Messico e migrazione: il Cordone Sanitaire americano

Grande giorno domani per la sicurezza nazionale. Tra le tante cose costruiremo il muro”. Così Donald Trump twittava il 25 gennaio 2017, confermando le anticipazioni sulla firma di un decreto sull’immigrazione e la costruzione di un muro al confine col Messico, il quale avrebbe portato nel corso degli anni indignazione e scalpore, tanto da essere chiamato “muro della vergogna” dalla popolazione messicana. 

13 dicembre 2021: “Polizia e migranti si scontrano fuori da Città del Messico”. È questo uno dei titoli più cliccati lo scorso giorno sul “BBC News”, in cui la polizia messicana ha fermato centinaia di migranti provenienti dall’America Latina. Non è il primo caso di quest’anno che mostra un rifiuto messicano verso l’arrivo di cittadini sudamericani, ponendosi sul medesimo piano di coloro che additavano fino a qualche anno fa. 

Secondo il rapporto “Panorama Social de América Latina 2020”, si è stimato che lo scorso anno il tasso di povertà ha raggiunto il 33,7% della popolazione e quello di povertà estrema (povertà nella quale non si dispone delle primarie risorse per il sostentamento umano, come acqua, cibo, abitazione) si è attestato al 12,5%, i livelli più alti mai registrati nell’ultimo ventennio, in costante peggioramento per la situazione pandemica. 

Nonostante la salita del repubblicano Manuel Lòpez Obrador (2018) e l’interruzione del dominio autoritario del Partito Rivoluzionario Istituzionale, la resistenza americana riguardo l’arrivo dei cittadini dall’America Latina è perdurata per tutta l’amministrazione Trump (aumento tariffe doganali dal 5 al 25% sui prodotti messicani), portando ad una nuova stretta da parte del neo-governo di Città del Messico e un dietrofront dal punto di vista umanitario. 

Un Messico che prova a limitare radicalmente il numero di immigrati illegali nel proprio Stato, utilizzando la stessa politica che gli USA hanno utilizzato nei confronti dei migranti messicani, e gli Stati Uniti che provano a limitare questi stessi flussi costruendo un “Cordone Sanitaire” di protezione verso l’America Latina, pressando economicamente e politicamente la capitale messicana. 

La stessa amministrazione Biden, dalla linea politica “più umana”, non è riuscita a migliorare le condizioni, anzi: aumento drastico del flusso migratorio illegale, 100 mila migranti irregolari solo nel mese di febbraio e 557 decessi al confine in tutto il 2021.

Dal punto di vista storico, questo rifiuto statunitense appare una novità: i fautori dell’esportazione democratica e dell’apertura mondiale ai cittadini extra-americani (perdurata per tutto il XX secolo) sembra non essere più una caratteristica degli USA, ricercatori piuttosto di un isolazionismo territoriale sempre meno “umano”. 

Se il futuro sulla condizione migratoria nei prossimi anni è assai incerta, quello che è chiaro invece è una non-possibilità di miglioramento della situazione socio-politica in America Latina fino a quando questa non verrà presa in considerazione dal resto del mondo. Povertà, condizioni igienico-sanitarie minime, sfruttamento lavorativo, il tutto accompagnato dalla pandemia e da governi dittatoriali inattaccabili, rendono difficile la possibilità di una diminuzione dello “tsunami” migratorio che sta “affogando” il subcontinente americano.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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