Guerra in Yemen: la soluzione è il taglio dell’assistenza alimentare

Guerra nello Yemen: la crisi dei finanziamenti forza le Nazioni Unite a tagliare l’assistenza alimentare”: il 22 dicembre la situazione dello Stato africano torna al centro del dibattito, come mostra il titolo della BBC news. La crisi globale e la riduzione dei finanziamenti ha messo con le ginocchia a terra una Nazione che dal 2011 vede susseguirsi conflitti e drammi per la sua scarsa capacità istituzionale e miseria cronica.

Il World Food Programme è la principale organizzazione umanitaria e agenzia delle Nazioni Unite, nata nel 1961 con lo scopo di fornire assistenza alimentare nelle emergenze e lavorando per costruire la resilienza delle comunità. Da decenni lavora e finanzia quei paesi in guerra fornendo supporto alimentare, anche se negli ultimi anni si è trovata spesso costretta a diminuire questi sussidi per una mancanza di finanziamenti. Ha mostrato come siano 27 i paesi nella medesima situazione dello Yemen, tutti caratterizzati da un denominatore comune: la guerra

Il motivo della crisi di questa agenzia è appunto l’assenza di finanziamenti. Banche, aziende e privati, i principali creditori di questa associazione, hanno diminuito drasticamente negli ultimi anni il loro supporto, peggiorando gravemente le situazioni socio-politiche in queste zone. Egoismo di massa o vera crisi globale? 

Quel che sembra è una vera crisi globale, alimentata dalla pandemia e che ha mostrato la netta dipendenza di ancora molti paesi nei confronti delle organizzazioni internazionali ed europee. L’abisso tra i due mondi non è mai stato così ampio, così come affermano anche i dati statistici: i rapporti umanitari dell’ONU e delle altre più grandi agenzie mondiali mostrano come metà della popolazione dello Yemen (16,2 milioni di persone) soffrirà la fame nei prossimi anni e come l’80% della popolazione viva al di sotto della soglia di povertà; le proiezioni per il futuro sono ancora più agghiaccianti, con migliaia di morti per fame, malattie ancora incurabili e guerre, rendendolo oggi il paese più povero del mondo. 

Siamo di fronte ad un bivio, che ci costringe a decidere quale strada attuare per i prossimi anni. Un miglioramento e incremento del supporto finanziario e alimentare verso questi paesi, attraverso nuove forme di innovazione. Oppure la fine di questi paesi, i quali entreranno in un circolo vizioso di sangue-fame-morte, rendendo impossibile un contatto diretto se non con le armi.

 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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