Il confronto con l’Islam, parte I: nascita del fondamentalismo islamico e l’incompatibilità con l’Occidente

Il fondamentalismo è quella caratteristica dei movimenti religiosi, ideologici o politici che propugnano un ritorno radicale ai “fondamenti” di una dottrina, identificati come autentici e infallibili. Venne adoperato per la prima volta in ambito cristiano dagli Stati Uniti, nel XIX secolo, per indicare le correnti protestanti dichiaratamente ostili al mondo moderno in nome dei cosiddetti “fondamenti della fede”, minacciati dalla secolarizzazione. Il termine, oggi, viene sempre più associato per indicare qualsiasi gruppo – principalmente religioso – caratterizzato dall’intransigente difesa della propria identità primordiale. Tutte le grandi religioni monoteiste hanno visto, nel corso della storia, “contaminarsi” di un risveglio del radicale, del fondamentalismo: il cristianesimo con il movimento dell’Evangelicalismo, l’ebraismo con le comunità hasidiche polacche e russe e, infine, nell’Islam. In questa rubrica scritta, narreremo della nascita del fondamentalismo islamico, i suoi sviluppi e i momenti più determinanti degli ultimi anni. In questo primo episodio verranno spiegate le radici del fondamentalismo islamico con l’ascesa del movimento dei Fratelli Musulmani e la sempre più incompatibile unione con il mondo Occidentale.

Fratellanza Musulmana (al-Ikhwān al-muslimūn), è un movimento fondato nel 1928 dall’insegnante di scuola elementare Hasan al-Banna, noto anche dai primi fedeli come la “Guida Suprema” del movimento. Dapprima delimitato alla zona di Suez, il gruppo riuscì ben presto a ritagliarsi un ruolo importante nella politica egiziana, scavalcando l’immobilismo della classe dirigente e con l’obiettivo chiaro ed efficace di comunicare alle masse un messaggio ben preciso e d’impatto: la religione come regolatore della vita spirituale e terrena dei fedeli; la necessità di un Islam politico d’ispirazione per tutti i movimenti futuri. Lo stesso al-Banna, al quinto Congresso al Cairo nel gennaio 1939, affermò come la Fratellanza si fondasse sul principio del “ritorno alle fonti”, una ripresa dell’Islam all’origine e un rigoroso rispetto della sunna e dei dogmi di fede. Una riforma spirituale incentrata prima alla ri-trasfromazione dell’Egitto e poi di tutto il mondo musulmano, fino alla nascita di uno “Stato Islamico”. Nessun partito politico e nessun potere legislativo: il “capo politico” avrebbe dovuto limitarsi ad attuare le prescrizioni divine e a promuovere un messaggio di politicizzazione della religione. 

Nonostante la rigorosità e il fondamentalismo rigido alle proprie spalle, il movimento di al-Banna non si evolvette, come in futuro, in chiave militare e azione violenta per l’imposizione dei propri dogmi. Durante e immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale, iniziò a svilupparsi un’ala militare all’interno di Fratellanza Musulmana denominata “Apparato”, che godeva di una sostanziale autonomia dallo stesso controllo di al-Banna. Una fazione che, reduce dalla Palestina dove aveva volontariamente combattuto contro Israele, vide nella sconfitta un tradimento dei governi arabi ed egiziani. Da questo momento in poi la violenza iniziò a dilagare per tutto l’Islam, con una serie di attentati politici agli esponenti governativi e di Fratellanza Musulmana. Lo stesso al-Banna, il 12 febbraio 1949, venne assassinato davanti alla sede dell’Associazione dei giovani musulmani. L’Organizzazione – “presa in mano” da Sayyid Qutb – continuò la sua “radicalizzazione dell’Islam” fino al 1954 quando il colonnello Nasser, dopo una serie di falliti attentati alla sua persona, decise di mettere al bando l’associazione e condannando a morte molti dei membri principali. 

Il giungere dell’Islam radicale alle nostre porte, principalmente dopo l’11 settembre 2001 (di cui parleremo nel prossimo episodio), ripropose all’Occidente un nuovo nemico da dover combattere, ineguale, però, da quello sconfitto durante la Guerra Fredda, il comunismo. A differenza di quest’ultimo, il terrorismo islamico ostenta un’arcaica volontà di morte ed una vocazione al suicidio-omicidio religiosamente motivata e completamente opposta rispetto alla “balance of power” della Guerra Fredda. La libertà negata all’avversario come con il mondo sovietico, non si era trasformato mai in una guerriglia interna, una ribellione così forte da provocare morti civili tramite attentati.

Secondo il professore e saggista Massimo de Leonardis (nel  libro: “Ultima Ratio Regum”, 2005), ragionando in termini di “civiltà” è difficile negare che il confronto tra l’Occidente e l’Islam crea i problemi maggiori per il primo, avendo entrambe le civiltà una portata tendenzialmente universale e – soprattutto – una carica aggressiva: il mondo occidentale con la dirompente forza della globalizzazione economica e il mondo musulmano con la sua fede militante e totalizzante. C’è, però, un altro aspetto essenziale da sottolineare: nei prossimi cinquant’anni la popolazione mondiale giungerà ai dieci miliardi di persone, “riempiendo” un pianeta in cui l’europeo, l’americano e il russo sono diventati più che minoritari. “Fai un figlio e avrai piantato una freccia nell’occhio del tuo nemico”, recita così un manifesto iracheno, identificando come, seppur il differenziale tecnologico consentirà per un buon periodo di tempo al mondo industrializzato una certa supremazia sui Paesi in via di sviluppo, ad un certo punto l’incessante aumento demografico e (soprattutto) la sempre più possibilità che tecnologie massicciamente letali entrino a disposizione dei “barbari”, metterà alle strette il grande mondo globalizzato e capitalista. “La grande rivoluzione del 1989, ben lontana dall’essere il segno della vittoria su scala mondiale del modello europeo, sta invece a indicare la fine dei grandi modelli ideologici e strategici europei: il comunismo, senz’altro, e forse la democrazia di tipo europeo. Siamo al crepuscolo dell’uomo bianco” (Massimo de Leonardis).

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Arienti Stefano

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