Twitch: il futuro della televisione

Negli ultimi anni il fenomeno dello streaming su Internet è cresciuto a dismisura, assumendo un peso nel mercato globale quasi ai livelli delle comuni reti televisive. Da servizi come Netflix, YouTube o AmazonVideo, a quelli per la musica come Spotify e anche servizi di riproduzione illegali per film e serie. A partire dal 2011, però, si è affermato tra questi un nuovo colosso del servizio di streaming, dedicato principalmente alla riproduzione di contenuti a sfondo videoludico: Twitch

Affermatosi nel 2011 come “Justin.tv”, permetteva inizialmente di condividere i propri contenuti in broadcast (sistema di trasmissione in cui una singola stazione emittente, attraverso ripetitori, invia il segnale ad altre varie riceventi), utilizzando canali molto simili al già colosso “YouTube”. La rivoluzione della piattaforma, però, fu possibile con l’introduzione della possibilità di compiere in live le proprie trasmissioni, come se si fosse in una vera e propria diretta televisiva. A questo, si aggiunge anche la possibilità di poter donare soldi tramite il servizio PayPal al nostro “streamer” preferito, rendendo sempre più fattibile presentare questo servizio come un vero e proprio lavoro. 

Il cambio di rotta lo si ebbe nell’agosto 2014, quando Twitch suscitò la curiosità della società di Jeff Bezos, “Amazon”, la quale riuscì ad acquistarla per 970 milioni di dollari. La totale integrazione tra le due aziende avvenne poco tempo dopo, con l’introduzione del servizio “Twitch Prime”: gli utenti già abbonati ad Amazon Prime (programma di iscrizione annuale o mensile dentro la piattaforma Amazon per ottenere diversi vantaggi nella spedizione, che nel 2020 ha toccato i 150 milioni di iscritti) potranno sottoscrivere gratuitamente un abbonamento con uno streamer a propria scelta, ottenendo privilegi come sconti sull’acquisto di videogiochi o gadget. 

L’Occidente, come ben sappiamo, è sempre rimasto indietro rispetto all’Asia dal punto di vista tecnologico negli ultimi decenni. In particolare rispetto al Giappone, il quale già da diversi anni ha creato una rete nazionale televisiva completamente basata sul “gaming”, sotto il nome di “eSports”. La sera, al posto di guardare Sanremo alla televisione, molte famiglie giapponesi si siedono sul divano ad ammirare tornei competitivi di “pro-player“ del videogioco. Ad aprile, infatti, verrà aperta la prima scuola per giocatori desiderosi di entrare nel mondo degli eSports: la “eSports Koutou Gakuin” di Shibuya, la quale sarà dotata di quaranta PC da gioco di ultima generazione, con lo scopo di affiancare alle classiche materie scolastiche l’insegnamento del mondo del videogame, gli  insegnanti saranno i giocatori professionisti della Nazione. 

La pandemia globale ha portato l’Italia ad un escalation di interesse verso le nuove piattaforme streaming come Twitch, convincendo varie star di spicco a iniziare il loro programma “televisivo”. Il più importante e recente caso è stato quello dell’ex calciatore dell’Inter Bobo Vieri, il quale ha inaugurato a marzo 2020 – periodo del primo lockdown nazionale – la “Bobo TV”: il successo di questo canale è stato garantito dalla possibilità dell’ex sportivo di invitare numerosi personaggi famosi del calcio, tra cui Pep Guardiola (il cui invito ha portato ad un vero e proprio cortocircuito mediatico) e più recentemente Ronaldo “Il Fenomeno”, di fianco anche all’esperienza narrativa dell’ex difensore e attuale opinionista calcistico Daniele Adani. 

Twitch sembra quindi essere il “mondo delle favole”, una piattaforma che permette di raggiungere guadagni stratosferici annuali anche a sei cifre. Le politiche e linee guida della piattaforma, proprio per la loro severità, fanno però storcere il naso a molti. Sono “Guidelines” molto ferree, centrate principalmente sul non poter utilizzare determinate parole o espressioni che risultino offensive per una certa comunità. Per esempio, non è possibile utilizzare parole come “incel” e “vergine”, nell’intento di insultare coloro che non per scelta vivono in questa “condizione” ritenuta da molti “da sfigati”; oppure, anche l’espressione “blind playthrough”, tradotto come “partita alla cieca”, che potrebbe andare a turbare le persone affette da cecità. Un inasprimento delle regole è stato dettato all’inizio dello scorso anno, dopo un duro attacco da parte del Congresso americano per la presenza di canali estremisti o contro quelle tematiche sociali maggiormente presenti nel mondo mediatico: donne, LGBTQIA+ e neri. C’è quindi la necessità per questi streamer di stare costantemente attenti a quello che viene detto durante le proprie live, alle proprie opinioni espresse, per evitare di essere “permabannato” dalla piattaforma e senza la possibilità di ritornarci per tutta la vita.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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