TikTok crea dipendenza

Lanciato nel settembre 2016, inizialmente con il nome di “musical.ly”, il colosso cinese dei social network “TikTok” è sempre più al centro di accuse di dipendenza, pubblicità occulte ai minori e mancate tutele verso gli utenti, sia in Europa che in America. Seppur alla fine del 2019 aveva solennemente annunciato di voler aiutare i clienti a non sviluppare dipendenze (soprattutto verso i più giovani), introducendo un meccanismo di limite massimo di tempo di utilizzo, a due anni dalle dichiarazioni il social network sembra seguire una strategia completamente opposta, incollando sempre più utenti per un arco di tempo sempre maggiore allo schermo del telefono. 

TikTok non è altro che un’applicazione che mostra un susseguirsi infinito di video di ogni genere, della durata massima di sessanta secondi in cui gli iscritti possono intrattenere il pubblico mondiale con balletti, scene comiche o riproducendo musica e video famosi del passato. Non è necessario essere “produttori” di contenuti, ma è possibile utilizzarla anche solo da spettatori, con una fascia d’età nettamente minore rispetto alle precedenti storiche piattaforme, principalmente dai 12 ai 18 anni. Per mostrare l’impatto che in pochi anni questo social ha raggiunto a livello globale in soli sei anni, basti sapere che nel 2021 il numero di utenti attivi sulla piattaforma ha raggiunto il record personale di un miliardo di utenti registrati, corrispondente al 14% della popolazione mondiale. 

TikTok, più di ogni altra piattaforma digitale, utilizza il suo potente algoritmo per incollare l’utente allo schermo e facendo perdere talvolta la percezione del tempo. L’algoritmo, in generale, è un modello matematico che riconosce il successo dei contenuti verso uno spettatore, proponendo costantemente contenuti simili e associati: più l’utente utilizza il social, più questo è in grado di “conoscere” il suo cliente, bombardandolo quotidianamente di video che non possono non piacergli.  Quali video guardiamo fino alla fine e quali interrompiamo, quali condividiamo e a quali commentiamo: basta questo all’intelligenza artificiale dell’App per iniziare a “dominare” il nostro cervello, destando, come affermato dall’esperto di AI Dinesh Roman, “un misto di preoccupazione e ammirazione”, in grado di fare miliardi di calcoli al secondo per milioni di persone costantemente connesse. 

L’Europa ha messo al gogna diversi aspetti considerati preoccupanti per i propri cittadini. In particolare, sembra che i “Termini e le Condizioni” del servizio permettono al social di ottenere diritti irrevocabili sui contenuti pubblicati sulla piattaforma, utilizzabili e rivendibili senza il consenso dell’autore. In aggiunta, TikTok è accusata di non proteggere i minori dall’esposizioni a comportamenti pericolosi, tra cui le famose challenge che anche nel nostro Paese hanno portato a diversi suicidi (articolo: “I social portano al suicidio”).

Ancora più preoccupante, però, sono le accuse portate avanti da mercoledì 2 marzo da una coalizione di otto Stati americani, un’indagine sulla dipendenza che l’algoritmo dietro TikTok è in grado di creare, soprattutto ai minori. L’inchiesta degli Stati Uniti si basa quindi sul costante danneggiamento della salute mentale di bambini e adolescenti, affermando la necessità di esaminare le “tecniche utilizzate per incoraggiare i giovani” a trascorrere sempre più tempo sull’App. Seppur TikTok abbia promesso di “fornire informazioni sui numerosi meccanismi di sicurezza e privacy” che hanno per gli adolescenti, le precedenti accuse “ignorate” dal colosso cinese fanno ben poco sperare su un maggior successo di controllo dei sistemi di sicurezza e limitazione dell’utilizzo giovanile di questo social network. 

I nostri figli stanno crescendo nell’era dei social media e molti sentono il bisogno di mettersi alla prova contro queste versioni filtrate della realtà che vedono sui loro schermi”, ha dichiarato Rob Bonta, procuratore generale della California. Figli che, però, sentono una sempre maggiore sicurezza su questi social piuttosto che nei “contatti reali”, in cui un algoritmo ha la possibilità di conoscerti meglio dei genitori o dei tuoi migliori amici. 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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