La ricerca dell’immortalità

Probabilmente la maggior forma di diseguaglianza umana è tra chi è vivo e chi non lo è più”. Non si tratta di una frase filosofica o di un film hollywoodiano, ma delle parole di Peter Thiel, il visionario co-fondatore di PayPal che da anni alimenta il suo egocentrismo e i suoi desideri nella ricerca della vita eterna, finanziando di tasca propria le decine di aziende e start-up della Silicon Valley che da decenni provano a raggiungere questo obiettivo fantascientifico. Non è l’unico: sempre più miliardari stanno spendendo la loro fortuna alla ricerca di uno dei desideri più ambiti dell’essere umano; lo stesso fondatore di Oracle (azienda di sviluppo e costruzione per strumenti di sviluppo di database e hardware), Larry Ellison, ha donato 370 milioni di dollari ai progetti di ricerca per l’allungamento della vita. Ovviamente l’immortalità è un sogno, ad oggi, impossibile, ma diverse opportunità potranno permettere all’uomo di vivere sempre più a lungo. 

 

Questo business multi-miliardario, foraggiato da alcuni dei nomi più importanti dell’industria tech mondiale, è ritornato in voga sui media con la nascita della start-up “Altos Labs”, nata nella prestigiosa villa dell’imprenditore russo Yuri Milner, il quale ha convocato un gran numero di scienziati e accademici a Los Altos Hills, esclusivo quartiere californiano di Palo Alto, allo scopo di discutere dell’utilizzo della riprogrammazione delle cellule per fermare o addirittura invertire l’invecchiamento. La nuova creatura dell’investitore di Facebook e Mail.ru, ha già fruttato in poco più di sei mesi oltre 200 milioni di dollari, aprendo sedi dagli USA al Regno Unito. Ancora più scalpore, la notizia di qualche giorno fa quando il secondo uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos – fondatore di Amazon – ha deciso di investire tre miliardi in Altos Labs per i prossimi piani di ricerca e sviluppo.

 

L’opzione dell’immortalità non passa solamente dal convertimento delle cellule umane ma esiste un altro processo considerabile ovvero l’ibernazione. In tutto il mondo sono già 377 le persone che si sono fatte “crioconservare”, congelare all’interno di apposite capsule con la speranza di essere risvegliate in un futuro lontano. Parliamo proprio di speranza perché, ad oggi, l’ibernazione è permessa solo secondo il diritto  post-mortem e con una ulteriore avvertenza: al momento non esiste una tecnica per riportare in vita le persone congelate. Ha fatto clamore il caso di una quattordicenne inglese, congelata volontariamente dopo che l’Alta Corte di Londra ha accolto la sua richiesta: “Voglio avere la chance di essere curata e risvegliata, magari fra qualche centinaio di anni”, aveva scritto la ragazza in una lettera al giudice, malata terminale di cancro incurabile. Al momento, però, la speranza di questa giovane e delle altre 376 persone ibernate rimane una possibilità strettamente confinata alla fantascienza, principalmente per gli enormi problemi tecnici attualmente irrisolvibili durante la procedura di risveglio. 

 

Infine, l’ultima tecnica di ricerca dell’immortalità riguarda proprio l’ambito digitale. Nonostante, come le altre due ipotesi, possa risultare un traguardo lontanamente immaginabile, molte aziende hanno iniziato ad investire nella cosiddetta “clonazione digitale”, lo sviluppo di sistemi di archiviazione cerebrale e copie elettroniche di nostri ricordi, esperienze e conoscenze. L’“Io digitale” che si verrebbe a creare, avrebbe la capacità di sopravvivere alla morte corporale e farci resistere ad un inevitabile trapasso. “Poter installare sé stessi in un computer, potrebbe significare vivere per sempre”, ha dichiarato Rick Meyer, ricercatore presso l’azienda americana Lifenaut, impegnata da anni nella costruzione del primo clone digitale. Seppur i primi tentativi e i risultati più immediati da ottenere sarebbero molto basilari e non all’altezza di concepire questo processo come un “vivere per sempre”, lo sviluppo di questa tecnica permetterebbe di porre il nostro cervello in una macchina eterna e non soggetta ad alterazioni temporali. 

 

Forse, sta avvenendo tutto troppo presto. Rallentamento cellulare, ibernazione e clonazione stanno creando attorno a loro una fanatica competizione di aziende, senza che ci sia ancora un progetto mirato che possa far sperare ad un conseguimento reale  di questo obiettivo: “Credo che si stia muovendo tutto troppo rapidamente. Non sono sicuro abbia senso avere cinque o addirittura otto aziende nel campo della riprogrammazione in competizione tra loro. Sembra tutto troppo veloce.”, afferma il ricercatore Alejandro Ocampo dell’Università di Losanna. C’è un enorme “hype” e quantità di soldi smisurata per un processo ancora irraggiungibile, un’ansia probabilmente giustificata da parte di questi ricchi investitori, la cui vita è sempre più breve e la possibilità di godersi la propria fortuna sempre minore. Quanto amore per la collettività o quanta etica altruista ha spinto questi miliardari a lanciarsi così ferocemente in questo campo?

Vorremmo non pensare che l’ego di questi uomini stia andando oltre ai limiti della ragione umana, con una sempre più imperante presunzione di governare le leggi naturali del mondo potremmo finire per essere schiacciati dalla storia stessa.

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Arienti Stefano

Arienti Stefano

Scopri altri articoli

Precedente
Successivo