Pandemia e lavoro: pausa caffè?

La pandemia ci ha obbligati a trovare soluzioni immediate ed efficaci che potessero tenere in considerazione sia la salute delle persone che l’avanzamento economico e monetario delle Nazioni. Tuttavia, vi è un aspetto della vita del quale il Covid-19 ci ha, per un certo periodo, totalmente privati: la socialità. L’ambito lavorativo e scolastico, in una certa misura, non si sono mai fermati pur avendo perso la loro caratteristica fondamentale: l’interazione, il rapporto interpersonale, che, pur essendo stato sacrificato fin da subito, è tanto importante quanto il carattere produttivo ed intellettuale che questi luoghi presentano.

Secondo alcuni dati pubblicati dalla BBC, ancora nel 2022, poco meno del 30% dei knowledge workers – i lavoratori altamente specializzati che hanno fatto delle loro conoscenze il proprio impiego – lavora in ufficio quotidianamente. Questo significa che meno della metà di coloro che prima si recavano sul luogo di lavoro, adesso si presenta, ogni giorno, nel proprio ufficio. Questa dinamica non va a pesare unicamente sul fattore produttivo e sull’efficienza di questa classe lavorativa, ma presenta dei risvolti sociali riguardanti, specialmente, la percezione degli impiegati nei confronti della loro appartenenza ad un determinato gruppo lavorativo e alla propria azienda. Secondo diverse ricerche, pubblicate sempre dal giornale inglese, sia i gruppi lavorativi che quelli basati su un rapporto di amicizia sono diventati molto meno solidi e le persone che ne fanno parte sentono un minor senso di appartenenza a questo tipo di agglomerati sociali. D’altra parte, però i rapporti in ambito lavorativo si sono stabilizzati, non tanto perché siano più solidi, quanto per il fatto che si è connessi unicamente con i propri collaboratori senza avere la possibilità di creare rapporti con colleghi secondari con i quali non si condividono compiti e mansioni ma che lavorano, comunque, nella stessa azienda. 

Il lavoro a distanza ha permesso di produrre di più, di tagliare i “tempi morti”, ma ha anche privato i lavoratori dei momenti di “inattività” che sono fondamentali per creare un team unito e solido. A causa dell’isolamento forzato sono andati perduti tutti i “riti” e le abitudini sul posto di lavoro, come, per esempio, l’incontro con il solito collega alla solita ora davanti alla macchinetta del caffè, oppure il tragitto condiviso dall’ufficio all’auto con il quale di concludeva la giornata lavorativa. Piccoli gesti che permettevano alle persone di formare rapporti sul posto di lavoro che però prescindessero, in parte, dalla loro mansione e che ora non sono più contemplati. In un sondaggio pubblicato da Indeed (un sito di ricerca specializzato nell’ambito lavorativo) ha dimostrato come il 73% delle persone abbia abbandonato la socializzazione dal vivo e il 46% non intrattenga più conversazioni secondarie relative al lavoro, mantenendo solo quelle necessarie al loro ambito lavorativo. Questa dinamica ha avuto come risvolto un sentimento comune di minore appartenenza all’azienda e di minore connessione con i propri colleghi di lavoro.

Vi sono state, tuttavia, molte iniziative finalizzate alla socializzazione promosse da diverse aziende. Una buona comunicazione aziendale è il primo passo per riconnettere le persone. Molte società hanno creato newsletter o una sezione podcast per permettere a tutti di rimanere aggiornati rispetto al lavoro dei colleghi, cosiddetti, fantasma, ovvero coloro che non fanno direttamente parte del nostro gruppo lavorativo ma con cui dal vivo condividevamo dei momenti di svago. Altre aziende hanno introdotto quiz o giochi durante riunioni di lavoro, dove i partecipanti erano portati a conoscersi meglio e a conoscere aspetti l’uno dell’altro non prettamente inerenti al lavoro che stavano svolgendo, come per esempio hobby o passioni, creando così simpatie e condivisione di esperienze extralavorative. 

La DAD, lo Smart working hanno rivoluzionato il nostro modo di guardare alla scuola e al mondo lavorativo. Si è sacrificata una parte fondamentale di questi luoghi che hanno preso un volto totalmente diverso. A studenti e lavoratori si è mostrato un nuovo modo di eseguire i propri compiti, le mansioni che vengono richieste è possibile svolgerle da soli, senza nessuno altro ma forse questa prospettiva sta andando a degenerare in una mancanza totale di socialità, denaturalizzando due fulcri dell’interazione.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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