Morire di fame

Morire di fame è un concetto per noi Occidentali impossibile da capire; non significa “solo” far fatica ad arrivare a fine mese o stare attenti agli sconti sugli scaffali del supermercato, ma vuol dire non avere cibo a sufficienza per sopravvivere, un deterioramento degli organi interni perché da giorni non si mastica neanche un pezzo di pane. Questa è la situazione che, secondo il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, 285 milioni di persone stanno passando, incrementatesi esponenzialmente con l’incombere della pandemia.

David Beasley, capo del World Food Programme, teme che la pandemia avrà conseguenze disastrose nel continente africano, e i dati non possono che dargli ragione. Attualmente in Africa una persona su cinque soffre di denutrizione e 93 milioni di persone di trentasei Paesi diversi stanno rimanendo letteralmente senza cibo. Nella regione sub-sahariana, un bambino muore di fame ogni trenta secondi e un terzo di quelli sotto cinque anni soffre di denutrizione cronica. L’allarme lanciato da Oxfam alla vigilia del summit dei leader dell’Unione Africana del 5 e 6 febbraio sull’emergenza alimentare, evidenzia come i prezzi dei beni alimentari in tutto il continente siano schizzati alle stelle, più alti del 30/40% rispetto al resto del mondo in proporzione al PIL pro-capite. 

Giovani africani e intere generazioni, depredati di ogni ricchezza dai governi corrotti o gruppi terroristici, sono costretti a lasciare famiglie intere nella povertà assoluta, scappando verso un mondo migliore e affondando le economie nazionali verso livelli di indebitamente sempre più alti. Non solo la pandemia è la causa di questa situazione (in cui nella corsa ai vaccini l’Africa è ovviamente arrivata ultima, importando il 90% delle dosi), ma anche il cambiamento climatico e dalle continue guerre civili e colpi di stato che quotidianamente accompagnano le popolazioni verso la disperazione. 

Tutta l’Africa è colpita. Nessuno escluso. Il Corno d’Africa è colpito da una delle più gravi siccità degli ultimi quarant’anni dopo tre stagioni senza pioggia, di fianco ai continui conflitti in Etiopia e Somalia (articolo: “La carestia nel Corno d’Africa”). In Africa occidentale, il numero di persone dipendenti dagli aiuti umanitari – in costante calo – aumentano sempre più, soprattutto nella stagione della secca da giugno ad agosto. Infine, anche nell’Africa meridionale gli Stati stanno combattendo contro il binomio clima-pandemia, dipendenti ovviamente dagli aiuti internazionali. 

Ma cosa succede davvero a chi sta morendo di fame? Il processo comincia con la fase della denutrizione, ovvero un assunzione di calorie inadeguata per stare al passo con il fabbisogno energetico del corpo. Anemia o beriberi sono le prime malattie principali che giungono dopo poche settimane in questo stadio, concludendosi poi con l’inedia, l’esaurimento delle riserve corporee seguito dal deperimento dei tessuti e infine la morte. Di fronte ad una fame prolungata, il corpo inizierà a nutrirsi di se stesso, consumando i pochi grassi rimasti e indebolendo il sistema immunitario; cuore, polmoni, ovaie e testicoli si restringono, non ottenendo i nutrimenti necessari. Successivamente, una volta che il corpo ha terminato tutte le riserve di proteine, la morte non è così lontana: in questa fase finale il corpo si nutre dei suoi stessi muscoli, arrivando infine a mangiarsi il cuore stesso; la morte viene preceduta da allucinazioni, convulsioni e brevi interruzioni del battito cardiaco, fino a quando il cuore non si ferma definitivamente.

Età, peso corporeo, disponibilità di acqua sono centrali per determinare il tempo necessario per “morire di fame”. Seppur scioperi della fame durino anche quaranta giorni o lo stesso Mahatma Gandhi, sopravvissuto per 21 giorni bevendo pochi sorsi d’acqua al giorno, è ovvio che chi possiede una percentuale di grasso corporeo è avvantaggiato nella corsa alla sopravvivenza. I bambini, quindi, sono le principali vittime della fame, possessori di meno riserve e molto più propensi a casi di anoressia nervosa, disturbo alimentare che ti porta a rifiutare ogni cibo e caratterizzato da un desiderio ossessivo di perdere peso. Quasi sei milioni di bambini rischiano la morte per assenza di cibo, trasportando un intero continente verso quella che viene definita la peggior catastrofe umanitaria dalla Seconda guerra mondiale. 

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Arienti Stefano

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