La Cina è un paese per vecchi

La Cina è un paese per vecchi. Nonostante sia lo Stato più popoloso del mondo, con 1,4 miliardi di abitanti, secondo recenti studi la nazione cinese potrebbe dimezzarsi nel giro di 45 anni. Il motivo è il costante calo dei tassi di natalità: dagli 1,6 figli per donna del 2016 si è scesi oggi ad 1,3; dati preoccupanti perché se il trend dovesse proseguire, si scenderebbe facilmente sotto “quota 1”, rendendo la Cina il paese meno fecondo al mondo.

 

I motivi di questa tendenza sono da ricercare alla fine degli anni Settanta, quando il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Deng Xiaoping, si rese conto che il tasso di crescita raggiungeva livelli insostenibili dal punto di vista economico. Infatti, durante l’epoca maoista, la popolazione cinese aveva subito un incremento demografico di circa 30 milioni di persone annue e nel 1979 rappresentava un quarto degli abitanti del globo. È proprio in quest’anno che si decise di attuare quella che storicamente conosciamo come “politica del figlio unico”: i “pianificatori familiari” fissarono l’obiettivo di un unico figlio per ogni coppia, in modo tale da raggiungere una crescita a zero  per l’anno 2000 – inserendoli addirittura negli articoli 25 e 49 della Costituzione.

Quello che rese famosa questa politica furono le gravi violazioni dei diritti umani: nel periodo tra il 1979 e il 2013 (data di abolizione della politica), secondo i dati dell’OMS, furono circa 14 milioni gli aborti forzati praticati, circa il 25% di tutto il mondo.Iconico fu il caso di Feng Jianmei, ventitreenne al settimo mese della seconda gravidanza e senza le possibilità economiche per pagare la salatissima multa che spetta ai pochi che decidono di voler più di un figlio; venne arrestata, picchiata da tre funzionari e costretta ad abortire tramite iniezione letale. Il caso fece scalpore in tutto l’Occidente, portando a gravi sanzioni al governo cinese.

 

Dal 2013, a causa dell’andamento demografico preoccupante, la “politica del figlio unico” venne abolita e dal 2016 entrò ufficialmente in vigore la “politica dei due figli”. Dopo quarant’anni di forti limitazioni sulla natalità, però, il trend non mostrava e non mostra alcun miglioramento. Anzi, le previsioni demografiche prevedono che nel giro di pochi anni un terzo della popolazione cinese potrebbe essere costituita da ultra sessantenni.

Nel maggio del 2021 (ed entrata ufficialmente in vigore ad agosto) venne annunciato un nuovo cambio di rotta della politica familiare, dando la possibilità alle coppie di avere tre figli senza essere soggette a restrizioni. Il ramo legislativo del Parlamento di Pechino ha attuato questa nuova riforma per evitare la contrazione del numero di abitanti, assicurando anche misure di sostegno per le famiglie, miglioramenti dei servizi pubblici e maggior assistenza agli anziani.

 

L’occidente non ha tardato a far notare alla cina i rischi che una crisi demografica potrebbe portare, la fatica a reggere economicamente una popolazione così numerosa e le conseguenti politiche sociali di assistenza sarebbero un macigno per la potenza Asiatica.

Stizzita, la risposta non si è fatta attendere, per mezzo del portavoce del Ministero degli Esteri, Hua Chunying: “Mi chiedo se abbiano notato che la popolazione cinese di 1.4 miliardi di persone è ancora superiore alla popolazione totale di Stati Uniti ed Europa messi assieme”.

Stando ai dati, nonostante la popolazione non sia scesa sotto l’1.4 miliardi di persone, il tasso di crescita annuale è il più basso registrato dagli anni ’60 (+ 5,38%). Nella provincia di Anhui, per esempio, le nascite hanno raggiunto le 530 mila unità, ufficialmente la metà di quelle registrate nel 2017.

 

È il tempo delle sfide. Il colosso cinese si trova ad affrontare i duri costi della denatalità: se nel 2000 c’erano dieci lavoratori per ogni cittadino anziano, oggi siamo scesi a meno di sei. Di conseguenza, la spesa cinese legata all’invecchiamento triplicherà entro il 2050, passando dal 10 al 30% del PIL (oggi in Italia siamo al 17%). Dopo anni di ascesa, la Cina sembra dover affrontare i suoi primi veri problemi: fragilità del settore immobiliare (uno dei pilastri della crescita del Paese) e l’incessante aumento del debito pubblico, cresciuto di otto volte nell’ultimo decennio.

Il progetto di imminente leadership mondiale è alle strette: senza risolvere queste precarietà la Cina non riuscirà ad affermarsi (in poco tempo e per lungo tempo) come “La Leading Power” del sistema economico globale, di fronte ad una popolazione sempre più “vecchia” e un crollo dei mercati più importanti.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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