Migranti in Europa: Manica e Mediterraneo a confronto

Il fenomeno migratorio in Europa è stato discusso, politicizzato e ignorato per anni, tenendo sempre nel mirino quei fatti che accadevano solamente nel “Mare nostrum”, il Mediterraneo. Il cosiddetto “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” è, però, un drammatico problema che riguarda anche altre zone del Vecchio Continente. La Manica – in particolare la “via della morte” – è una delle tratte marittime più pericolose dell’Europa, utilizzata allo scopo di trasportare le persone dalla Francia all’Inghilterra.

Nel Mediterraneo la strage non si ferma. Negli ultimi dodici mesi, dei 144.000 cittadini stranieri che hanno attraversato le frontiere europee senza permesso, almeno 1864 hanno perso la vita, di poco inferiore al picco del 2019 (1885). Il prezzo dell’ignorato allarme lo pagano costoro che hanno perso la vita in mare, principalmente nella tratta centrale (Tunisia-Italia), la quale rimane ancora la rotta più mortifera. 

Peggioramenti, però, sono da osservare sia ad est che ad ovest del Mediterraneo. Ad ovest, il tratto di oceano Atlantico che unisce l’arcipelago delle Canarie alle coste occidentali dell’Africa è diventato un nuovo “cimitero marino”, facendo registrare circa un migliaio di vittime. Nell’altra sponda, la stretta tra Bielorussia e Polonia ha causato migliaia di morti e respingimenti di massa. 

Queste tragedie avvengono quotidianamente e, talvolta, fanno registrare bilanci angoscianti: il 24 dicembre 2021, a poche ore al largo della Grecia, nel mar Egeo, si è stimata la morte di almeno trenta persone, tra cui anche bambini ed un neonato.

Questi atroci record sono stati registrati anche nella Manica, nella quale oltre 28mila migranti hanno provato la traversata per raggiungere le coste inglesi. È una cifra impensabile se paragonata all’anno precedente, che riportava un terzo delle persone (8400). Di fronte alle costanti richieste di supporto degli attivisti al governo londinese, il ministro dell’Interno Tom Pursglove ha dichiarato la necessità di nuove riforme e un rafforzamento dei poteri delle forze di frontiera per un re-indirizzamento delle barche. 

Anche in questa tratta le tragedie continuano incessantemente. Come mostrato dalla BBC News il 21 dicembre, almeno trenta persone sono affogate nelle gelide acque anglo-francesi, il peggior annegamento di massa mai registrato nella Manica. 

Mediterraneo o Manica, America Latina o Messico, la differenza è poca. Il problema principale di questo costante traffico migratorio (e delle conseguenti morti) è una chiara inefficienza intergovernativa, sia a livello europeo che a livello internazionale. Il “non-agire” sembra essere la scelta più facile per evitare il problema. Il silenzio più spaventoso arriva direttamente da Bruxelles: il Parlamento Europeo sembra non voler regolamentare questi flussi migratori, dilaganti in tutto il continente europeo e i quali stanno creando sempre più tensioni tra Stati membri. 

Il tema migratorio non rimane altro che un ennesima “melodia politica”, uno spazio efficace per schierarsi politicamente – o non schierarsi proprio. L’aiuto sul campo è il vero obiettivo che l’Occidente “benestante” deve seguire: il nostro mancato soccorso e sostegno è la causa principale di guerre, come in Iraq, di attentati e rapimenti, come in Nigeria, oppure di fame e crisi alimentari, come in Afghanistan. 

 

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Arienti Stefano

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