Non esistono donne pedofile?

Con il termine pedofilia si va ad indicare un disturbo mentale caratterizzato da pulsioni sessuali intense e ricorrenti dirette verso bambini, tendenzialmente, in età prepuberale. Per secoli si è creduto che solo gli uomini potessero essere colpiti da questo drammatico disturbo e, quindi, non si hanno informazioni e dati certificati inerenti alla pedofilia femminile. Negli ultimi anni, però, è stato dimostrato che anche le donne possono provare eccitazione e sentire pulsioni sessuali che coinvolgono figure infantili.

La pedofilia femminile viene tendenzialmente divisa in due macrocategorie: la pedofilia intra-familiare e quella extra familiare. La pedofilia femminile intra-familiare, come dice il nome, è caratterizzata da atti incestuosi che vedono come protagonisti la figura della madre e del bambino. Tale dinamica è particolarmente difficile da identificare e riconoscere, in quanto si cela facilmente dietro a comportamenti affettivi tipici del rapporto madre-figlio e molto spesso viene confusa con un eccesso di affetto o un morboso bisogno di contatto con il proprio bambino. Questo particolare tipo di pedofilia non presenta caratteri aggressivi o non viene espresso tramite un comportamento violento, anzi, è proprio negli atti di intimità e amore famigliare che si verifica e fuoriesce questo tipo di disturbo. La madre, quotidianamente, ha un contatto con il proprio pargolo e ciò rende molto difficile il riconoscimento della malattia, che si fa evidente solo nel periodo adolescenziale del ragazzo. Secondo diverse testimonianze, le mamme che provano attrazione sessuale verso i propri figli tendono a trattare quest’ultimi ancora come dei bambini, invitandoli a dormire nel letto matrimoniale o continuando ad assistere ai loro “bagnetti”. L’abuso vero e proprio, si manifesta tendenzialmente in atti di masturbazione e godimento visivo ma può sfociare in pratiche più estreme, fino a giungere a veri e propri rapporti sessuali incestuosi. La pedofilia femminile intra-familiare è particolarmente dannosa per la psiche del bambino (e del futuro uomo), in quanto è caratterizzata dalla “confidence power”, ossia la manipolazione mentale basata sulla naturale fiducia e devozione che è presente nel figlio nei confronti della madre.

La pedofilia femminile extra-familiare presenta caratteristiche molto diverse dagli abusi incestuosi. Questa seconda è caratterizzata da atti violenti e desiderio di predominio e si contraddistingue per il fatto che il perpetratore sia, in una certa misura, ossessionato dalla brama di potere. Questo tipo di disturbo assume, quindi, forme molto violente e spesso subdole: il pedofilo segue il bambino per giorni e consuma il suo desiderio malato in luoghi familiari al ragazzino, come la scuola, luoghi ricreativi o, in casi estremi, nell’abitazione della vittima. Il luogo in cui si consumano questi atti è fondamentale e il fatto che si scelgano posti che il bambino conosce, e in cui passa molto del tempo che ha disposizione, non è casuale: coloro che soffrono del disturbo pedofilico, in questi casi, vogliono dimostrare a se stessi di poter dominare la propria vittima sia a livello fisico che mentale e, quindi, vanno a distruggere l’attaccamento fisico e psichico che il bambino ha sviluppato nei confronti di luoghi che, fino a quel momento, rappresentavano una sicurezza, posti sicuri in cui si sentiva protetto e tranquillo. Una casistica che si è diffusa negli ultimi anni vede come protagoniste le maestre e le professoresse che fanno spogliare i loro alunni per “spiegare come avviene la riproduzione” oppure insegnanti che mostrano giochi a carattere sessuale che includono la penetrazione dei genitali con pennarelli e altri oggetti relativi al campo scolastico.

Un altro aspetto tragico della pedofilia femminile è il cosiddetto turismo sessuale che si sviluppa in modi molto diversi rispetto a quello maschile. Questo fenomeno vede come protagoniste donne in età compresa tra i 25 e 50 anni che, a seguito di una delusione amorosa, decidono di fare viaggi in luoghi esotici con il fine di avere rapporti sessuali con bambini di età inferiore ai quattordici anni. Tendenzialmente si tratta di donne che hanno fini narcisistici e ricercano la conferma della propria personalità a seguito di forti traumi in ambito amoroso.

La pedofilia femminile esiste ed è un problema reale ma del quale, ancora, non si hanno dati e stime precise in quanto, per secoli, è stato sottovalutato. La devianza psichica e la violenza non conoscono il sesso del soggetto e se non si agisce in quest’ottica si rischia di andare a legittimare atti che in realtà rientrano nella sfera della criminalità. L’essere umano e la mente sono complessi, si generano in condizioni e circostanze che sono fuori dal diretto controllo della persona e se non si presta attenzione, anche solo un atto sbagliato, può andare a decretare la nascita di una devianza e di problemi psicologici gravi.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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