I nuovi teppistelli di quartiere

Il concetto di Baby Gang è nato negli Stati Uniti d’America tra gli anni ’50 e ’70, quando nei quartieri più degradati della nazione – i cosiddetti slum – iniziarono a crearsi gruppi di minorenni con il preciso scopo di commettere reati. Nacque quindi questo fenomeno di microcriminalità che continua ormai da quasi settant’anni e che si è diffuso in tutto il mondo. 

Per lungo tempo si sono andati a confondere gli atti di bullismo con i crimini commessi da queste Gang. La differenza tra una bravata, comunque molto grave, commessa da un gruppo di ragazzi e gli atti commessi da questi gruppi è sostanziale. Le Baby Gang sono un lampante esempio di aggregazione patologica, la creazione di gruppo sociale che si riunisce unicamente per mettere in atto comportamenti antisociali molto al di là dei limiti concessi dalla legge. I crimini commessi da queste bande vanno dal borseggio e il furto allo stupro e gli omicidi. All’interno del gruppo vi sono ruoli gerarchici e compiti ben definiti e i membri provano un forte senso di lealtà e appartenenza verso i propri “compagni”, in nome della quale si vanno a commettere atti pericolosi e rischiosi. 

Chi sono questi ragazzi? Dai dati demografici raccolti negli ultimi anni emerge che i membri di queste Gang sono soprattutto maschi dai 7 ai 14 anni, anche se negli ultimi tempi è aumentato di molto anche il numero delle ragazze che decidono di farne parte. Sono, per lo più, ragazzi nati in quartieri poco abbienti, dove la qualità della vita e dei servizi è medio-bassa. Si sono, tuttavia, registrati diversi casi in cui i ragazzi provenissero da famiglie benestanti che però non prestavano abbastanza attenzione al ragazzo, che ha trovato come unico luogo in cui sentirsi considerato, questo tipo di bande. All’interno di questi gruppi, il ragazzo trova la sua prima opportunità di emanciparsi dalle decisioni degli adulti. Il bisogno di indipendenza di questi giovani si presenta in modo prematuro ed è spesso causato da forti sentimenti di noia e oppressione caratteristici delle loro dinamiche familiari e sociali. Le Baby Gang prendono il volto di un luogo nel quale sia possibile fuggire dall’opprimente stato d’animo che vivono nelle loro abitazioni. 

Anche in Italia è dilagata questa “piaga sociale”. I primi gruppi criminali gestiti da minori sono nati negli anni ’50 e si sono sviluppati soprattutto nelle città più povere del meridione. Questo fenomeno però sta prendendo piede anche nelle Regioni del Nord e in particolar modo nelle città piemontesi e lombarde. Questi giovani criminali, prima di entrare a far parte della Gang, devono superare diverse prove, nelle quali devono saper dimostrare di essere abbastanza coraggiosi e forti per commettere gli atti tipici di queste bande. Molto spesso li si mette alla prova il loro fisico e spesso questi “test di ammissione” sono anche violenti e presentano atti di nonnismo. In Italia come negli altri Paesi, questi ragazzi provengono da famiglie poco abbienti o nelle quali non si sentono abbastanza considerati e amati.

Sempre più giovani si ritrovano, in un’età prematura, ad avere denunce a loro carico e a dare sempre meno importanza all’istruzione e alla famiglia.  La noia e l’oppressione stanno portando alla creazione di Baby Criminali che si uniscono a gruppi e bande perché è solo lì che si sentono accettati e importanti. E ancora una volta il crimine risulta essere la risposta più semplice e veloce per ragazzi annoiati e costretti a vivere situazioni familiari difficili e socialmente inadatte.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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