Il confronto con l’Islam, parte II: la nascita di al-Qaeda e l’attentato alle Twin Towers

27 dicembre 1979. Il presidente della repubblica socialista dell’Afghanistan, Hafizullah Amin, stava cenando nel suo sontuoso palazzo, fino a quando, uno a uno, tutti i suoi ospiti iniziarono a sentirsi male. La cena era stata avvelenata e il presidente venne salvato solo grazie all’intervento di un medico. Poche ore dopo, mentre Amin si stava ancora riprendendo dagli effetti della tossina, i suoi assistenti lo avvertirono che il palazzo era sotto attacco e che tutta l’Afghanistan stava per essere conquistata dall’Unione Sovietica. Questo attacco segnò l’inizio dell’invasione sovietica, l’ultimo conflitto – decennale – dell’URSS e che costerà la morte a centinaia di migliaia di afgani. È in questo drammatico quadro che, come un nuovo “profeta”, il miliardario saudita Osama Bin Laden incombe sulla scena internazionale, per promuovere la guerriglia islamica contro l’occupazione sovietica. Forte della vittoria e avvilito dall’espansione statunitense nel globo, nella fatwa (il parere giuridico religioso) del 1998 annunciò – assieme all’emiro al-Zawahiri (fondatore della Jihad islamica egiziana) – l’attacco ufficiale all’America: “Uccidere gli americani e i loro alleati, civili e militari, è un dovere individuale per ogni musulmano, che possa farlo in ogni Paese ove sia possibile, per giungere alla liberazione della moschea al-Aqsa di Gerusalemme e della sacra moschea della Mecca e scacciare le loro armate dalle terre dell’Islam”. Inizia così la guerra globale contro gli Stati Uniti d’America, culminata tragicamente con gli attentati dell’11 settembre 2001. 

Chiunque conosce le linee generali di quel drammatico martedì di settembre: quattro aerei dirottati con tre obiettivi diversi, Twin Towers, il Pentagono e – molto probabilmente – la Casa Bianca (“molto probabilmente” perchè l’aereo venne fatto eroicamente schiantare al suolo dai passeggeri a bordo, evitando così un’ulteriore strage). 2977 vittime complessive e più di seimila feriti. Concentriamoci, però, sul motivo per cui Osama Bin Laden e i talebani scelsero proprio le Twin Towers come principale luogo dell’attacco terroristico. Minoru Yamasaki è l’architetto alle spalle della costruzione delle Torri Gemelle, famoso in tutto il mondo per la sua ossessione verso gli spazi aperti e i richiami alla “cattedrale”, perfetti per i due edifici. Dalla prima pietra (posta nell’agosto 1966), le Twin Towers dovevano caratterizzarsi come le “sorelle di opulenza”, “gemelle di dominanza”, rappresentare in tutto e per tutto la forza della società civile americana, il simbolo del successo della cooperazione statunitense. La stessa scelta di innalzare due torri non fu casuale: il “simbolo del doppio” è una ricorrenza nell’immaginario americano (pensiamo, per esempio, al Dollaro o alla doppia “M” di McDonald), anch’esso metafora dell’imponenza statunitense nel mondo. 

Non furono solo questi i motivi. La scelta venne anche attuata per la facilità nel compiere l’attentato: 64 metri per facciata, “da sole” sul mare e senza quindi ulteriori edifici a coprire la visuale. Di fianco, ottimo bersaglio per l’alta densità al suo interno, 0.02 persone per metro cubo. Infine, un ultimo aspetto – forse il più importante – da considerare nella scelta delle Twin Towers è la “sfida a Dio. L’imperialismo americano e il suo odioso capitalismo erano chiaramente rappresentati dalle due torri, le quali si innalzavano senza timore verso il cielo: i talebani videro in questa “ascesa” un chiaro tentativo di competizione con Dio, un’ostentazione inaccettabile della propria potenza, un’esibizione “voyeuristica” di virilità. E per questo meritavano un castigo, una grande punizione da non poter più dimenticare. “Ecco l’America, colpita da Dio Onnipotente in uno dei suoi organi vitali, tanto da distruggere i suoi più grandi edifici. Sia Grazia e gratitudine a Dio. L’America è stata colmata di orrore, da nord a sud, da est a ovest, e sia resa grazia a Dio che ciò che l’America sta assaggiando ora è solo un’imitazione di ciò che noi abbiamo assaggiato in più di 80 anni di umiliazioni e disgrazie”, così reciterà Bin Laden in un lungo messaggio registrato dopo gli attentati.

Betty Ong è una delle due hostess a bordo dell’aereo che colpirà la prima torre e una delle tante eroine di quel fatidico giorno. La mattina presto dell’11 settembre, i primi cinque passeggeri che accoglie sono un gruppo di ragazzi mediorientali seduti in prima classe. Sono le 8:13 e i terroristi entrano in azione, prendendo il controllo della cabina di pilotaggio. Nonostante il dirottamento in corso, Betty Ong riesce ad entrare in contatto con i funzionari dell’American Airlines di Cleveland, raccontando le dinamiche ma sbagliando drammaticamente il numero di volo durante la comunicazione. Nel frattempo, il leader del gruppo terroristico Mohammed Atta (facente parte della cosiddetta “cellula di Amburgo” e studente universitario completamente “occidentalizzato”) prende il controllo dell’aereo, cominciando il suo ultimo volo. Qui Atta compirà l’unico errore della sua “perfetta” giornata: per parlare e – probabilmente – tranquillizzare i passeggeri, si metterà in contatto con il centro di comando, facendo assistere il suo discorso e costringendolo ad aumentare la velocità verso le due torri. Il resto della drammatica storia la conosciamo tutti. 

Nessuna disposizione dello Statuto pregiudica il diritto naturale di legittima difesa nel caso in cui abbia luogo un attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio non abbia preso le misure necessarie per il mantenimento della pace”. Recita così l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, esplicitando con chiarezza il diritto alla legittima difesa. Grazie a quest’articolo, all’appoggio occidentale e alla “tesi fondamentalista”, il Congresso americano e il presidente George W.Bush annunceranno al mondo l’inizio dell’Enduring Freedom, la devastante invasione americana in Afghanistan (terminata solo l’anno scorso). Contro ogni principio internazionale della legittima difesa (necessità, immediatezza e proporzionalità) e con oltre 47 mila civili afghani uccisi dall’ottobre 2001, l’attacco americano alimenterà l’odio mediorientale verso l’Occidente e porterà alla formazione della cellula terroristica ISIS, artefice dei recenti attentati terroristici in Francia. Ma di questo parleremo nel prossimo episodio.

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Arienti Stefano

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