La Cina sul filo del rasoio nel conflitto russo-ucraino

L’imperium russo e la conquista dei territori “persi” al termine della Guerra Fredda è l’obiettivo della Russia, o meglio, di Putin e del suo entourage. Come Hitler era affiancato dai famigerati fascisti italiani o austroungarici, il presidente russo vede nell’Impero cinese l’alleato migliore, sia sotto il punto di vista culturale che soprattutto economico. Ma come si stanno sviluppando i rapporti tra la seconda potenza economica e la seconda potenza militare del mondo allo scoppio della guerra in Ucraina? 

Molto più di tutte le altre Potenze in gioco, la Cina è lo Stato più importante in questo conflitto, non solo per l’imponenza economica ma soprattutto per i forti scambi che ha sia con Mosca che con Kiev. Seppur dall’Ucraina essa importi enormi quantità di mais e finanzi la costruzione di sempre più infrastrutture, il valore degli scambi non ha minimamente paragoni con quello che caratterizza Pechino-Mosca: 146 miliardi di dollari è il prezzo degli scambi tra le due superpotenze, trovando sempre più affinità sia in ambito politico che economico. Proprio mentre la Russia ha deciso di compiere i primi raid sul territorio ucraino, poche settimane fa Putin ha concluso un nuovo accordo con il presidente cinese Xi Jinping sulle forniture di gas: 10 miliardi di metri cubi annui di gas verranno consegnati attraverso un nuovo gasdotto al più grande e importante consumatore di energia al mondo. Il solo mercato del gas – uno dei pochi in espansione tra i due colossi – permetterebbe a Mosca di trovare un nuovo partner in caso di blocco dei rapporti con i Paesi europei e alla Cina di bloccare il traffico economico dei Paesi europei con gli Stati Uniti. 

Tutte le carte finora spiegate sembrano favorire un avvicinamento tra Russia e Cina. “L’Ucraina deve essere un ponte che unisce Est e Ovest e non una linea di fronte per una competizione tra diverse potenze”; quello del ministro degli Esteri cinese Wang Yi è stato sicuramente l’intervento più sorprendente alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 18 febbraio. La Cina si scontra con il Cremlino, non volendo una guerra in nome di “Una soluzione pacifica che garantisca sicurezza e stabilità in Europa”, spingendo quest’ultima a fare passi decisivi nel conflitto e ricordando a Putin che “Nessuno è al di sopra del diritto internazionale”. Le parole del ministro cinese sembrano quasi voler porre la Cina come intermediario della crisi internazionale, risolutore saggio dei problemi e prima potenza socio-politica del globo, di fronte agli Stati Uniti che sembrano più concentrati sul come far apparire Mosca il peggior nemico mai esistito nella storia. 

Questa posizione di interlocutore può essere vista anche come una volontà di non schierarsi riguardo la crisi ucraina, non prendere posizione per evitare di inimicarsi l’una o l’altra parte in guerra. È piuttosto concentrata sul dialogo, sulle “preoccupazioni di sicurezza legittime” di Mosca e sul “rispetto della sovranità e dell’indipendenza di ogni Paese”. Continua quindi, allo scoppio di quella che sembra essere una vera guerra, il doppio-gioco della Cina, dichiarando a tutto il mondo un appello alla moderazione e alla ricerca di soluzioni ragionevoli, tenendo conto ognuno delle preoccupazioni altrui. Secondo il Washington Post, per l’Impero cinese sostenere un’invasione russa dell’Ucraina significherebbe danneggiare i già logorati rapporti con l’Occidente, spingendo tutte le proprie forze con la sempre più alleata Russia. 

Pechino continua a ripetere, non solo in questo conflitto, il principio di non interferenza e rispetto dell’integrità territoriale, anche quando si tratta di difendersi da accusa riguardo le manifestazioni a Hong Kong, Taiwan o il genocidio nello Xinjiang. È una Cina che vuole mantenere segreti i suoi “affari interni”, ma atteggiandosi al mondo come “paladino della giustizia” e soluzione finale a problemi, come definiti dai media asiatici, “un’escalation sotto provocazione americana”. Tenere un piede in due scarpe può rappresentare la chiave di volta per una Cina sempre più intenzionata a divenire la Superpotenza del globo, superare gli Stati Uniti e potenziare quella soft power tanto ricercata in questi ultimi anni. Adesso che il Vecchio Continente sprofonda nella guerra, la Cina non è un sassolino nella bilancia degli equilibri mondiali, ma un vero e proprio “masso” pronto a ribaltare completamente il panorama delle Relazioni Internazionali globali. 

 

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Arienti Stefano

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