Crisi Russia-Ucraina: uno sguardo a Kiev

Tutte le testate giornalistiche internazionali parlano continuamente della crisi russo-ucraina, alimentando i rischi della guerra e analizzando i rapporti diplomatici che da mesi persistono tra i diversi Stati occidentali. Quello che, però, viene poco analizzata è la situazione interna che caratterizza l’Ucraina, i sentimenti popolari verso questa crisi e la preparazione militare che dilaga nel territorio dal 2014.

L’Ucraina, all’indomani della “rivoluzione arancione” del 2004 (movimento di protesta sorto successivamente le elezioni di novembre), lo Stato venne colpito da duri anni di corruzione, cattiva gestione governativa, mancanza di crescita economica e svalutazione monetaria. Questo quadro si trascinò fino al 2014, l’inizio della rivoluzione ucraina che ha visto una serie di episodi di violenza nella capitale culminati con la cacciata dell’allora presidente dell’Ucraina Viktor Janukovyc, colui che si rifiuta di firmare l’Accordo di associazione con l’UE. Da questo momento in poi, la Russia – alimentando vari disordini a Kiev – si rifiutò di riconoscere il nuovo governo ad interim, prendendo successivamente il controllo della penisola di Crimea, segnando definitivamente la fine dei legami tra i due Stati e l’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea. 

A più di otto anni da quella che viene definita la “Rivoluzione della Dignità”, la Nazione è ancora alle prese con i problemi di sempre, alimentando una scarsissima fiducia nella classe politica e una crisi economica che colpisce non solo le classi più basse ma anche la sempre più fragile classe media. Resta irrisolto anche l’enorme problema dei rifugiati interni: nel 2020, la stima del Ministero per le Politiche Sociali mostrava come quasi 1,5 milioni fossero gli esuli, secondo Paese solo dopo la Siria. 

La preoccupazione per l’escalation con Mosca è alle stelle, costringendo un numero crescente di ucraini ad eseguire addestramenti militari nelle pause lavorative e nel fine settimana. Ci sono uomini e donne di tutte le età, talvolta già pronti in abiti militari e disposti a seguire l’esercitazioni impartite dall’esercito. In tutto il Paese si moltiplicano i cartelloni pubblicitari per incoraggiare la popolazione ad unirsi a questa massa di volontari: “In caso di guerra, i civili potranno difendere se stessi e le loro famiglie”, spiega Andrii Rykoun, rappresentante dell’Ong Defence Staff of Ucraine, a capo della formazione dei non professionisti. Sembra uno scenario apocalittico, un timore talmente forte da alimentare il nazionalismo di una intera Nazione: c’è chi impara il primo soccorso, mentre altri si esercitano a maneggiare armi finte preparate in legno. Mentre Stati Uniti, Germania e, per ultima, la Francia stanno mettendo le carte sul tavolo delle trattative per risolvere la questione in via diplomatica, la questione ucraina di politica estera sembra attuabile solo attraverso il piombo. Il ministro degli Esteri, Annalena Baerbock, è giunta nei paesi al confine orientale: “Puoi sentire cosa è successo anni fa, le persone hanno perso tutto ciò che avevano da un giorno all’altro. È una testimonianza del fatto che siamo in guerra in mezzo all’Europa”. 

I sentimenti popolari sono forti, così come anche il duro ricordo di un passato non così lontano: secondo le stime delle Nazioni Unite, dal 2014 più di 14.000 persone sono state uccise per il tentativo di riconquista del controllo della regione del Donbass, caduta nelle mani dei separatisti appoggiati da Mosca, con lo scopo di evitare una nuova Crimea. Seppur non lecita, sembra quasi giustificabile la preparazione militare e il sentimento nazionalista dei cittadini, talvolta all’oscuro dei numerosi drammi vissuti dall’esercito ucraino durante i combattimenti. Mentre la guerra nei territori orientali entra definitivamente nel suo non anno, il Paese deve fare ancora i conti con il bilancio dei suicidi delle truppe e dei veterani di guerra: già nel 2018, 554 membri del servizio attivo si erano suicidati nei primi quattro anni di guerra, senza una effettiva conferma al Ministro della Difesa. Finché durerà la guerra, non pubblicheremo mai quei numeri”, ha affermato Volodymyr Voloshin, psicologo militare di Kiev. “Temono che i russi li useranno per danneggiare il nostro morale”, spirito guerrigliero e violento che pervade sempre più la popolazione dell’Ucraina, pronta ad affrontare vis-a-vis il grande esercito della Federazione Russa. 

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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