratorio di calzature fino al termine della sua vita. 

Anche oggi, da quando la Russia è entrata in guerra contro l’Ucraina, un’antologia di racconti si è diffusa di bocca in bocca e, soprattutto, sui social network, testimoniando il forte ritorno di una satira sovietica mai abbandonata, la barzelletta come mezzo espressivo di opposizione. Tuttavia, non solo stanno riaffiorando battute satiriche, ma sempre più vengono “riciclate” quelle passate, dei tempi di Stalin e Breznev. Il ritorno della censura, il soffocamento dei media indipendenti e occidentali, la repressione governativa contro ogni forma di protesta stanno favorendo questo ritorno di fiamma. Quindi ecco Putin da un parrucchiere che continua a chiedergli dell’Ucraina mentre si taglia i capelli; infastidito, il leader russo finisce per chiedergli perchè tante domande sull’argomento. “È più comodo per me lavorare quando i tuoi capelli si rizzano”. Un simpatico aneddoto utilizzato con il predecessore Breznev, quando i carri armati entrarono a Praga.  

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Arienti Stefano

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