Eco-ansia: come cambia il mondo dei più giovani

I ragazzi nati tra il 1997 e il 2012 fanno parte della generazione più interessata e, quindi, più preoccupata per quanto riguarda i problemi climatici. I lavoratori più giovani, infatti, sono alla ricerca di impieghi che possano essere utili alla causa ambientale, declinando o abbandonando posizioni lavorative, spesso anche economicamente vantaggiose, in aziende che non hanno a cuore la salute del Pianeta.

Il cambiamento climatico ha dei grossi risvolti sulla psicologia dei “nuovi adulti”, che si sentono schiacciati dal peso del consumo di gas tossici e combustibili fossili, e si sentono, in una certa misura, incaricati di remare contro questa tendenza distruttiva. Sempre più giovani soffrono di eco-ansia, un fenomeno psicologico definito dalla American Psychological Association come un “profondo senso di paura, smarrimento e mancanza di speranza, causati dalla percepita incapacità da parte dell’individuo di agire sul cambiamento climatico”. L’eco-ansia è difficile da combattere in quanto si tratta di una reazione ad un problema che esiste e che richiede di essere risolto, per questa ragione non ci si può distrarre e “lasciarla da parte per un po’ di tempo”, essa rappresenta un nemico che distoglie spesso il soggetto dal suo fine, intrappolandolo in una spirale di pessimismo che porta a conseguenze catastrofiche. 

Come sta reagendo la Generazione Z davanti a questo diffuso sentimento di paura? Ciò che è positivo e il fatto che molti giovani stanno trovando delle “soluzioni” produttive per combattere l’eco-ansia. Lo stile di vita di molti ragazzi rispecchia la loro tendenza a voler diminuire i consumi: i comportamenti adottati dai nuovi adulti e dai più giovani sono spesso pro-ambiente e sono utili, non solo per il cambiamento climatico ma anche per quanto riguarda la loro salute fisica e mentale. Ma come accennato all’inizio, ciò che più stupisce è la scelta lavorativa che molti decidono di fare. Diversi studenti arrivati alla fine del ciclo scolastico ricercano un lavoro che gli permetta di incanalare quest’ansia e far sì che divenga un sentimento produttivo. Secondo Bethany Patten, direttore associato senior della Sustainability Initiative presso la MIT Sloan School of Management, negli ultimi tre anni, la sostenibilità è divenuta un vero e proprio settore lavorativo, che sta attraendo un numero consistente di ragazzi. 

Scegliere una carriera “green è, però, molto complesso: i posti di lavoro scarseggiano e quelli che ci sono non permettono di percepire una retribuzione alta. Tale carriera lavorativa è definibile come un “lavoro per passione” e quindi vi è una retribuzione molto bassa. Questo fattore permette solo ad alcuni di poter aderire a questo tipo di attività, i ragazzi provenienti da famiglie benestanti sono, infatti, quelli che hanno la possibilità di accettare salari bassi e si possono permettere tirocini o spostamenti in zone del mondo più a rischio. Per ora in questo ambito vi è un alto livello di privilegio, che tuttavia, potrebbe portare, nei prossimi tempi ad un allargamento e una maggiore comprensione. In più, non tutti i lavori “verdi” richiedono sacrifici monetari: gli scienziati ambientali, nel 2020, hanno guadagnato uno stipendio medio di 73.230 dollari e il mercato dell’energia sostenibile è in continua crescita, specialmente quello che riguarda l’energia solare. Secondo il più recente Solar Jobs Census, tale fetta di mercato andrà a comprendere 400.000 posti di lavoro entro il prossimo decennio, ma l’obiettivo del 100% di elettricità pulita del paese richiederà una forza lavoro di oltre 900.000 entro il 2035. 

Per la Generazione Z, davanti alla sostenibilità, lo stipendio e i soldi prendono meno importanza. Secondo alcune ricerche condotte nelle Università degli Stati Uniti: il 51% dei ragazzi avrebbe preferito ricevere uno stipendio minore ma lavorare in un’azienda responsabile e con a cuore il cambiamento climatico. 

Questo articolo ci mostra come la vita di un uomo non possa essere divisa in compartimenti. Per la Generazione Z il problema ambientale sta andando a modificare tutte le attività, dal consumo di cibo alla scelta lavorativa. Economia, ambiente e società si stanno sempre più omologando e stanno cercando di guardare tutte nella stessa direzione. Il futuro del mondo – economico, sociale e ambientale – è incerto e questa incertezza grava sulle spalle dei più giovani che percepiscono il peso del cambiamento e decidono di prendersi una responsabilità. Ma a fronte di queste considerazioni, una domanda sorge spontanea: basta che una Generazione si prenda carico di questi problemi? 

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Arienti Stefano

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