Hitler e Putin: dittatori a confronto

Più di settant’anni sono passati dall’ultima guerra armata in Europa. Una guerra che ha visto la morte di più di 60 milioni di persone e come protagonista il fanatico dittatore Adolph Hitler, autore della Bibbia nazista “Mein Kampf” ed esponente del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (successivamente trasformato in “Partito Nazista”). Sempre più persone, da esperti a comuni cittadini sui social network o nei programmi televisivi, condannano l’invasione di Putin in Ucraina, avvicinando l’autocrate alla figura di Hitler. Quali sono le differenze e le similitudini che legano queste due figure? Cos’hanno in comune nel loro modo di pensare e di attirare a sé l’opinione pubblica? Proviamo a confrontarli, che non significa, però, eguagliare; capire semplicemente quali aspetti ricorrono tra i due comparati. 

Sono entrambi dittatori? In un certo senso sì. Il dittatore è colui che governa o esercita comunque la propria autorità in modo dispotico e intransigente, senza ammettere critiche, opposizioni, discussioni o ingerenze di alcun genere; chi, per merito proprio o riconoscimento altrui, impone e fa accettare le proprie idee e i propri gusti. Il dittatore, nella storia contemporanea, fa sempre riferimento ad un ideale ultranazionalista e questo, sia Hitler che Putin, lo hanno fatto attraverso una imponente macchina propagandista (dallo stile opposto, come vedremo dopo). Il dittatore, però, ha assunto un’accezione oggi completamente diversa rispetto a quella degli anni Trenta del secolo scorso: Hitler, come il suo idolo originario Mussolini (“Il Duce”), erano visti dagli altri governanti come figure “tutto d’un pezzo”, in grado di gestire al meglio il proprio popolo e far accettare i suoi ideali a chiunque, nessuno escluso. Oggi, definire una persona come “dittatore” è qualcosa di molto difficile, dal carattere negativo e per indicare una persona che è tutt’altro in grado di gestire positivamente la propria popolazione, ma che anzi è al comando di uno Stato non democratico. 

Come intraprendono una guerra? Anche questa domanda vede un allineamento delle due figure. Nell’agosto 1939, Hitler, dopo aver negoziato un patto di non aggressione alla vicina Unione Sovietica, smembrò il territorio della Cecoslovacchia e invase la Polonia; venendo meno agli accordi di Monaco, i tedeschi giustificarono l’ingresso nello Stato dopo la scoperta di un piano polacco, in accordo con Gran Bretagna e Francia, di accerchiamento e smembramento della Germania (poi scoperto falso). Similmente, Putin, dopo le varie “aggressioni” militari della NATO nel Mar Nero e la paura di invasione territoriale, ha attaccato l’Ucraina, venendo meno a qualsiasi patto internazionale e violando la sovranità statale di Kiev. 

Cosa, quindi, differenzia questi due dittatori? La propaganda. Hitler, alla costruzione del suo Partito, si contornò di due figure principali: la mente della propaganda nazista, Joseph Goebbels, e l’architetto del Nazismo, Albert Speer. Grazie al suo entourage, Hitler non divenne un dittatore, divenne un “Dio”: grazie ad un immenso lavoro psicologico e di controllo culturale, la nazione tedesca iniziò a vedere il suo Duce come un salvatore, una divinità, l’unico soggetto in grado di innalzare il popolo tedesco; ma, soprattutto, a pensare agli ebrei come i nemici dello Stato e d’accordo sul compiere il grande massacro, l’Olocausto. Fortunatamente Putin non è su questa linea d’onda; anzi, è completamente all’opposto: la fiducia popolare nei confronti dello Zar di Ghiaccio è veramente poca, sicuramente minore rispetto a quella degli anni Trenta verso il Führer. Tutti i social network sono stati “spenti”, nessuno può condannare la sua azione all’interno dei propri confini e tutte le aziende di informazione estere hanno chiuso i rapporti. Non troviamo una nazione che totalmente appoggia Putin, che lo segue fermamente; troviamo, invece, sempre più profughi, sempre più odio da parte dei ricchi oligarchi o di giornalisti che con cartelli compaiono in diretta televisiva per condannare l’invasione. 

Putin non è Hitler. E fortunatamente non lo sarà mai. Non perché ha ancora un briciolo di umanità, questa non l’ha mai avuta. Ma perchè la nazione russa non glielo permette, non vuole la guerra e non vuole prendere d’assalto i supermercati per mancanza di cibo. La Russia non diventerà mai la Germania nazista e Putin non sarà mai Hitler. Ma è la figura, ad oggi, più simile a quel passato lontano e l’unica che ha avuto il coraggio e il sangue freddo di riportare l’Europa in guerra.

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Arienti Stefano

Arienti Stefano

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