Gli archetipi dell’Eroe nella guerra

I modelli più profondi del funzionamento psichico, come le radici dell’anima che governano le prospettive attraverso cui vediamo noi stessi e il mondo. Essi sono le immagini assiomatiche a cui ritornano continuamente la vita psichica e le teorie che formuliamo su di essa”. Così lo psicanalista e filosofo statunitense James Hillman definiva gli archetipi dell’Eroe, quella figura – “scoperta” negli anni Trenta da Carl Gustav Jung – che ci consente di attribuire un senso al nostro processo di crescita, di comprendere il cammino vissuto nei suoi aspetti sia positivi che negativi, facilitandoci nel riscoprire i nostri aspetti di forza e le nostre vulnerabilità. Sono contenuti presenti ai livelli più profondi dell’inconscio, che non risultano mai accessibili direttamente e affiorano esclusivamente nel linguaggio figurato, nei miti o anche nei sogni. L’Innocente, l’Orfano, il Guerriero, l’Angelo custode, l’Amante, il Cercatore, il Distruttore, il Creatore, il Sovrano, il Mago, il Saggio e il Folle. Ognuno di noi rappresenta uno di questi dodici archetipi, o meglio: qualunque persona – in base ovviamente al punto di vista – è un “cocktail” di queste figure, una miscela psichica di più Eroi che vanno a determinare la nostra personalità. E così, anche i protagonisti della guerra in Ucraina, Putin e Zelensky, rappresentano differenti “figure di Eroe”. 

Putin – con giustificazioni sicuramente limitate – ha intrapreso di sua spontanea volontà una guerra d’invasione e conquista, destando scompiglio e odio nella maggior parte della popolazione del globo. Egli è – con pochi dubbi al riguardo – un Distruttore: “Fa già abbastanza male sapere che morirai. Ma saperlo e sentire che la tua vita è priva di senso è veramente duro da sopportare”. Putin, fino a quasi due mesi fa, sentiva la morte (ovviamente non fisica) soffiare alle proprie spalle, una inevitabile crisi della Russia non da un punto di vista economico-militare, ma di ideologia. La “voglia di passato” era troppo forte nello Zar e la “pulizia” – non solo dentro di sé – era necessaria per smuovere la Russia e tutto il mondo. Come una grande Ombra, Putin ha portato con sé distruzione verso gli altri, omicidi, violenze fisiche, bombardamenti e profughi. È stato un dovere, un passaggio necessario, bisognava – usando le sue parole – “pulire l’Ucraina dai Nazisti”; e così sta facendo, senza mezzi termini e contro qualsiasi diritto d’umanità. 

Lo Zar, però, è anche l’archetipo “opposto”. Dal canto suo, non solo è distruttore del “marcio” Occidente: è, soprattutto, un Creatore. O meglio, un “Ri-Creatore” dell’immaginario e ideologia collettiva sovietica passata, il “buon vivere” dimenticato dall’Europa orientale. La vita diventa come un’opera d’arte, sempre più consapevoli del proprio ruolo nel mondo; si fa esperienza di questa gioia, di questa conoscenza. Ci si prepara al Viaggio, a riportare a casa il “tesoro” e a contribuire alla riformazione del “regno”. “Siamo i Sovrani della nostra vita” e proprio per questo, lo Zar, si trasformerà in Sovrano: al completamento del suo obiettivo, la vecchia URSS potrà tornare a risplendere. Ci porterà – nell’immaginario del presidente russo – ad assumere un atteggiamento realistico: non ci sono illusioni, solo realtà. L’Homo Sovieticus è tornato al potere. 

D’altro canto, un’ex uomo di spettacolo come Zelensky non può non riportare a sé e al mondo l’immaginario dell’Eroe. Il presidente dell’Ucraina incarna oggi il “mito dell’eroe”, colui che neanche di fronte alla seconda potenza militare del mondo lascia la sua terra o si abbandona alla sconfitta. Zelensky è diventato tale anche (o solo) perché ha riportato in gioco gli archetipi dell’Eroe di Jung. Al mondo si è presentato come un Guerriero, donando coraggio, disciplina, abilità e senza badare a questioni etiche o morali. Non è, sotto questo punto di vista, molto differente dal soggetto precedentemente analizzato: la resistenza significa rivendicare il proprio potere, mostrare chi ha il diritto di rimanere sul territorio di Kiev. 

I vari discorsi nei Parlamenti europei, al Congresso americano o alle Nazioni Unite – d’altro canto – vedono Zelensky predisporsi all’Occidente come l’Orfano, quell’archetipo che fuoriesce quando “il nostro bambino interno si sente trascurato, abbandonato, tradito, deluso”. Il mancato appoggio del mondo, la richiesta di armi e di forze militari, la no-fly zone, tutti mezzi che hanno permesso al presidente ucraino di “chiedere aiuto”, di apparire come il tradito, l’Eroe a cui è stato rubato il suo dono più prezioso, la “donna amata”. 

L’individuazione di un archetipo per una figura, storica o attuale che sia, è sicuramente qualcosa di soggettivo. Chiunque potrebbe definire Putin o Zelensky con tutt’altri archetipi, probabilmente anche scambiandoli. Rimane comunque un esperimento, una impersonificazione estendibile a tutti i personaggi attuali della guerra per permetterci di capire meglio le motivazioni che spingono uno o l’altro capo di Stato a intraprendere una certa azione.

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Arienti Stefano

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