La Bielorussia nel conflitto russo-ucraino

Tutto il mondo è completamente succube del persistente conflitto tra Russia e Ucraina. Dalla Cina agli Stati Uniti, tutti gli Stati provano a mediare i due poli in “guerra fredda”, schierandosi, oramai, a favore o contro le azioni di conquista di Mosca. L’influenza russa in molti territori dell’Est Europa è forte, con la capacità di smuovere centinaia di migliaia di truppe a proprio piacimento e sui confini dei territori di conquista. È il caso, per esempio, della Bielorussia, base di supporto del Cremlino per le attuali operazioni militari nei confronti di Kiev.

La Bielorussia è uno Stato politicamente sempre più debole, con la necessità di legarsi alla madrepatria Russia per il controllo interno. I complicati rapporti con l’Unione Europea (di cui parleremo successivamente) e l’autoritarismo governativo che dalla metà degli anni ’90 caratterizza il Paese sta portando a sempre più ribellioni interne. Un esempio è la cosiddetta “rivoluzione delle ciabatte”, manifestazioni popolari tra il 2020 e 2021 contro il governo centrale e la repressione politica del presidente Aljaksandr Lukašėnko, rieletto nell’agosto di due anni fa per il sesto mandato consecutivo. Accusato di corruzione e di rifiutare l’adozione di misure di sicurezza per la pandemia, le dure reazioni popolari hanno costretto Vladimir Putin ad aiutare il presidente bielorusso, conducendo una dura campagna di intimidazione nei confronti degli oppositori statali. 

Il 9 febbraio le ultime truppe russe delle trenta mila previste stanno raggiungendo il confine tra Bielorussia e Ucraina, allo scopo di impegnarsi in esercitazioni e porre pressioni alla capitale Kiev, a due ore dalla frontiera. Nonostante le affermazioni di ritiro truppe di pochi giorni fa, la Bielorussia appare come un sicuro alleato di Mosca: Lukašėnko, negli ultimi mesi, si è offerto di ospitare le armi nucleari del Cremlino, di fianco ad un uso quasi illimitato delle basi aeree presenti sul territorio. 

A differenza dei legami con l’Europa, la Russia trova nella capitale bielorussa Minsk un solido partner poco incentrato nei rapporti economici ed energetici; la quasi completa dedizione a Mosca permette una forte influenza sul mercato e di guidare il Paese a propria discrezione. Con una quota del 50% nel commercio mondiale bielorusso, Mosca è il principale partner economico di Minsk, basata principalmente su legami interregionali e sul campo di istruzione, scienza e cultura, rafforzando costantemente i vecchi accordi risalenti al secolo scorso. 

Il successo di Russia e Bielorussia ha, inoltre, siglato la fine dei rapporti con l’Unione Europea. Le relazioni con Bruxelles non erano delle migliori già da tempo, a cominciare soprattutto dall’insediamento “illegale” dell’attuale presidente Lukašėnko nelle ultime elezioni. Le seguenti proteste del 2020 e il dirottamento aereo organizzato a maggio dello stesso anno per la cattura dell’oppositore statale Roman Protasevich, hanno definitivamente concluso ogni speranza di rappacificazione tra i due poli, portando l’UE ad attuare intransigenti misure restrittive economiche e traghettando in una forte crisi il governo di Minsk, alimentate dalle forti violazioni dei diritti umani nell’incontrollata rotta migratoria aperta volontariamente dal regime bielorusso. Le limitazioni e divieti europei hanno ovviamente costretto la Bielorussia ad “inchinarsi” al nuovo partner russo, dallo stile governativo molto più simile a quello voluto da Lukašėnko ed economicamente forte tanto quanto l’Unione Europea, decisamente molto più sfrontato nella volontà militare e conquista territoriale. 

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Arienti Stefano

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