Manifestazioni in Corsica. Il risveglio dell’indipendentismo

Statu francesau assassino!” urlavano migliaia di persone domenica 6 marzo, marciando per le strade di Haute-Corse, in Corsica, a sostegno del detenuto Yvan Colonna. Studenti, lavoratori, pensionati. Tutti si stanno riunendo in questi giorni per manifestare contro la “sorda Francia” e le sue deboli istituzioni, alimentando un mai assopito spirito separatista all’interno della regione. Le proteste sono una conseguenza di quanto avvenuto il 2 marzo all’interno della prigione di Arles, quando l’indipendentista Yvan Colonna sarebbe stato aggredito e strangolato per otto minuti da un compagno di cella, finendo inesorabilmente in coma. La popolazione corsa è scesa nelle piazze dei principali paesi dell’isola, manifestando il proprio dissenso e accusando Parigi di essere responsabile del tentato omicidio di uno dei simboli del movimento indipendentista, condannato all’ergastolo dal 1998. È di ieri, però, la tragica notizia: nella mattina del 22 marzo, Yvan Colonna è morto all’ospedale di Marsiglia, tre settimane in bilico tra la vita e la morte. Il tentato omicidio come causa della scesa in piazza, si è trasformato (per la Corsica) in un omicidio vero e proprio da parte dello Stato francese, costringendo decine di persone a riunirsi davanti al Palazzo di Giustizia a Bastia per omaggiare Colonna e condannare Parigi, nuovamente disinteressata alle richieste di “libertà” dell’isola.

La storia dell’indipendentismo corso risale addirittura al 1769, quando l’Esercito francese sconfisse le truppe corse e conquistò l’isola, trasformandola in una regione sotto dominio parigino. La fine del dominio del giovane illuminista Pasquale Paoli, autore della vittoria contro Genova e della democratica Costituzione d’ispirazione statunitense, alimentò il nazionalismo corso e identificò nella Francia il nemico da sconfiggere per poter riacquisire la propria indipendenza. Fu, però, negli anni Sessanta del Novecento che il nazionalismo corso fece sentire maggiormente la propria voce: a seguito della guerra d’Algeria, molti esuli algerini si trasferirono sull’isola, supportati da un programma di aiuti e finanziamenti da parte dello stesso Governo parigino; riuscirono così a costituire fiorenti aziende agricole e vinicole, penalizzando la popolazione locale che attaccò ferocemente i nuovi arrivati. Da qui in poi, occupazioni e atti di violenza dilagarono per tutta l’isola, con la nascita nel 1976 del “Fronte Nazionale Corso”, organizzazione indipendentista armata che, nel tempo, si rese colpevole di attentati e attacchi contro le istituzioni francesi e rappresentanti in Corsica. Il Fronte si è trasformato oggi, dopo decenni di continui attentati, in un vero e proprio partito politico, con lo scopo di ottenere l’indipendenza tramite un referendum democratico, deponendo le armi solo nel dicembre 2014. 

È, però, il 6 febbraio 1998 che il militante indipendentista Yvan Colonna fece il suo tragico (o eroico) ingresso nel nazionalismo corso. Il “Pastore di Cargese” fu condannato all’ergastolo per l’omicidio del prefetto Claude Érignac, raggiunto da una serie di colpi di pistola ad Ajaccio. Colonna, da sempre proclamatosi innocente, passò più di quattro anni in fuga nei primi anni 2000, arrestato solo nel luglio 2003 ad Olmeto, nel sud della Corsica e rinchiuso otto anni nella prigione di Fresnes per poi rimanere da ormai nove anni nella prigione di Arles. Le sue numerose richieste di trasferimento in Corsica, continuamente ignorate dalle autorità giudiziarie, e il mito dell’eroe consegnato dalla popolazione corsa, permisero di divenire uno dei simboli del nazionalismo dell’isola e la principale motivazione delle attuali manifestazioni. 

Sarebbero stati più di quattro mila – quindici mila per gli organizzatori nazionalisti – i manifestanti che, sotto una forte pioggia, hanno marciato per le strade di Corte, l’ex capitale della Corsica nel XVIII secolo, mostrando la propria violenta solidarietà per il tentativo di omicidio nei confronti di “Yvan”. A Calvi, in centinaia si sono riuniti nei pressi della sottoprefettura, lanciando molotov contro l’istituto; mentre ad Ajaccio, un gruppo di manifestanti ha cercato di fare irruzione nel Palazzo di Giustizia, provocando un incendio al suo interno. Domenica 13 marzo, a Bastia, la protesta si è trasformata in guerriglia urbana, portando a oltre sessanta feriti e costringendo il ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin a recarsi sull’isola per “aprire un ciclo di discussioni con i rappresentanti e le forze vive dell’isola”, provando a dare risposte concrete rispetto il futuro istituzionale e sociale della Corsica. Con la morte di Colonna, ci si aspettano nuove manifestazioni, della portata ancora maggiore, aumentando il rischio di violenza da parte dell’ala estrema indipendentista e un’ulteriore insofferenza verso il dominio parigino. 

Le richieste della Corsica mettono a dura prova lo Stato francese, riaccendendo uno spirito indipendentista incolmabile e, spesso, violento. La preoccupazione del governo parigino permane dal momento di nascita di questa ribellione, guardando con preoccupazione l’esempio della Catalogna, in Spagna, il quale rischia di far riprendere la lotta armata allo schieramento più “estremo” dell’indipendentismo. 

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Arienti Stefano

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