Grande Oriente d’Italia e Loggia P2: il secondo governo italiano

La Massoneria Italiana è nata su esempio delle già esistenti fratellanze massoniche inglesi, francesi e tedesche. Tuttavia, nel nostro Bel Paese, questa confraternita ha preso un ruolo decisivo e diverso dalle massonerie estere e ciò avvenne soprattutto durante gli ultimi quarant’anni del secolo scorso. Molti esperti e studiosi di storia italiana, descrivono la Massoneria di quegli anni come un “cancro” interno alle istituzioni le cui “metastasi” sarebbero le Logge sparse per tutta la Penisola.

La più longeva e importante Loggia della nostra Nazione è, e fu, il Grande Oriente d’Italia, la cui nascita risale agli inizi del 1800 ma iniziò ad essere veramente influente solo a metà del XIX secolo, quando divenne Gran Maestro Adriano Lemmi, un livornese molto potente e influente, fervente seguace di Giuseppe Mazzini, il quale permise anche ai ceti meno abbienti di poter entrare a far parte della Confraternita. A lui seguì Ernesto Nathan, al tempo, sindaco di Roma. Fu, dalle testimonianze, un Gran Maestro molto apprezzato, che portò freschezza e innovazione in una Massoneria ferma a cent’anni prima, questo, però, mantenendo fedeltà alla tradizione di tale istituzione. Egli spostò la sede del Grande Oriente a Palazzo Giustiniani, attuale sede del Senato della Repubblica, conferendo a tale Loggia un sentore di importanza e potenza mai raggiunto dai precedenti capi. Dopo di lui, le acque si calmarono e con l’ascesa del Regime fascista la Massoneria visse un periodo di estrema fragilità. La legge sulle associazioni proposta dai collaboratori del Duce nel 1925 ebbe come conseguenza lo scioglimento di tutte le associazioni segrete e quindi anche della Massoneria, i cui componenti dovettero scappare in Francia. Palazzo Giustiniani venne confiscato e molti massoni uccisi o perseguitati. 

Si arriva, dopo la ricostruzione dell’impianto massonico, al 1970 e ‘80. In questi anni si susseguirono come Gran Maestri Lino Salvini e Battelli Ennio, il primo: un medico, il secondo un imprenditore e militare italiano. I quali furono due dei protagonisti dell’inchiesta presieduta da Tina Anselmi nel 1984, che chiuse definitivamente la Loggia P2 (Propaganda due).

Ma cos’è la Loggia P2? Come disse Giuliano di Bernardo in una intervista a Fanpage,it, la P2 nacque a metà dell’800 con il fine di distaccare l’attività massonica di personalità influenti – come alte cariche dell’esercito e dello Stato, artisti e poeti come Carducci e Pascoli – dal resto della massoneria. Il fine di questa creazione era positivo: permettere a queste personalità di condurre le proprie mansioni senza pericoli e distrazioni. Tra gli inizi degli anni ’60 e gli anni ’80, si inserì in Propaganda due, Licio Gelli, uno dei nomi più importanti della storia contemporanea italiana. Sconosciuto ai più, Gelli era, durante il ventennio fascista l’addetto alle comunicazioni tra SS e RSI (Repubblica di salò), fervente ammiratore del Duce e convinto persecutore di partigiani. Egli ha avuto, quasi sicuramente, contatti con i Servizi Segreti Americani e con la NATO divenendo uno dei ponti di comunicazione tra Italia e il Nuovo Mondo. Nel 1963 riuscì ad entrare, grazie ai suoi agganci politici, nel Grande Oriente che, fin da subito gli diede un compito molto importante. L’allora Gran Maestro Gamberini, incaricò Gelli di rivitalizzare la Loggia “coperta” Propaganda due. 

