Forme e colori: processi inconsci nel consumo di cibo

La cultura culinaria, negli ultimi anni, sta riscuotendo un enorme successo. Gli chef più abili sono diventati delle celebrità, alcuni dei programmi televisivi più seguiti appartengono al mondo del food and beverage.

 

Il concetto di pranzo e di cena all’interno del contesto di un ristorante è cambiato: ordinare e consumare una pietanza è un processo che richiede attenzione e, soprattutto, concentrazione. Quello che prima era un semplice pasto, un momento di convivialità, sta prendendo il volto di una vera e propria esperienza, al pari di assistere ad uno spettacolo teatrale o ad un concerto. All’interno dei piatti sono, ormai, racchiuse aspettative e sensazioni che spesso si estendono al di là della semplice bontà: l’aspetto, l’aroma e l’ambiente in cui si mangia, giocano un ruolo fondamentale per la soddisfazione del cliente. In poche parole, non è importante unicamente il gusto del piatto: nel mercato culinario degli ultimi anni, si è prestato molta attenzione anche alla stimolazione degli altri cinque sensi. Vendere un prodotto, che sia un piatto in un ristorante o una pietanza al supermercato, richiede un’analisi completa delle preferenze visive, olfattive, alle volte uditive e tattili del consumatore medio. 

 

Nello specifico, la forma della confezione o il suono che viene emesso al momento dell’apertura di un determinato prodotto vanno ad influire sulla aspettativa del consumatore e di conseguenza sul sapore.

Le aziende alimentari si stanno specializzando sempre di più e molto spesso intraprendono campagne che rendono i cibi più salutari pur mantenendo il gusto originario del prodotto, andando semplicemente a cambiare il “font” della scritta sull’etichetta oppure cambiando la forma del “packaging”.

Per fare un esempio: un’azienda che produce una delle marche più vendute di latte al cioccolato ha voluto arrotondare le linee del logo, il risultato fu inaspettato: pur non cambiando le quantità di ingredienti presenti al suo interno, molti consumatori hanno trovato la bevanda più dolce. Questo caso, permette di comprendere  quanto l’uomo sia sensibile a stimoli che nemmeno è conscio di percepire. Solo andando a “smussare” le scritte presenti sulle etichette, si potrebbero abbassare del 10% i livelli di zucchero nelle bevande, rendendo il consumo più salutare e non intaccando il sapore della pietanza.

 

Le scritte presenti su packaging influiscono sull’aspettativa del cliente al momento dell’assaggio, ma vi sono molte altre tecniche che si potrebbero utilizzare per rendere ciò che mangiamo più salutare unicamente cambiando l’aspetto esterno. Si è dimostrato in diversi studi che la forma del piatto all’interno della quale si va a mangiare incide sul gusto della pietanza e sulla sensazione di sazietà del consumatore. 

Secondo alcuni ricercatori di Oxford e Cambridge, andando a ridurre le dimensioni dei piatti, anche l’apporto calorico necessario per soddisfare il commensale viene a ridursi circa del 10%.

Un altro esempio a favore di questa tesi è il fatto che, secondo diversi esperti, mangiare pietanze servite in ciotole possa favorire una richiesta di cibo minore, in quanto la sua forma arrotondata tende a far sembrare il contenuto più abbondante. In più, essa viene, almeno in Oriente, tenuta in mano al momento del pasto e questo fa sì che il soggetto che sta mangiando senta il peso del cibo: più la ciotola pesa meno si dovrà mangiare per sentirsi sazi.

Sfruttando gli stimoli sensoriali esterni è, quindi, possibile diminuire l’apporto calorico necessario per sfamare una persona. Questo potrebbe portare ad un miglioramento della salute, andando però a mantenere i sapori che rendono uniche le pietanze e le bevande che giornalmente consumiamo. Tali tecniche di marketing possono essere usate a fin di bene, ma troppo spesso, le aziende sfruttano questi studi per indurre la popolazione ad un sovra-consumo non necessario e nocivo, portando a disturbi e malattie. L’essere umano è sensibile ad ogni stimolo: inconsciamente pubblicità televisive, cartelloni pubblicitari possono indurci a prendere decisioni che altrimenti non intraprenderemo. È importante, quindi, stare attenti e pensare sempre se la decisione che prendiamo abbia origine dentro di noi oppure sia stata presa da qualcun altro al posto nostro. 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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