Nella foresta amazzonica non sanno contare

Come definiremmo una lingua? Secondo un famoso linguista, di nome Ferdinand De Saussaure, una lingua è una sistema convenzionale, creato all’interno di una data società, grazie al quale i membri possono comunicare. Una lingua, che sia scritta e parlata, si compone, quindi, di diversi elementi. Siamo abituati a concepire le lingue come estremamente diverse tra loro ma vi sono dei fattori che accomunano i metodi di comunicazione verbali in tutte gli stili linguistici principali.

 

Pur avendo termini diversi e formando le frasi secondo schemi differenti, le lingue presenti in Europa e quasi in tutto il resto del mondo presentano caratteristiche uguali o molto simili. Una di queste può essere la formazione di frasi contenenti subordinate oppure la comunicazione astratta di diversi concetti che, tramite le parole, vengono recepiti dagli interlocutori. Le conversazioni si basano su tale principio: si desidera comunicare ad altri ciò che si pensa (concetto astratto) e i termini linguistici non sono altro che il mezzo con cui questo processo avviene. Un esempio esplicativo che spesso viene utilizzato in “linguistica” (scienza che studia il funzionamento della lingua) è quello dell’albero: è impossibile trovare due uomini che pensano esattamente allo stesso albero, ma grazie alla parola, si può comunicare tale concetto soggettivo rendendolo oggettivo e, quindi, comprensibile. 

 

Ma in ogni lingua avviene ciò?

Come abbiamo visto, il luogo di provenienza e le dinamiche storiche, giocano il ruolo principale nella formazione della lingua. Vi sono diverse popolazioni che, a causa del territorio in cui vivono, non hanno sviluppato una capacità comunicativa verbale così ampia e complessa come quella a cui siamo abituati all’interno del mondo globalizzato. Soprattutto nei luoghi meno ospitali o difficilmente raggiungibili – che l’uomo moderno non ha occupato – vi sono popolazioni dalle origini alquanto antiche che non hanno conosciuto lo sviluppo tecnologico, la globalizzazione e quindi non hanno sentito la necessità di sviluppare una lingua complessa e chiara agli occhi e alle orecchie del resto dell’umanità. 

 

Nella foresta amazzonica, per esempio, vive una popolazione indigena che presenta diverse caratteristiche interessanti nella formazione delle frasi e nella modalità di pensiero che si utilizza per comunicare. Il loro nome, a detta dei capi di tale popolo, è “Piraha”. Essi vivono in una zona difficilmente raggiungibile della foresta e per questa ragione, non sono stati “contaminati” dal progresso. La loro cultura, come d’altronde la loro lingua, presenta dei tratti molto peculiari e intriganti. Sono una delle poche comunità che non presenta alcun tipo di credenza religiosa, non concepiscono l’esistenza di entità superiori come divinità o spiriti e in più non hanno alcun documento scritto che possa attestare la nascita o lo sviluppo delle loro usanze. In più, la loro lingua è una delle più basilari del pianeta, hanno un numero di tempi verbali e pronomi che è il più basso mai registrato in un vocabolario. Ciò che però rende interessante la questione Piraha, è il fatto che essi non abbiano modo di contare, non avendo termini numerici e non abbiano parole per indicare i colori. Queste due caratteristiche sono date dal fatto che essi non hanno idea di cosa voglia dire “astrarre” un concetto della frase. Avendo vissuto in un luogo dove la realtà regna sovrana essi non hanno imparato a comunicare concetti che non si attengono alla loro esperienza sensoriale. Secondo una ricerca del Dottor D.Evertt, tale popolazione non ha la capacità di capire cosa significhi l’espressione “sette rami”, in quanto per andare a comprendere questa frase è necessario separare il concetto di ramo dalla quantità, quindi, concepire una cosa come un numero, il quale non si trova in natura.

 

Non ci  concentriamo mai a fondo sulla lingua. Tutti i giorni comunichiamo in forme  sempre nuove, eppure sappiamo poco su come sul funzionamento di questo mondo. Esempi come quello dei Piraha, ci mostrano come la realtà quotidiana che viviamo influisca sul nostro modo di parlare. La società ci ha accompagnato verso un astrazione di concetti con i quali riusciamo ad esprimere le nostre tesi, prendendo così non più il volto di termini aleatori ma anzi andando ad innestarsi nella realtà che viviamo. Ciò che sembrava scontato,prende un tocco di straordinarietà.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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