Il problema carcerario in Nigeria

Povertà, lotte interne, fame e l’imponente industria dei sequestri, caratterizzano oggi la Nigeria, un Paese dilaniato dalle guerre ma nascosto agli occhi del mondo internazionale (articolo: “Nigeria, Africa: il Paese di serie B”). Amnesty International riporta raramente diversi rapporti sulla condizione del territorio ma, in particolare, nel 2015 e nel 2019 ha mostrato dati inquietanti riguardo la situazione penitenziaria dello Stato: sovraffollamento, maltrattamenti, stupri e abusi sono all’ordine del giorno, raccontati solamente dagli ex detenuti riusciti con un colpo di fortuna a fuggire o essere consegnati altrove. 

Stellette sulle loro spalle, sangue sulle loro mani”. È il titolo del rapporto del 2015 di Amnesty International, nel quale ha richiesto un’indagine su molti alti ufficiali dell’esercito nigeriano, responsabili della morte in carcere di migliaia di giovani. In particolare, il resoconto rivela che dal marzo 2011 lire 7000 uomini in giovane età (spesso minorenni) sono morti nelle carceri militari del nord-est del Paese, di fianco ad oltre 1200 persone uccise per cause misteriose e sconosciute. Le nauseanti prove dell’organizzazione, mostrano come questi uomini siano stati arrestati in modo arbitrario semplicemente per il dubbio di collaborazione con Boko Haram (organizzazione terroristica jihadista nel nord della Nigeria), deliberatamente poi uccisi o lasciati morire in carcere senza alcuna informazione per il mondo esterno. 

Senza acqua né cibo in celle sovraffollate. In questi luoghi sono morte queste migliaia di persone, arrestate senza poter comunicare con l’esterno, in celle assiepate, prive di ventilazione o servizi igienico-sanitari, affiancate da lunghe e mortali torture da parte dei militari, affannati da un’inutile ricerca di informazioni della cellula terroristica, probabilmente più uno sfogo personale. “Tutto quello che so è che una volta che sei stato preso dai soldati e portato a Giwa (base militare), la tua vita è finita”, ha denunciato un ex detenuto all’organizzazione, uno dei pochi fortunati a non essere morto in una cella. 

Quattro anni più tardi, nel 2019, un nuovo rapporto di Amnesty International ha accertato casi di violenza sessuale nei confronti di donne e minori da parte di agenti di sicurezza e altri detenuti nelle strutture penitenziarie, in particolare quelle di Maiduguri e Giwa. Dopo quattro anni, la stessa storia. Nulla è cambiato: uomini rapiti e detenuti illegalmente e, in aggiunta, casi sempre più alti di stupri. “Si tratta di un altro inquietante caso di violazione dei diritti umani perpetrato a danno dei civili nel contesto del fenomeno di Boko Haram”, ha affermato Osai Ojigho, direttore di Amnesty International Nigeria. I 68 bambini presenti, inoltre, nella prigione di Maiduguri sono costretti a vivere all’interno di altre celle con adulti e, molto spesso, abusati dalle guardie penitenziarie. 

Giustizia non è stata fatta per lui, perchè è stato arrestato per qualcosa di cui era innocente”, ha dichiarato Joy, ragazza nigeriana il cui marito è stato arrestato nel 2018, morendo in custodia tre anni più tardi senza processo. Il 75% della popolazione carceraria nigeriana è ancora in attesa di processo e, molti di loro, muoiono senza poter dare notizie al mondo esterno e senza che le autorità penitenziarie mandino ai familiari i certificati della loro morte, scoprendolo anche mesi o anni più tardi. È una carneficina nascosta, sulla bocca di pochi proprio perchè ha come pretesto la lotta a Boko Haram: è una lotta, quella nigeriana, tra due fronti terroristici, violenti e senza alcun contengono nei confronti dei diritti umani dei cittadini, costantemente abusati o uccisi di fronte al piombo e al freddo delle carceri in cui sono costretti a vivere. 

 

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Arienti Stefano

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