Il battaglione Azov: il nazismo in Ucraina

Mercoledì 16 marzo, Vladimir Putin ha rassicurato in una videoconferenza trasmessa dalla televisione russa il successo e il buon proseguimento dell’invasione in Ucraina. Ha inoltre ribadito, come già fece nella dichiarazione di inizio combattimenti ormai più di venti giorni fa, lo scopo di questa operazione militare: non quella di occupazione dell’Ucraina, ma di innescare “un bagno di sangue e una pulizia etnica”, un’eliminazione dell’Occidente dai confini russi e, soprattutto, una “denazificazione” del territorio di Kiev. È un termine provocatorio, molto forte e allo scopo di giustificare la sua azione militare: in particolare, ha utilizzato i radicali di destra in uniforme, sotto il nome di “battaglione Azov”, per alimentare la propaganda russa e la prova dell’ostile atteggiamento del governo di Zelensky. 

Formatosi otto anni fa, il battaglione Azov (prendendo il nome dal Mar d’Azov) è una unità paramilitare definita da molti “neonazista”, composta da esponenti dell’estrema destra ucraina e incorporata nella Guardia Nazionale dello Stato. La brigata si è formata nel 2014, a Urzuf, ad una quarantina di chilometri da Mariupol, oggi cittadina bombardata dalle truppe di Putin e snodo cruciale per il collegamento tra la penisola della Crimea e le repubbliche filorusse del Donbass. Per la loro lotta al comunismo russo, i suoi membri si sono presentati come difensori nazionali e hanno ottenuto per le loro imprese recenti ampio riconoscimento sociale. Fondato dal militare neonazista Andriy Biletsky, oggi conterebbe più di duemila persone, le quali possono aumentare fino a diecimila membri con innesti da altre organizzazioni paramilitari. L’ampio battaglione ha ufficialmente dichiarato che solo il 10-15% dei suoi membri ha “simpatie naziste”, anche se la simbologia e gli eroi celebrati farebbero intendere diversamente: il “Wolfsangel” è il logo della compagnia, trappola per lupi di origine medievale e utilizzata nella campagna propagandistica da Hitler; Stepan Bandera, eroe e simbolo dell’adunata, era un ultranazionalista ucraino collaboratore del Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale. Le loro eroiche missioni, però, hanno dovuto scontrarsi dopo i conflitti del 2014 con diverse organizzazioni internazionali: l’OCSE, in particolare, ha trasmesso una serie di report pubblicati dall’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite riguardo i crimini di guerra svolti dal battaglione: tanto sui prigionieri quanto sui semplici cittadini russofoni delle città riconquistate da Kiev, sono stati compiuti torture, stupri, saccheggi ed esecuzioni sommarie, che portarono anche Amnesty International a richiedere lo scioglimento della brigata. 

Nonostante ciò, il battaglione Azov continua ad essere visto dall’Ucraina come un mezzo di risoluzione agli attuali scontri in Ucraina. Il gruppo, fisicamente e mediaticamente, mostra la ferocia con la quale vuole annullare l’esistenza russa dai propri confini. Attualmente stanno assistendo le forze militari ucraine nella difesa del combattuto porto marittimo di Mariupol, distruggendo (secondo alcune fonti) numerosi carri armati ed eliminando decine di soldati. Di recente, il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha accusato il reggimento di un attacco militare contro un ospedale per la maternità a Mariupol, rifugio per molti combattenti russi, e continua a diffondere la narrativa di uno Stato (quello ucraino) governato da neonazisti e allo scopo di annientare la minoranza russa nel Paese. 

Il come considerare questo battaglione e la sua forte presenza politico-militare nel territorio di Kiev è un problema analizzato da molti esperti. La questione principale, però, riguarda le armi fornite dalla NATO per il conflitto: dove finisce l’equipaggiamento consegnato? L’Occidente “dimentica” la natura del gruppo filo-nazista per vincere la guerra? 350 milioni di dollari in equipaggiamento militare da parte degli Stati Uniti, 17.000 armi anticarro dell’Europa, missili Javelin, Stinger, mitragliatrici dalla Polonia e Romania. Questi sono i recenti spostamenti a favore di Kiev dell’Occidente, riportati dal New York Times. La testata bielorussa NEXTA ha twittato l’8 marzo 2022 foto di missili anticarro inviati dalla NATO a Kharkiv, annunciando come “Il battaglione Azov è stato il primo a venire a conoscenza delle armi”. 

Seppur la guerra e l’ingiustificata invasione russa, gli esperti sottolineano i lapsus e cancellazioni mondiali delle tracce del passato, dimenticando i vecchi gruppi filonazisti del secolo scorso e i drammi che hanno portato ad innocenti civili. Giustificare o condannare? 

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Arienti Stefano

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