Una volta entrato nella Confraternita a Licio Gelli vengono portati, in segreto, dei fascicoli contenenti informazioni riservate dei più grandi vertici dello Stato e delle banche italiane che si trovavano a far parte della Loggia a cui aveva da poco aderito. Questi documenti divennero ben presto motivo di ricatto e quindi di controllo su molte personalità influenti al tempo. Da questo fatto scaturirono diverse dinamiche sotterranee e manipolazioni che portarono la Massoneria ad essere accusata di atti, in realtà, compiuti unicamente da Gelli. Egli, fin da subito, creò contatti con servizi segreti di diverse nazioni (tra cui la CIA), era conoscente e amico di diversi terroristi neri (eversori neofascisti) e fece entrare nella P2 più di 400 alti ufficiali italiani e della NATO. Era un uomo al controllo dei più grandi dirigenti dello stato e grazie a questa sua potenza, riuscì a dirigere diverse azioni illecite rilevanti per la nostra storia e tutte appartenenti alla “stagione stragista” (periodo che va dal 1969 al 1974, costellato di uccisioni e stragi per mano della P2, la Mafia e i terroristi neri). Egli, per esempio, ebbe un ruolo di grande importanza nel Golpe Borghese, un colpo di Stato tentato e mancato, guidato da Junio Valerio Borghese, in cui Gelli avrebbe avuto un ruolo di spicco e il “merito” di aver decretato la fine di questo disperato tentativo. 

Nel 1975 viene nominato, da Lino Salvini, amico e collaboratore di Gelli, Maestro Venerabile e decide, forte del supporto del Gran Maestro del Grande Oriente: Salvini e del suo successore, Ennio Bettelli, di stilare un Piano di rinascita democratica, ovvero un programma di nomina dei vertici statali. A differenza del colpo di Stato, egli ora non vuole cambiare l’assetto costituzionale del Paese ma cambiare gli equilibri di potere all’interno della Nazione. Con questo Piano egli vuole, principalmente, ridimensionare il potere politico del PCI (Partito Comunista Italiano) e diminuirne l’influenza e in un certo senso ci riuscì, anche se per poco tempo. Si capisce, quindi, come questa personalità sia stata fondamentale per l’Italia ma non siamo ancora arrivati al dunque. Licio Gelli, infatti, fu uno dei responsabili anche della Strage di Bologna, anche se le prove della sua colpevolezza arrivarono solo nel 2020, già all’epoca venne condannato per depistaggio nelle indagini: egli cercò di depistare le forze dell’ordine che, nel frattempo, avevano arrestato tre terroristi neri, legati alla figura di Gelli. 

Nel maggio del 1981, durante le indagini per il finto rapimento del Finanziere Michele Sindona (membro della Loggia P2), vennero nella residenza di Gelli, ad Arezzo, le liste, sicuramente incomplete, dei nomi dei membri di Propaganda due. Questa scoperta viene chiamata: “Scandalo della P2”. Al suo interno vi erano tutti i dirigenti dei Servizi Segreti Italiani, diversi magistrati e ministri, politici del calibro di Silvio Berlusconi, giornalisti e presentatori come Maurizio Costanzo e personalità influenti come Vittorio Emanuele di Savoia. Gelli nel momento della perquisizione non si trovava nella sua abitazione. Era fuggito a seguito dei mandati di arresto a suo nome: uno in quanto accusato di bancarotta Fraudolenta del Banco Ambrosiano e un altro per il depistaggio nelle indagini sulla Strage di Bologna. Gelli venne trovato a Ginevra nel 1982 e incarcerato ma, nel 1983, riuscì ad evadere, per poi costituirsi solo nel 1987.

La storia di Italia, in parte, venne cambiata, non dalla Massoneria – fratellanza certo non cristallina – ma da Licio Gelli. Un nome che molti neanche sanno ma che ha cambiato le sorti di questo Paese praticamente da solo. Da spia Nazista a Maestro Venerabile di una confraternita che con il Duce non aveva nulla da spartire, per poi divenire, come si è definito lui stesso in un’intervista con Costanzo, un “Burattinaio”. Questo era Licio Gelli, questa era l’Italia.

 

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Arienti Stefano

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