Il sistema del credito sociale in Cina

Come “1984” di Orwell, la serie americana “Black Mirror” o l’anime giapponese “Psycho-Pass”, la Cina sta sperimentando un nuovo sistema di controllo verso i propri cittadini sotto il nome di “credito sociale” (o “credito social score”), allo scopo di gestire la sua crescente popolazione di 1,4 miliardi di persone. La dittatura ha intenzione di compiere seri passi verso una stabilità politico-sociale nuova e un abbassamento del livello di criminalità (seppur le maggiori violazioni umanitarie provengano dallo stesso Partito Comunista); il rovescio della medaglia, però, è quello dell’affermazione totale della classe governativa vigente e della creazione di un vero e proprio sistema di sorveglianza di massa, il primo al mondo per sofistscatezza e diffusione. 

Il sistema di credito sociale – del quale oggi esistono diverse varianti e differente da regione a regione – si basa sostanzialmente su un meccanismo di premi, ricompense e sanzioni dipendenti dal comportamento del cittadino. Ad ogni abitante vengono assegnati mille punti, costantemente monitorato sui comportamenti svolti grazie ad un sempre più imponente ecosistema di moderne tecnologie (dal riconoscimento facciale ai Big Data), invadente anche nei contesti quotidiani. 

Donazione di sangue o denaro, lodare il Partito sui social, aiutare i poveri, assistere gli anziani sono tutte azioni che aumenteranno i propri punti e la possibilità di ricevere ricompense: queste possono andare dall’ottenere una promozione lavorativa o uno status prioritario per l’ammissione scolastica dei propri figli. Non visitare regolarmente i propri genitori anziani, diffondere fake news, barare ai giochi online, fare male la raccolta differenziata o suonare il clacson senza motivo sono solo alcune delle infinite possibilità di perdere punti e ottenere sanzioni. L’abbassamento del proprio rating sociale escluderanno il cittadino da alcune possibilità e servizi pubblici, come per esempio comprare biglietti aerei di prima classe, ottenere prestiti bancari, vivere in determinate zone o, soprattutto, non poter lasciare il Paese. Questo sistema orwelliano, seppur possa rappresentare un’utopia per certi governi, risulta inquietante a qualsiasi Stato democratico: il non poter frequentare persone “dal basso rating sociale” per evitare di far diminuire il proprio ha la possibilità di implementare la formazione di ghetti territoriali, zone abitate esclusivamente da “criminali” e il rischio di alimentare ancora di più il gap sociale tra ricchi e poveri. 

La Cina si è condotta in un percorso di “algocrazia”, termine coniato per definire il crescente dominio degli algoritmi sulla vita quotidiana, presenti non solo nel web ma, nel sistema cinese, anche mentre si guarda la televisione o si cammina sul marciapiede. Questo sempre più crescente “capitalismo di sorveglianza”, però, non è solo una realtà limitata al territorio cinese: la preoccupazione per il resto del mondo è se questo sistema, nel giro di poco tempo, andrà ad inglobare le aziende straniere. Già quelle locali sono sotto il controllo di questo meccanismo, ottenendo uno “status positivo” per la condotta finanziaria, rispetto dei lavoratori o dell’ambiente, ottenendo agevolazioni in caso di rispetto o innalzamento delle tasse in caso di criminalità. La poca chiarezza normativa preoccupa quindi tutte quelle aziende straniere situate nel territorio che, nel caso in cui Pechino invaderà le loro mura, avrà la possibilità di agire in maniera sostanzialmente extra-giudiziale contro le società considerate scomodi concorrenti o per dare inizio a guerre commerciali. 

Di fronte a questo sistema, la preoccupazione e le dichiarazioni occidentali non sono tardate ad arrivare: molti giornalisti e studiosi affermano come il “Green Pass” sia un chiaro strumento di violazione della libertà, un sistema di controllo popolare molto simile a quello del “credit social score” e che nel giro di poco tempo andrà oltre la lotta al virus. Secondo costoro, esso impedisce a chi abbia scelto liberamente di non vaccinarsi, di accedere ad alcune attività e di esercitare liberamente il proprio lavoro, venendo ghettizzati non solo dallo Stato ma anche dai cittadini “pro-vax”. 

Illecito o inaccettabile, questo sistema del credito sociale porterà, senza alcun dubbio, una nuova stabilità dell’élite cinese dominante, un nuovo mezzo di sicurezza allo scopo della creazione di un database nazionale unico. Tutta la popolazione sarà portata ad agire in maniera pacifica ed “armoniosa”, un’unica macchina compatta e corretta, nascondendo criminalità e diffidenti. 1,4 miliardi e mezzo di persone saranno tutte – obbligatoriamente – d’accordo con il PCC, il quale apparirà al globo come il leader dello Stato più importante e pacifico del mondo, mascherando i pesanti scandali sanitari, contraffazione o genocidi che caratterizzano la Nazione. 

 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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