Il rimpianto visto sotto un’altra luce

Il rimpianto, insieme alla tristezza, è forse una delle emozioni e sensazioni più temute. La si vuole evitare e molto spesso capita di vivere esperienze in relazione alla paura, di provare rimpianto una volta conclusosi l’avvenimento in questione. Tuttavia, la psicologia moderna ha ritrovato nella sensazione di incompletezza che accompagna il rimpianto una vera e propria arma di crescita per l’essere umano. 

Gli psicologi hanno dimostrato come il rimpianto non presenti unicamente aspetti negativi e indesiderabili, come, per esempio, l’asfissiante sensazione di irrisolutezza caratteristica di tale emozione, ma che, in realtà, sia molto utile per migliorare il processo decisionale e rivedere gli schemi di pensiero sui quali basiamo le nostre scelte. Quando nasce in noi l’emozione del rimpianto? È una sensazione molto complessa che scaturisce dalla capacità umana di progettare percorsi e prospettive decisionali alternative per situazioni passate o già vissute. Una volta immaginate queste “scelte non prese”, tramite un processo di comparazione, vengono confrontate in modo tale da andare a determinare quale di queste potesse essere la scelta migliore o più conveniente, che non sempre si riesce a identificare con quella che effettivamente è stata presa. In ambito psicologico questo pensiero paradossale viene definito come controfattuale, appunto perché porta la persona ad andare contro alla scelta effettivamente presa e ad immaginarsi delle realtà in cui avrebbe compiuto una decisione differente e parallela. 

L’emozione del rimpianto, tuttavia, aiuta le persone a sentirsi maggiormente gratificate e permette all’uomo di sviluppare una comprensione della gratificazione ritardata. In un esperimento condotto dalla Professoressa di Psicologia Teresa McCormack, sono state presentate a dei bambini alcune scatole che erano dotate di una serratura temporizzata. La prima metà di questi contenitori si apriva dopo solo trenta secondi, la seconda si sbloccava dopo dieci minuti. I bambini dovevano scegliere quale tempistica rispettare per vedere il contenuto delle scatole. I ragazzi non erano a conoscenza, inizialmente, di ciò che avrebbero trovato e quindi si sono diretti verso le scatole con tempistiche di apertura brevi, trovando nei contenitori solo due caramelle, mentre, se avessero atteso dieci minuti avrebbero potuto mangiare quattro caramelle. Il giorno seguente a tale esperimento, gli psicologi incaricati del test riproposero la medesima sfida decisionale e i bambini che avevano provato più rimpianto il giorno precedente, aspettarono dieci minuti e non più trenta secondi. La sensazione di aver preso la scelta sbagliata li ha, in breve tempo, portati ad essere più pazienti e a sacrificare una piccola ricompensa immediata per una più vantaggiosa ma tardiva. Questo piccolo e semplice esempio ci mostra come un’emozione reputata negativa e indesiderabile possa, in realtà, avere dei risvolti molto positivi sulle capacità cognitive delle persone di ogni età.

Vi sono diversi modi per far sì che il rammarico produca effetti benefici e possa essere processato in maniera ottimale. In primo luogo, si deve esprimere questo sentimento, in quanto, secondo diversi studi, l’emozione espressa in parole sembra aiutarci ad elaborare i nostri sentimenti, in modo produttivo e costruttivo. In secondo luogo, si può praticare l’autocompassione: autocommiserarsi e criticarsi non andrà a cambiare la decisione presa e autoflagellarsi, invece di perdonarsi e legittimare i propri errori, non produce nulla se non un sentimento di inferiorità ed inadeguatezza.

Da un sentimento negativo come può essere quello del rimpianto, può nascere un uomo nuovo. La vita ci fornisce lezioni ogni giorno e alle volte queste sono dure da metabolizzare, ma se, all’interno della quotidianità, non riusciamo a legittimarci per aver commesso degli errori o preso decisioni errate,  allora il rimpianto, invece di essere produttivo, ci affosserà e rimarremo ancorati alla negatività.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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