Il successo e l’arte dietro gli NFT

Il mondo delle criptovalute ha invaso definitivamente anche l’arte. L’evoluzione del mercato virtuale con la nuova cryptocurrency “Ethereum” ha permesso l’implementazione di cosiddetti “contratti intelligenti”: sono pacchetti di codice collegati individualmente ad un “asset digitale” (contenuto o risorsa condivisa all’interno di una rete aziendale che può accedere ad una mole di documenti tramite parole chiave, rendendo la ricerca veloce ed immediata), unico, tracciabile e verificabile facilmente. Questi nuovi contratti possono essere applicati a qualsiasi cosa sia digitale e sono, fondamentalmente, inattaccabili e non copiabili. 

La nascita degli “smart contract” ha dato il via all’esplosione dei cosiddetti “Non-fungible token”, comunemente chiamati NFT, beni digitali in voga negli ultimi mesi e divenuti vere e proprie forme d’arte. 

 

Nella realtà, tutti possono dipingere e tutto può essere dipinto. Stesso discorso vale per la nuova moda delle opere digitali: un quadro, un testo, una musica, un video; letteralmente qualsiasi cosa che possa essere riprodotta come file multimediale può diventare un NFT. Come in classico mercato, potrai successivamente venderlo all’interno di “gallerie d’arte digitalizzate”, gratuite o a pagamento, con la speranza che un acquirente noti e acquisti – ovviamente tramite Ethereum – la tua opera. 

 

Entrando più nel dettaglio, chi compra un NFT non si impossessa dell’opera in sé, ma semplicemente stipula un “contratto intelligente” col venditore e la possibilità di dimostrare un diritto sull’opera. Questo meccanismo di tracciamento di passaggi da venditore ad acquirente – chiamato “hashing” – fornisce la prova di autenticità e di proprietà dell’NFT. 

Non puoi portarti a casa l’opera, appenderla al muro e incorniciarla. È come comprare un’opera di un museo, ma lasciarla esposta al pubblico: tutti possono vederla e tutti sapranno che sei il proprietario di tale dipinto. 

 

Gli NFT non sono solo una moda e il sistema che si è venuto a creare ci costringe a identificarlo come un vero e proprio mercato d’arte: quasi 27 miliardi di dollari di vendite solo nel 2021, di cui il 75% delle transazioni sono sotto i diecimila dollari. 

È in questo nuovo scenario che veri e propri “talenti digitali” hanno costruito il loro impero. Beeple è sicuramente l’alfiere e il pioniere del mercato della Crypto Art. Mike Winkelmann (vero nome di Beeple) guadagna milioni di dollari dalla vendita delle sue opere digitali. Il trentanovenne di Charleston (South Carolina) crea raffigurazioni di immagini bizzarre, esilaranti e talvolta inquietanti, scenari post-apocalittici con continui riferimenti politici e d’attualità. A tal proposito, nel precedente anno fece scalpore la vendita di una sua GIF (immagine animata) per 6,6 milioni di dollari, raffigurante un Donald Trump gigante riverso in terra. 

 

Con la risoluzione dell’iniziale problema dell’unicità delle opere, Beeple ha “aperto le danze”, creando quello che viene definito il lavoro più celebrato nella storia dell’arte digitale. Iniziato il 1° maggio del 2007, Mike Winkelmann ha realizzato un’opera ogni giorno della sua vita fino all’11 marzo del 2021: l’unione di un totale di cinquemila immagini – sotto il titolo di “Everydays-The First five thousand Days” – è stata battuta dalla casa d’aste Christie’s per oltre 69 milioni di dollari, divenendo la “Mona Lisa” del mercato della digital art. 

 

Possiamo definire gli NFT “arte”? Come mostrato precedentemente, un mercato dal valore di 27 miliardi di dollari non può che essere definito tale. È, però, una concezione completamente innovativa e rivoluzionaria del concetto di “arte”: è molto più facile diventare artisti, ma è molto più difficile avere successo. Più che la bravura tecnica, originalità, fortuna e furbizia sono le carte vincenti per guadagnare da questo nuovo mondo digitale – a meno che non si sia già famosi sui social media, permettendo di far conoscere la propria opera a molte persone in breve tempo. 

Ciò che “fa storcere il naso” sui Non-fungible token è che il suo valore e unicità non poggiano davvero sulla tecnologia blockchain, sul sistema di controllo informatico delle criptovalute; è piuttosto una fiducia intercorrente tra venditore e acquirente, con il secondo obbligato a confidare sul fatto che il primo non venderà o non abbia già venduto lo stesso prodotto artistico più e più volte: non può esistere un NFT uguale all’altro, ma ne possono esistere infiniti estremamente simili e tutti con l’intenzione di ottenere la “proprietà” della medesima opera. 

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Arienti Stefano

Arienti Stefano

Scopri altri articoli

Precedente
Successivo