I Sentinelesi non hanno Instagram

Ci concepiamo sempre come connessi con il resto del mondo, le distanze spazio-temporali si stanno assottigliando e tramite uno schermo possiamo conoscere e restare informati su ciò che avviene in qualsiasi parte del mondo. Grazie ai social network abbiamo la possibilità di interfacciarsi con culture lontane e conoscerle approfonditamente pur non avendo un contatto “reale” con loro. Tuttavia, siamo sicuri che lo si possa fare in veramente tutto il mondo? 

Vi è un’isola di 60 chilometri quadrati, più o meno la grandezza di Manhattan, nel Golfo del Bengala di nome North Sentinel. Quest’isola, da sempre inesplorata e priva di praticamente qualsiasi contatto con il mondo, fa parte dell’arcipelago delle Andamane ed è abitata dalla popolazione dei sentinelesi. Secondo alcune ricerche i membri di questa tribù sarebbero i diretti discendenti della prima popolazione umana che è migrata dall’Africa verso l’Est. Si pensa, quindi, che i sentinelesi siano gli unici abitanti di quest’isola da 60.000 anni e che non abbiano mai avuto contatti neppure con le popolazioni vicine, in quanto la loro lingua è tanto incomprensibile al mondo civilizzato quanto alle altre isole dell’arcipelago. Tale comunità è la più arretrata presente sul Pianeta Terra, presenta uno stile di vita simile a quello adottato dagli uomini del paleolitico. Essi, infatti, non conoscono l’agricoltura, non sanno accendere il fuoco e non conoscono alcuna tecnica di lavorazione di metalli. In poche parole, sono ad uno stadio evolutivo precedente agli uomini dell’Età del Bronzo, basando la propria sopravvivenza su caccia, pesca e raccolta di radici.

Nella storia vi sono diversi tentativi di contatto, soprattutto con finalità scientifiche e documentative. Il primo approccio documentato risale al 1800, quando una nave inglese attraccò sull’Isola di North Sentinel con la speranza di scoprire qualcosa di più sull’enigmatica popolazione. Una volta sbarcati però, i funzionari britannici trovarono solo case e villaggi abbandonati, i membri della tribù probabilmente si erano rifugiati nella foresta all’arrivo degli intrusi. Solo dopo giorni di ricerca gli Europei riuscirono a trovare una coppia di anziani e quattro bambini che vennero rapiti e portati in Port Blair, la capitale delle isole. Il più grande problema del contatto furono le malattie, tali uomini primitivi non hanno sviluppato anticorpi necessari a combattere, quelle che per noi sono malattie innocue, come raffreddore e febbre. Il risultato della ricerca fu la morte dei due anziani e il ritorno in patria dei bambini, i quali, molto probabilmente portarono con sé diverse malattie.

Dopo questo approccio, vi furono altri tentativi di contatto ma la maggior parte finì in tragedia. Gli abitanti dell’Isola, all’avvicinarsi di barche o velivoli si preparavano alla battaglia, e all’avvicinarsi dei “nemici”, iniziavano a scagliare frecce acuminate, che negli anni causarono diversi morti e feriti. Per la sicurezza della tribù e dei ricercatori il Governo Indiano ha deciso, nel 1996, di chiudere completamente l’accesso all’isola. Solo dopo lo Tsunami del 2004, alcune squadre dell’esercito indiano sorvolarono l’area per accertarsi che i sentinelesi fossero sopravvissuti e stessero bene; tuttavia, gli elicotteri inviati dovettero ben presto tornare in Patria a causa delle numerose frecce che gli abitanti iniziarono a scagliare. Da allora vi furono solo altri due contatti illegali finiti entrambe le volte con la morte dei curiosi.

Siamo abituati a pensare che il nostro modo di vivere sia quello che più si addice al momento storico che stiamo attraversando, eppure sulla Terra, vi sono esempi di popolazioni in grado di condurre le proprie attività e la propria esistenza in modi totalmente diversi dai nostri. Questa popolazione non solo è molto interessante e utile per capire come l’uomo abbia vissuto e si sia evoluto, ma è anche, e soprattutto, una comunità di esseri umani che va protetta e conservata e che ci mette davanti agli occhi un modo di vivere che abbiamo dimenticato e che guardiamo spesso con disprezzo e superiorità. Ma se ci soffermassimo un attimo a pensare, forse potremmo realizzare che loro hanno tanto da imparare da noi, quanto noi abbiamo da imparare da loro e che molte delle perplessità che abbiamo sulle nostre abitudini potrebbero essere risolte facendo, solamente, un piccolo passo indietro.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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